venerdì 29 giugno 2012

Insalata di Farro con spada, prugne rosse al pepe, radicchio e noci


<[...]Credo invece che le cose più importanti delle tua vita saranno le coccole che hai fatto e ricevuto, le notti passate a fantasticare sotto le stelle, le volte che ti sei rotolato nella neve, le prime gocce di pioggia estiva che hai catturato con la lingua e i momenti in cui qualcuno di veramente speciale ti ha sussurrato "Ti amo". Non sprecare il presente a preoccuparti del futuro. Arriverà presto, te lo prometto. Nel frattempo... su la testa, infilati le scarpe e segui il tuo cuore fino in capo al mondo. E mentre cammini, ricorda sempre che ogni giorno è un dono prezioso: se riesci a godertelo per quello che è e a coglierne il meglio, che tu ci creda o no... ti aspetta un altro straordinario regalo: Domani. >
 (B.T.Greide)



Com'è strana a volte la legge umana: lascia in balia della legge naturale ciò che non capisce o che disconosce. Invece la legge naturale non abbandona nessuna creatura, nessun emarginