lunedì 11 gennaio 2016

Il biscotto del Pellegrino, il n° 18 per.. un buon cammino!


[...] <A chi, nella vita, non è mai accaduto di dimenticare quale fosse la sua strada?> [...]

Esistono istanti in cui ciascuno di noi è chiamato ad intraprendere un viaggio. 
Poco importa se questo si presenta come un'avventura voluta, piuttosto che obbligata; poco importa se siamo pronti ad affrontarlo o se invece ci prende alla sprovvista: dobbiamo raccogliere ciò che è in nostro potere portare con noi, alzarci e iniziare il cammino. Talvolta siamo consapevoli di ciò che al termine del sentiero siamo sicuri di trovare, poiché abbiamo cercato quella meta e siamo desiderosi di scoprire se è proprio come l'avevamo immaginata; tante altre volte, invece, sappiamo solo di dover camminare perché sentiamo che il luogo dove ci troviamo non ci appartiene più. E questi sono i viaggi più difficili, quelli in cui la forza spesso manca, quelli in cui la strada pare sempre incerta e piena di pericoli; la nebbia oscura la vista e ci fanno compagnia soltanto i fantasmi.
Eppure sono anche i viaggi che, al loro termine, ricorderemo come i più importanti mai vissuti: saranno quelli che ci avranno insegnato qualcosa, che ci avranno messo alla prova, che ci avranno fatto crescere; saranno quelli che ci avranno reso meno illusi, lontani da ogni esperienza semplice, anche con la forza. Perché è proprio questa che inaspettatamente sgorgherà dal cuore, quando nemmeno pensavamo di averla: la vita è più forte di qualsiasi cosa e voi siete forti come lei. Allora, dopo che la tempesta sarà passata, vedrete finalmente il sereno.

Io voglio esservi accanto, sempre, quando lo desiderate, in questo percorso a volte incomprensibile e inaspettato che l'esistenza a volte ci pone davanti. Non bisogna mai dimenticare che un poco di incanto, come nelle belle fiabe che solitamente ascoltavamo da bambini, sicuramente aiuterà a farci giungere alla meta: così vi dono con piacere questi biscotti particolari, creati con alcune erbe protettive e aromatiche conosciute sin dall'antichità, da tenere nel vostro bagaglio per ogni evenienza! E non solo. Volete conoscere come preparare un buon talismano in grado di offrirvi protezione e coraggio ad ogni passo che farete? 




...vi racconto tutto sul n°18 di Taste&More, se ne avrete piacere. Anche questa volta potrete rilassarvi nel mio angolino magico, che vuole portarvi tutto il mio bene, insieme a molte deliziose e originalissime ricette in grado di rendere piacevoli anche questi mesi invernali!


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Buona lettura, amici e amiche care. Grazie di esserci sempre
Presto prometto che inizierò nuovamente ad arricchire le fronde del bosco di storie raccontate dal vento, per condividerle con voi con tutto il mio cuore. 
Mi mancate tantissimo. Un abbraccio e una dolce settimana.



giovedì 12 novembre 2015

Taste & More n°17... la benedizione di un angelo!


Le ultime foglie stanno cadendo, portate dalle dita di un vento che parla distrattamente con tenera nostalgia: l'autunno ha regalato i suoi toni ocra e rossastri alle chiome quasi spoglie, sinuose e magre, pronte ad addormentarsi tra le braccia di un lungo e placido tramonto. Ma anche l'inverno infine è arrivato: tutto tace, chiude gli occhi, attende l'ennesima coperta fredda di neve. I germogli aspetteranno una nuova vita, i ghiri si arrotoleranno nelle loro graziose e folte code; il freddo giungerà con la sua lunga barba grigiastra, camminando lento con il suo bastone, per vegliare sul sonno profondo del mondo.
Ed eccoci di nuovo qui, ad accoglierlo e ad imparare dal suo silenzio.
Ci saranno momenti bui, ci saranno giornate in cui il cielo piangerà cotone e cancellerà ogni colore donando una nuova purezza; ci saranno attimi in cui la nebbia offuscherà la vista, ma anche molti momenti in cui un piacevole tepore porterà alla mente profumi, ricordi e malinconia. Istanti in cui nel buio più completo alcune luci sembreranno più chiare e saranno un nuovo dono, un conforto, in attesa della primavera.
E chissà, magari una piccola grande carezza ve la porteremo noi, tra le pagine di questo splendido Taste & More n°17! 


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Tra deliziose paste al forno, originalissime e gustose insalate, lievitati irresistibili in grado di rendere anche le giornate più fredde qualcosa di confortante e piacevole, siete pronti a perdervi in un dessert fatto di cielo, nuvole e tanta dolcezza? Siete curiosi di scoprire come chiedere la benedizione delle creature celesti per la vostra casa e per coloro che amate? 
Comincerò col raccontarvi cosa accade, ogni anno, in una notte molto speciale... il resto attende solo voi!

<[...] ogni 21 dicembre, nelle zone gelide del nord Europa, alcune anime perse nel grigiore fanno appello a creature benevolenti, poiché possano ricondurre lo spirito alla luce: tra i vari rituali per chiedere clemenza alla rigida stagione, molte famiglie si riuniscono alla mezzanotte attorno ad un tavolo di legno, volgendo le preghiere più dolci agli angeli e agli spiriti buoni della natura.
Una candela color turchese viene così accesa, tra petali profumati di bianche rose odorose; gli angeli dell’inverno vengono invocati e interpellati, mentre la supplica di abbondanza e protezione viene scritta su un pezzetto di carta, piegato e sigillato con gocce di cera cadute dal moccolo luminoso....[...]>



Possano gli angeli benedire voi e coloro che amate, riscaldando il vostro cuore contro ogni gelo dell'anima! 
Buona lettura e... torno presto, devo farcela. 
Un abbraccio con sempre vivo affetto, non mi dimentico mai di chi porto nel cuore.

martedì 15 settembre 2015

Esprimete i vostri desideri, è uscito Taste&More n.16!


L'autunno è ormai alle porte: l'aria è più frizzante, le foglie iniziano a cadere e il cielo si veste dei tramonti più belli. E giunge come ogni anno, pensoso e malinconico, tra una lacrima e l'altra delle nubi, per portare cesti d'uva succosa, castagne, miele dorato e funghi dall'intenso profumo di sottobosco... ma non solo! Ecco che vi porta anche un nuovo numero di Taste&More, carico di profumi e di avvolgenti atmosfere, per scaldarvi il cuore e l'anima sotto alle vostre ritrovate copertine!



...ma dite un po', in quel piacevole tepore non vi dimenticherete certo di sognare, vero? Siete pronti a viaggiare con la fantasia tra le vie di Marrakech, per esprimere con il piccolo Fahad i vostri primi tre desideri autunnali? Mi raccomando, esprimeteli bene: sono certa che se tenderete l'orecchio potrete sentire il vento sussurrare e, se vorrete ascoltarlo, non vi resta che correre tra le pagine di questo n.16...!

<Per un istante il piccolo Fahad non si accorse più dello stordente vociare della folla che riempiva il Suk di Marrakech. Non fu più rapito dall’inebriante profumo di cannella, di spezie ed incenso che si diffondevano caldi nell’aria; né fu ammaliato dai colori vibranti e accesi di stoffe e ceramiche che arricchivano le bancarelle sotto i tiepidi raggi del sole, intenti a filtrare morbidi e lucenti tra le canne che ricoprivano il tetto del mercato.
I suoi vispi e lucenti occhi scuri fissavano da un po’ un angolo nascosto e ombroso del tavolo del vecchio Josuf. Tra vasi multiformi, modeste spade ricurve e decorate, borse intrecciate, piatti e stoviglie finemente dipinte, il suo sguardo si era improvvisamente fermato su una antica e lucida lampada dipinta di turchese, che faceva capolino tra la grande quantità di oggetti in esposizione: non gli pareva quasi vero, ma dentro di se era sicuro che in quella lucerna potesse nascondersi un genio incantato, capace di realizzare i suoi più intimi desideri....> [...]




Buona lettura e a presto carissime/i.
Un abbraccio sincero!

sabato 18 luglio 2015

I maccheroni dolci di Paul Klee e... il secondo giveaway del bosco!

Paul stese l’ultima, intensa, vibrante pennellata di colore sul leggero tessuto in mussola che aveva di fronte. 
Un deciso color carminio riempì i contorni di un tondo palloncino sospeso a mezz’aria, circondato da una flebile aura giallastra; le sue linee così armoniche e morbide, in uno spazio quasi sospeso nel tempo, contrastavano piacevolmente con uno sfondo squadrato, essenziale e coperto da rigide campiture giallastre, verdognole e oltremare. Tonalità decise, viscerali, che pervadevano la sua anima estrosa fino a colorarla dall’interno; sfumature di una realtà nascosta che riuscivano a farlo sentire quasi totalmente posseduto dalla forza vibrante dell'arte.
L’uomo fissò con i suoi grandi occhi color pece la tela che aveva appena terminato di dipingere, con lo sguardo profondo e indagatore che sapeva sfoggiare da quelle iridi nere, quasi incavate nelle orbite; sfregò più volte con la mano sinistra l’ispida barba nera, inquieto e ombroso come la notte, inarcando verso il basso le sottili labbra che parevano quasi scolpite sopra alla linea del mento.
Quando decise che fu pago della sua opera, abbandonò il pennello ancora intriso di tempera ad olio sul tavolino di servizio, sedendosi finalmente su una comoda sedia di paglia intrecciata. Fu allora che la sua mente si liberò da ogni pensiero, notando con piacere che l’adorata moglie Lily aveva già silenziosamente provveduto a lasciare accanto a lui della frutta fresca e saporita, utile al suo ristoro: il viso malinconico di Paul ben presto si distese, mentre assaporava rossi e succulenti lamponi appena colti, la corposità di alcuni pezzetti di una candida e lattiginosa noce di cocco, insieme alla croccantezza di verdi e vibranti pistacchi lievemente tostati. Reclinò da un lato il capo e sospirò, meditando e masticando lentamente, mentre osservava la serie di dipinti che aveva accatastato da tempo ai lati della sala e che presto sarebbero certamente stati esposti in qualche mostra a Berlino: istantanee di una materialità essenziale, nascosta solo e soltanto nella sua mente; una realtà forse inconcepibile per chiunque non avesse per un istante strappato quegli occhi dal suo stesso volto, usandoli come una lente per vedere ciò che lui esattamente vedeva.
Se c'era una cosa che lo aveva sempre stupito, infatti, era il comportamento dei più durante le sue esposizioni. Notava ogni volta incuriosito come non ci fosse sguardo che leggesse nelle sue opere una medesima e concorde versione di ciò che aveva davanti: v’era chi si sentiva parte dei toni d’ombra, percependo nelle sue pennellate oltremare un chiaro segno di distintiva e schiva inquietudine morale; v’era invece chi si sentiva rapito dai toni caldi e vibranti del rosso e del giallo, attribuendogli un carattere estroso e pieno di energia. V’era addirittura chi, persino dinanzi a lui, si compiaceva di credere d’aver compreso appieno i moti del cuore dell’artista, inconsapevole di aver clamorosamente sbagliato nell'interpretazione: allora Paul taceva, fissava la gente in modo pungente e accennava un rassegnato sorriso, lasciandosi trasportare alla deriva dalle onde deliranti del giudizio umano. 
In fondo lui l’aveva sempre affermato, ogni qualvolta gli si chiedeva come da artista percepiva la consistenza del mondo: <La realtà non è quello che semplicemente si vede> si limitava a commentare <Ma è ciò che sai scoprire al di là di ciò che ti sembra di vedere>.
Sì, perché la materialità non poteva essere una soltanto: doveva per forza avere più e più volti. E se per Paul ogni uomo era da sempre una grande tela bianca, ogni essere vivente doveva avere l’opportunità di plasmarla a suo piacimento con forme e colori: doveva avere la preziosa possibilità di scartare le apparenze, gli obblighi e le forzature, per scegliere di rappresentare ciò che era davvero importante. 
Perchè alla fine è solo quello che per noi è reale, a divenire tale.
Paul era fermamente convinto che la cosa peggiore che si potesse fare fosse quella di obbligarsi alla cecità, alla mancanza di fantasia ed ispirazione: troppi copiavano meramente tele altrui, impegnandosi in logoranti e penosi confronti su chi l’avesse riprodotta meglio; troppi dimenticavano cosa volesse dire scegliere segretamente i propri colori, a favore di opere che rappresentavano solo banali ‘falsi di se'. E se avesse potuto davvero spiegare ai suoi visitatori quello che la sua anima raccolta e solitaria custodiva nel profondo, avrebbe certamente consigliato ad ognuno semplicemente di scegliere i suoi colori preferiti, di afferrare con temerarietà la propria tela bianca e di dipingerla senza mai ricercare la perfezione: non sarebbe importata allora la predominanza di toni cupi o di pennellate di luce, perché quell’opera sarebbe stata immancabilmente perfetta, così come si sarebbe presentata.
Essa avrebbe infatti parlato di un’esistenza, di una particolare vita soltanto, fiera di aver scritto il suo nome tra le pagine infinite dell’umanità e consapevole che il vero è solo ciò che noi decidiamo che sia, nulla meno e nulla più.
Perso nella marea di pensieri che gli affollavano la mente, l’uomo deglutì così anche l’ultimo lampone succoso, pronto per ritornare a imprimere su tela il volto delle sue più intime emozioni.
Forse un giorno tutti si sarebbero resi conto d’essere in fondo grandi pittori, o forse no; probabilmente la sua speranza di una società a colori sarebbe scomparsa insieme a lui: ma questo non poteva saperlo. Non avrebbe mai potuto. 
Quello che tuttavia si augurava, con tutto se stesso, era che la maggior parte delle persone visitasse meno le esposizioni altrui e iniziasse a passare più tempo in quello che era il museo più straordinario al mondo: quello raccolto nel cuore di ogni uomo.





Maccheroni dolci alla farina di cocco con salsa di lamponi, pistacchi e sciroppo d’agave
(senza lattosio, vegan)

Per i maccheroni dolci

120 gr di farina 00
80 gr di farina di cocco impalpabile
100 ml latte di riso ca.
1 cucchiaio di zucchero a velo
1 cucchiaio di olio di riso

Per la salsa ai lamponi, pistacchi e sciroppo d’agave

250 gr di lamponi freschi
3 cucchiai di sciroppo d’agave

Decorazioni

80 gr di pistacchi tritati
Foglioline di menta q.b.
Sciroppo d’agave q.b.

Inizialmente preparare la pasta. Mettere nella planetaria le farine, lo zucchero a velo, il sale e il cucchiaio di olio di riso. Azionare il robot da cucina e aggiungere poco alla volta il latte di riso, fino a che non si sarà ottenuto un panetto liscio e omogeneo. Avvolgere in pellicola alimentare e lasciar riposare in frigorifero un’oretta.
Trascorso il tempo di attesa, inserire la pasta nel boccale del robot da cucina e utilizzare un’apposita trafila per maccheroni. Creare tanti maccheroncini di cocco e lasciarli riposare su uno strofinaccio di cotone, man mano che verranno pronti, ben distanziati l’uno dall’altro. Se non si ha a disposizione la trafila, creare a piacimento una tipologia di pasta.
Preparare la salsa, mettendo in un pentolino i lamponi fino a ridurli in purea, aggiungendo lo sciroppo d’agave. Lasciare intiepidire e cuocere intanto i maccheroni in acqua bollente zuccherata per ca. 8 minuti. Scolare, mettere in piattini da dessert e servire con salsa ai lamponi tiepida. Aggiungere i pistacchi tritati e foglioline di menta o sciroppo d’agave a piacimento, per decorare il piatto.


E così vorrei che dipingeste la vostra tela con i colori che vi piacciono di più, solo quelli. 
Per sempre quelli, perché non c’è tempo né spazio per rubare ad altri tempere e forme, idee e modi di vedere il mondo. Ci si accorge di questo all'improvviso, talvolta; ma è proprio in quei momenti che ogni giorno diventa inspiegabilmente prezioso e che dobbiamo ricordare che tutti, nessuno escluso, siamo delle opere d’arte originali e senza eguali.


Paul Klee, 'Il Palloncino Rosso', Olio su mussola, 31.8 x 31.1 cm, The Solomon R. Guggenheim Museum (NY)

Dall'ultima festa nel bosco è passato tanto, forse troppo. E nel giugno appena passato, mese in cui anni fa il primo alito di vento ha sussurrato tra queste fronde, non sono riuscita a pubblicare niente: ancora adesso non percepisco i mesi, attutisco i colpi e mi ritrovo spesso a pensare, contemplare, ringraziare così come a domandare al cielo milioni di perché.
Avrei potuto lasciare che una nuova festa si perdesse nel silenzio, tra questi momenti che vivo intimamente nell'ombra del mio rovo, un po’ come quella che sono e sono sempre stata: un poco felino, un poco lupo e un poco aquila. 
Un animaletto a cui il rumore non piace, ma che si perde volentieri a piedi nudi dove tutto resta celato e selvatico.
Eppure non ho voluto farlo. Nemmeno se ci sono tante cose ancora per cui lottare, prima di riposare. Perché voi ci siete state anche in quell’ombra, perché vi voglio bene, perché ringrazio ciascuna o ciascuno per ogni singolo raggio di sole che mi capita di ricevere; per ogni volta che sono stata capita per come sono davvero o per ogni sorriso ricevuto quando talvolta succede di non riuscire a dire niente, perché si piange e basta.

Tra questi alberi allora vogliamo festeggiare per prima voi, parte integrante di queste pagine scritte con l’inchiostro della vita, serena o difficile che sia: benvenuti/e dunque al secondo giveaway del bosco!



Il presente giveaway non comporta alcuna violazione delle norme su concorsi a premi, poichè rientrante nella previsione di cui all'art. 6 lett. d) del DPR 430/2001.

Che dovete fare per partecipare? Come sempre una sola regola: ovvio, nessuna.
NON dovete seguirmi per forza.
NON dovete aggiungermi da nessuna parte né condividere per forza alcunché.
NON servono pollici alzati di nessun tipo, né che portiate la torta o lo spumante (che altrimenti al Signor Tasso le bollicine vanno alla testa!).
Portate unicamente voi stesse/i e il vostro affetto, solo se sincero. 
Scrivetemi solo un commento qui sotto, che indichi espressamente la vostra volontà di partecipare, unitamente al vostro recapito mail: sarà più che sufficiente.

Le iscrizioni partono oggi, 18/07/2015, e terminano tra un mese, ossia il 18/08/2015 a mezzanotte.

E siccome a noi piace premiare più persone possibili, estrarremo ben sette vincitori, uno per ogni colore dell’arcobaleno. Modeste e semplici vincite forse, ma che contengono certamente tanto calore e riconoscenza.

Buona fortuna e a presto.

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Eccoci! Il Giveaway si è concluso e finalmente posso assegnare un numero ai partecipanti! Spero di aver inserito tutti correttamente e di aver interpretato nel modo adeguato le adesioni.. ho considerato quelle con segnato indirizzo mail ed esplicita volontà di partecipare, tenendo conto dell'ordine di iscrizione tra qui e facebook e.. ho segnato i nickname per comodità! Se qualcosa non dovesse andare, fatemelo sapere e provvederò immediatamente.

1- Silvia Biella
2- Ketty Valenti
3- Ilaria Ruisi
4- Paola Savi
5- Tiziana Rimmaudo
6- Chiara Giglio
7- Emanuela Leveratto
8- Danja Giacomin
9- Enrico Franco Pantalone
10- Rosalba Lombardi
11- Simo
12- Ivana Split
13- Giulia
14- Erica Di Paolo
15- Claudia
16- Simona Lelli
17- Silvia Perle ai Porchi
18- Giada
19- Inco
20- Monica 
21- Pat
22- Ely Mazzini
23- Silvia Brisigotti
24- Paola Memole
25- Paola Busiello
26- Cecilia Sacchetti
27- Ale Uriselli
28- Consuelo Tognetti
29- Chiara Setti
30- Alessandra
31- Roby Morasco
32- Lauretta Carraro
33- Barbarina Froio
34- Mila
35- Paola le Chicche
36- Monica Giustina
37- Francesca P.
38- Batù Simo
39- Carmen Petrone
40- Giovanna Bianco
41- Betulla
42- Marinella Grimaldi
43- Tonia
44- Lory B.
45- Mimmaaaa
46- Verderame
47- Ila Renzi
48- Silvia

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.....Finalmente l'estrazione si è svolta! (Ho trovato peraltro un random bellissimo... e mi sentivo tanto 'donnina dell'estrazione del lotto'). 
Ecco qui, ho pensato di rendervi partecipi in prima persona dell'evento, per correttezza verso tutti i partecipanti! (ovviamente sono partita dall'ultimo premio.. si fa così per aumentare l'emozione no?!)

video


Quindi un grande applauso a:
(1) 30- Alessandra, che si aggiudica il premio della signora Volpe
(2) 11- Simo, che si aggiudica il premio del signor Tasso
(3) 22- Ely Mazzini, che si aggiudica il premio della signora Lucertola
(4) 39- Carmen Petrone, che si aggiudica il premio del signor Scoiattolo
(5) 7- Emanuela Leveratto, che si aggiudica il premio del signor Gufetto
(6) 9- Enrico Franco Pantalone, che si aggiudica il premio della signora Cincia
(7) 10- Rosalba Lombardi, che si aggiudica il premio della signora Coccinella

Vi contatterò in privato così che possiate lasciarmi i dati per ricevere il pensierino direttamente dal bosco! Congratulazioni a tutte/i e.. grazie di cuore per aver festeggiato con me!

Un abbraccio!

lunedì 6 luglio 2015

Taste&..noi!

Mesi di silenzio, mesi di dolore. Che non se ne va, che pare inspiegabilmente farsi solo più intenso.
Eppure non posso mancare proprio in quest'occasione, non posso evitare di godere di questo caldo e sereno raggio di sole. Ed eccomi qui, a condividerlo con voi.
Molti volti, un solo unico cuore. Una sola, unica passione.
Non perdetevi il nuovo magazine Taste&More n°15, perché questa volta tra tante ricette fresche, gustose e colorate per la vostra estate, ci siamo anche noi. Tutte noi, con le nostre storie e gli ingredienti semplici della nostra vita.



Possiate godere della dolcezza del sole, dei lamponi, delle fresche bibite sotto un ombrellone; della pasta fredda che profuma di basilico e pomodori maturi, dei panini leggeri che gusterete all'ombra di una pineta, dopo un giro in bicicletta. Possiate perdervi nel cielo turchese e tra i morbidi sogni di qualche nuvola, tra un ghiacciolo di frutta e i ricordi di quanto eravate bambini. E soprattutto.. tra queste coloratissime pagine.
Buona lettura amiche e amici. 
Tanta serenità ad ognuno di voi e spero di ritrovarvi presto, perché per me non è ancora giunta la tanto desiderata pace.

venerdì 27 marzo 2015

Simon e le onde dell'oceano

Il sole spuntò placido all'orizzonte, vestendo di luci calde e scintillanti la superficie dell’oceano.
Una vecchia boa di legno, dipinta di bianco e strisce turchesi, galleggiava ritmicamente accanto ad una piccola imbarcazione attraccata a riva, ondeggiando lenta tra il gorgoglio dei flutti che lambivano la battigia. Le dita spumose della risacca rubavano ripetutamente la finissima sabbia della baia, come fosse preziosa polvere dorata da custodire nel cuore delle onde; qualche gabbiano strillava alto nel cielo, volteggiando in cerca di prede a pelo d’acqua, rompendo la muta atmosfera dell’isola di Oahu nelle quiete ore del primo mattino.
Simon osservò a lungo quello spettacolo, ascoltando la voce scrosciante e profonda della marea, seduto tra conchiglie madreperlate disperse in un’impalpabile rena pallida. La voce ipnotica dei flutti si confondeva con gli intensi effluvi dell’ibisco, dei gialli boccioli di ilima e dei fiori candidi delle orchidee, che ingentilivano l’aria frizzante dell’alba e le conferivano un tipico e aromatico profumo hawaiano. Il ragazzo dagli occhi turchesi respirò a pieni polmoni la brezza salmastra dell’oceano che, pervadendo la sua anima come un balsamo di vita, scompigliò vivacemente le sue bionde ciocche ondulate, agitandole come chiare fruste al vento.
Tra un sorso e l’altro della sua fresca bevanda al cocco e macadamia, Simon accarezzò lentamente la bruna tavola da surf che giaceva al suo fianco, pronta a sfidare come ogni mattino le alte onde della baia di Waimea: sin da quando era un ragazzino, sentiva che non avrebbe voluto fare altro nella vita se non imparare a cavalcarle.
Ricordava i suoi primi tuffi, goffi ed impacciati; pensava spesso alle rovinose cadute ogni volta che tentava di stare in equilibrio sulla tavola, piuttosto che a quelle più disastrose quando tentava di affrontare anche i più piccoli cavalloni, finendo per bere quantità esagerate di acqua salata. Rivide tutti i suoi pianti e le innumerevoli delusioni nel sentirsi inerme di fronte alle sue incapacità, dinanzi a flutti che sembravano sempre più imponenti, o alle incalcolabili occasioni in cui si accendeva di rabbia e frustrazione, ascoltando chi gli diceva beffardo che <non ce l’avrebbe mai fatta> e che <probabilmente nulla di ciò che desiderava era adatto a lui>.
Eppure quando ad ogni fallimento il resto del mondo scuoteva il capo, consigliandogli di lasciar perdere poiché avrebbe presto collezionato solo un altro insuccesso, l’oceano invece lo incitava ad insistere.
Gli ricordava che ogni volta che si sarebbe alzato lo avrebbe fatto solamente per diventare un uomo migliore, imparando dai suoi errori e perfezionando così la sua tecnica; gli sibilava, tra il fragore della spuma, che <nessuno può imparare a camminare se prima non impara a stare in piedi, né a correre se prima non capisce come fare a camminare>. Ma pochi esseri umani se ne rendevano effettivamente conto. Simon invece aveva sempre avuto fiducia in quella turchese distesa inquieta e impetuosa, che lo metteva alla prova solamente per aiutarlo a realizzare i suoi sogni e non per criticarlo come facevano coloro che gli erano accanto, intenti a desiderare per lui un destino differente.  Il giovane surfista aveva presto imparato a diventare sordo di fronte alla superficialità del mondo, a soffrire intimamente dopo ogni sconfitta ma anche a gioire nell’usarla al fine di sentirsi migliore, per arrivare sempre più vicino alla meta. L’oceano gli aveva insegnato che, quando si tratta di sogni, le uniche parole meritevoli di ascolto e fiducia sono solamente quelle di chi li genera; e che quando si tratta di desideri, non esistono dei fallimenti ma unicamente dei tentativi, che portano a diversi gradi di perfezionamento.
Rinvigorito dopo la fugace colazione, Simon posò il bicchiere ormai vuoto tra due grosse conchiglie striate e passò la sua mano sulla ispida barba incolta, sorridendo fiero e colmo di orgoglio. Regalò all'oceano un sorriso bianco e largo come uno sbuffo di nuvola e iniziò a lisciare la sua tavola da surf, notando che la superficie dell’acqua iniziava ad incresparsi sotto le dita del vento.
Faccia a faccia con il sole ormai alto e luminoso nel cielo, era finalmente felice di aver compreso nella vita <cosa fosse davvero la vita>: una lotta per ciò in cui si crede, per i sogni che speriamo di realizzare; una continua battaglia contro le cadute, i fallimenti, verso una meta sempre più splendente e vicina. Ma non solo: era certamente anche profondo coraggio.
Simon, infatti, aveva ormai imparato come domare persino le onde gigantesche, accarezzandole a pelo d’acqua in preda ad un’estasiante emozione, senza averne più paura; senza preoccuparsi di quante volte lo avrebbero sommerso, poiché era certo che comunque non l’avrebbero mai sopraffatto: esse rappresentavano a tutti gli effetti le onde migliori da cavalcare, perché lo costringevano a mettersi nuovamente in gioco, in balia di un destino da riscoprire giorno per giorno. Mai monotono, mai uguale.
E, mentre sentiva l’acqua bagnargli le gambe man mano che si allontanava dalla riva, si sentì sempre più parte di quell'immensità cobalto, di quello spirito inquieto e impetuoso, che lo aveva reso alla fine ciò che da sempre voleva essere: un surfista, un ottimo surfista, in grado di restare in equilibrio in quel mare spesso destabilizzante e frenetico chiamato <esistenza>.





Eclairs con crema al latte di macadamia e vaniglia, glassa al cocco e rhum bianco
(senza lattosio)

Per la pasta choux

120 gr di farina 00
100 ml di latte di riso (Isola Bio)
100 ml di acqua
10 gr di zucchero di canna 
80 gr di burro di soia (o margarina vegetale non idrogenata)
3 uova
1 pizzico di sale

Per la crema al latte di macadamia e vaniglia
(senza lattosio, senza glutine)

250 ml di latte di macadamia (Isola Bio)
2 tuorli
40 gr di zucchero di canna
20 gr di maizena
½ bacca di vaniglia
½ cucchiaino di estratto di vaniglia al naturale
1 piccola noce di burro di soia
1 pizzico di sale

Per la copertura
(senza lattosio, senza glutine)

2 cucchiai di panna di cocco
1 cucchiaio di rhum bianco* (*distillato puro senza glutine)
Zucchero al velo q.b. (San Martino)
Pezzetti di cocco fresco q.b.

Preparare la pasta choux. Mettere in una pentola capiente il latte di riso, il sale, lo zucchero, il burro di soia (o la margarina) e mettere sul fuoco finché il burro si sarà sciolto. Attenzione che non inizi a bollire. Spegnere il fuoco, versare nella pentola tutta la farina in una volta sola, mescolare e riportare sul fornello per ca. 2/3 min., fino a che non si formerà una patina bianca sul fondo della pentola stessa. Raffreddare il composto mettendolo nel robot da cucina, azionandolo a velocità debole. A parte sbattete tre uova in una ciotola e aggiungerle poco per volta al composto fino a che non saranno di volta in volta ben assorbite. La pasta choux sarà pronta quando assumerà la consistenza di una crema pasticcera più consistente. Con l’aiuto di una sac-a-poche e di una bocchetta liscia da 18 mm, creare delle strisce di impasto lunghe ca.7 cm. Infornare in forno già caldo a 170°C per ca. 30 minuti. Mentre gli eclairs raffreddano, preparare la crema alla macadamia: mettere in una padella il latte, 20 gr di zucchero, ½ bacca di vaniglia tagliata longitudinalmente e il sale e portare quasi ad ebollizione. Levare la bacca di vaniglia. Da parte sbattere i tuorli con il restante zucchero, l’aroma naturale di vaniglia e la maizena. Versare il contenuto della pentola sui tuorli montati, amalgamare e riportare sul fuoco finché la crema non sarà pronta. Aggiungere una piccola noce di burro di soia e porre in frigo a contatto con pellicola alimentare fino a raffreddamento.
Una volta trascorso il tempo di attesa, riempire gli eclairs con la crema alla macadamia e preparare la glassa: unire la panna di cocco al rhum bianco e aggiungere zucchero a velo fino ad ottenere la consistenza desiderata. Decorare gli eclairs con la glassa e due pezzetti di cocco fresco.

Siate ciò che avete sempre desiderato essere, non importa cosa il mondo dice: domate le onde, inseguite i vostri sogni, imparate dalle cadute. Amate, infine, chi siete diventati.

Un abbraccio pieno di luce.


domenica 15 marzo 2015

I gufetti speziati di nonno Jerome

Un profondo bubolare di gufi riecheggiava tra le fitte cime della pecceta, silente e misteriosa come le parole di un inconfessabile segreto. La luce cerulea della luna invernale era così intensa e splendente da nascondere persino le sfavillanti stelle del cielo notturno, reclamando il suo posto da regina in quel muto crepuscolo di marzo; un poco di neve imbiancava ancora le braccia stanche ma possenti degli abeti, brillando al pari di un manto candido e prezioso sotto le dita argentee dei raggi lunari. Tutto pareva quasi inghiottito dal buio, in netto contrasto con le rade nuvole che si incamminavano distratte e sognanti per le vie della volta celeste.
Il piccolo Marcel le seguì a lungo con lo sguardo un poco assonnato, rannicchiato accanto ad una piccola finestra ricavata tra le pietre grezze di un muro di un’antica baita: immaginò che si trascinassero nel cielo in punta di piedi per non turbare il sonno delle creature che ormai si erano assopite, nascoste nel sottobosco o in qualche tana scavata chissà dove nel terreno. Così, con la minuta testolina immersa tra le braccia conserte sul davanzale, osservava attentamente l’orizzonte, dove la figura imponente e solenne della Cima di Corborant svettava come un gigante di roccia al di là delle affusolate chiome dei pini e dei pecci. Il bimbo lasciò ciondolare avanti e indietro le esili gambette coperte da pesanti calzettoni di lana rossa, seduto sullo sgabello di legno intagliato dal suo amato nonno Jerome; si morse un poco il labbro, piegando la testa prima da una parte e poi dall'altra: stropicciò lentamente gli occhi, stanchi ma ancora troppo rapiti dallo spettacolo che offriva il folto bosco montano per permettergli di abbandonarsi ad un sonno profondo. La voce sommessa delle civette lo cullava, rendendo meno opprimente l’inquietudine dipinta dal buio tra i filiformi tronchi degli alberi, la cui superficie appariva ruvida e screpolata, squarciata in minute placche rosso-brunastre, le stesse che lui tanto apprezzava durante le passeggiate pomeridiane in cerca di ghiande e di funghi da raccogliere.
Era così immerso nei suoi pensieri e nelle parole sussurrate dai gufi nell'ombra che si accorse di non essere più solo soltanto nel momento in cui sentì una calda coperta avvolgergli improvvisamente e dolcemente le spalle.
<Che fai qui ancora sveglio?> gli sussurrò una voce profonda e gentile <Non riesci a dormire?>
La brace ancora accesa allora crepitò, scoppiettando, proiettando la lunga ombra del vecchio nonno Jerome sulle assi di legno che ricoprivano la parete della stanza.
Marcel scosse piano la testa e sorrise lievemente, percependo con piacere il tepore di quella lana scozzese.
<Sai nonno> disse un po’ assonnato <Vorrei tanto riuscire a capire cosa i gufi raccontano ogni notte al vento. Eppure per quanto mi sforzi di tendere l’orecchio e di resistere al desiderio di dormire, non ci riesco mai>
Jerome allora si inginocchiò davanti al nipotino, stringendogli forte le mani nelle sue.
<Vieni con me> gli disse, facendolo scendere dallo sgabello di legno e invitandolo a sedersi davanti al camino <Se mi prometti che dopo una buona camomilla e qualche biscottino andrai a riposare, potrei svelarti io questo prezioso segreto>.
Il vecchio montanaro lasciò per un attimo il bimbo impaziente a riscaldarsi accanto al fuoco, per tornare poco dopo con una tazza di bevanda fumante e un paio di biscotti profumati di miele e pinoli.
Marcel iniziò a bere con lentezza, sgranocchiando compiaciuto quei dolcetti assaporati fugacemente a notte inoltrata.
<Dimmi allora> chiese poi con la bocca piena <Di che si tratta? Non tenermi sulle spine!>
Jerome si sedette quindi accanto a lui, cingendolo amorevolmente con un braccio.
<Vedi Marcel, si racconta che tanto tempo fa, proprio in questa folta pecceta, nacque un piccolo arbusto di abete dall’animo gentile e profondo: fu bagnato dal sole di giorno e cullato dalle nuvole la notte, finché crebbe a sufficienza per scoprire il mondo attorno a lui. Fu allora che, durante il suo primo crepuscolo vigile, conobbe quello che sarebbe diventato il suo più grande amore: la luna. Trovò incantevole il modo dolce con cui lei accarezzava la sua ancor giovane corteccia sottile e rossastra; fu rapito dal suo sguardo rotondo e luminoso, dal suo volto pieno che pareva un gioiello incastonato nel cielo notturno. E non gli importava quanto il reame celeste fosse lontano dalla terra: decise che a qualunque costo lui l’avrebbe raggiunta, allungando il suo tronco e i suoi rami giorno dopo giorno, noncurante delle stagioni e del tempo che passava, fino ad accarezzarle finalmente le pallide guance. Non si addormentò più, non chiuse mai per un solo attimo i suoi occhi verde foglia, nemmeno durante le rigide stagioni invernali: le sue chiome restarono sempreverdi, sempre vive, come l’amore che lo animava da dentro e lo scaldava da sotto la corteccia proteggendolo dal gelo e dalla neve, mentre il resto del bosco si assopiva in attesa della primavera.
Il piccolo abete diventò ben presto adolescente, poi un giovane albero e infine divenne un esemplare adulto. Eppure per quanto si sforzasse di perseverare nel suo desiderio più grande, per quanto cercò di lottare contro la solitudine e contro ogni buonsenso, il manto stellato appariva sempre ogni giorno più lontano, così come la sua lucente amata. E quando iniziò ad osservare la sua superficie farsi rugosa, avvizzita e colma di screpolature che rivestivano la sua pelle di placche rosso brunastre, capì che presto sarebbe invecchiato e avrebbe dovuto lasciare il suo posto a nuovi e giovani germogli.
Ripensò al suo amore impossibile e all'intera esistenza passata a rincorrere un sogno, un desiderio così grande da riuscire ad impedirgli qualsiasi esperienza che gli alberi comuni acquisivano durante la loro permanenza sulla terra; agitò forte le chiome e disperato iniziò allora a piangere, sentendo che la fine era vicina e che non era riuscito nemmeno a vivere per se un istante del tempo che gli era stato concesso. Il vento notturno lo sentì singhiozzare e si avvicinò al suo arbusto prontamente, per domandargli il motivo di tanto dolore: l’abete, ormai anziano, gli raccontò dunque del suo fallimento durato una vita, coprendosi sempre più di calde, viscose ed ambrate lacrime di resina.>
Marcel corrugò la fronte e si rivolse imbronciato e preoccupato al nonno: <Ma come, allora il povero abete finì per soccombere senza riuscire a dichiararsi alla luna?>
Jerome accarezzò la fronte del nipotino, scostando la sua frangia bionda e aggiustandola un poco, portandola al lato della fronte.
<Certo che no!> continuò sorpreso il vecchio montanaro <Cosa credi! Non sai che l’amore è capace di superare i confini del possibile, quando si rivela giusto e onesto? Infatti, comprendendo in fondo l’immenso sacrificio compiuto dal povero arbusto e la profondità sincera del suo cuore, il vento ebbe improvvisamente una grande pietà di lui e decise di fargli un inaspettato dono: cantilenò parole sconosciute all'uomo e ad ogni creatura vivente, soffiando il suo alito fresco nelle narici dell’imponente albero. Fu allora che accadde qualcosa di meraviglioso: la corteccia dell’abete si squarciò violentemente con un boato creando una cupa cavità nel suo tronco, dalla quale fu visibile il cuore pulsante del vecchio peccio. Il vento sbuffò di nuovo e si compì un ulteriore prodigio: l’organo vitale dell’albero si ricoprì di una soffice corteccia piumata, fu dotato di ali ed ebbe per occhi due piccole, rotonde e intense lune, in memoria dell’unico volto che animò i pensieri dell’abete per secoli.
<Non conoscerai mai nessun sonno stagionale, coraggioso arbusto> gli disse l’amico vento <Ora vivrai di una sempreverde eternità e il tuo cuore potrà volare ogni notte dalla tua amata, per cantargli il tuo amore finché il mondo avrà ragione di esistere.>
Fu così dunque che nacque il gufo e il suo canto notturno, dedicato alla luna: quella che senti non è che la voce di un sentimento che si perde nel mantello scuro della notte, affinché il vento la faccia riecheggiare fino al cielo. E se ci farai caso, noterai sempre lo stesso gufo appollaiato sul medesimo ramo, addormentato in un ben preciso tronco cavo: il cuore di un abete, seppur da secoli ormai dotato d’ali, non potrebbe abbandonare mai il petto ligneo che lo ospita sulla terra.>
Gli occhi stanchi del piccolo Marcel, appesantiti ormai da un sonno che non poteva più contrastare, brillarono di quella speranza che conosce solamente chi sa sognare.
<Con l’amore si può riuscire a volare fino ad accarezzare il cielo> gli sussurrò Jerome prima che il nipotino si addormentasse tra le sue braccia <Non importa quanto tempo o sofferenza questa attesa richiede>.
L’anziano nonno portò allora il bimbo a riposare nel suo lettino, rimboccandogli delicatamente le coperte. Pensò con dolcezza che in fondo non erano solo i gufi a cantare d’amore la notte, per essere ascoltati dalla luna in cielo: talvolta poteva capitare anche che anziani allocchi dalla barba bianca lo facessero, per riempire di sentimento e calore il cuore dei nipotini di cui erano perdutamente innamorati. 





(Grazie cara Sabi per il bellissimo panno da cucina!)


Gufetti speziati al mais con pinoli e miele di abete bianco
(senza lattosio, senza glutine*)

100 gr di farina 00 (*o mix di farina bianca senza glutine)
20 gr di farina di mais fioretto (Ecor)
5 gr di pinoli macinati
1 tuorlo
1 cucchiaino di miele di abete bianco (La Casa del Miele. n.b. Mirko ti sei superato!)
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di noce moscata in polvere
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia al naturale
50 gr di burro di soia (Provamel, o margarina 100% vegetale senza grassi idrogenati)
50 gr di zucchero di canna al velo (Eridania)
1 pizzico di sale
1 pizzico di lievito
1 cucchiaio di latte di riso (se dovesse servire: con il mix di farina bianca per celiaci l'impasto tende a risultare piuttosto morbido senza aggiungere il latte)

+ 1 albume per spennellare (non si butta via niente, eheh)
gocce di cioccolato q.b. (per me Il Tulipano, adatte anche ai vegani)
pinoli q.b.

Mettere nella planetaria le farine, lo zucchero a velo, il sale, il pizzico di lievito, i pinoli ridotti in farina, il burro di soia, le spezie, il miele. Avviare il robot e aggiungere il tuorlo quando tutto inizierà ad amalgamarsi. Lasciar lavorare la macchina fino ad ottenere un impasto omogeneo e aggiungere, all'occorrenza, il cucchiaio di latte di riso. Avvolgere il panetto in pellicola alimentare e lasciare a riposare in frigorifero per un paio d'ore.
Terminato il tempo di attesa, stendere su una spianatoia la pasta ad uno spessore di ca. 5 mm, ritagliando con un coppapasta delle forme simili a quelle di una mezzaluna. Aiutatevi con un po' di farina se lo ritenete opportuno. Per disegnare gli occhi, con il retro di una bocchetta per sac-a-poche imprimete dei cerchi sui biscotti, al centro dei quali posizionerete delle gocce di cioccolato fondente. Spennellate lievemente i gufetti con dell'albume e premete un pinolo su ciascun dolcetto, in modo da creare il becco.
Infornare a 170°C per ca. 10/12 minuti, fino a che non saranno ben dorati. Lasciar raffreddare e, davanti ad una buona camomilla, gustare pensando ad un amore senza limiti.

<Con l'amore si può riuscire a volare fino ad accarezzare il cielo: non importa quanto tempo o sofferenza questa attesa richiede>. 
Ed è vero. Tanto vero.
Mai, come in questi mesi, l'amore è l'unica cosa che mi permette di resistere e di andare avanti, di trovare forze fisiche e mentali per rialzarmi ogni volta che sembra impossibile; ogni volta che l'attesa mi pare insostenibile o che penso che indietro non si torna ma che si può solo affrontare ciò che si ha davanti. Quel cielo prima o poi sarà di nuovo celeste, basta non demordere. 
E l'augurio che faccio a me lo estendo con affetto anche a voi: eccomi qui, allora. Se a volte le parole non riescono ad uscire, delle altre nascono perché vogliono essere donate: non si decide quando, né come. Ma è certo che, appena vedono la luce, ho un grande desiderio di condividerle con voi.
Siete sempre con me e vi voglio bene.

Grazie, di cuore, a tutti quelli che nel silenzio mi pensano o mi stanno comunque accanto con sincerità; grazie a chi mi ha regalato preziosi pensieri e parole, che non dimenticherò. 
Un abbraccio speciale alla mia dolcissima chef: senza di te, ogni giorno, quel cielo turchese sarebbe sempre troppo lontano. Sei davvero un angioletto, Mimma mia!
Immancabile, infine, un bacione ad una amica unica: Ivana
People like you are a gift from life. I'm so proud to have you in mine <3 
(blogger non aveva salvato tutto il mio post! Grazie..Uff..)

p.s. sì, alla fine vi ho ascoltate! :) Non voglio far nevicare ancora visto che siamo quasi (si spera) nella tanto attesa primavera. Ma da oggi potete, se gradite, seguirmi anche su facebook

Questo il link: https://www.facebook.com/IlRovoDiBosco

Un bacione di luce e un inizio di settimana splendido.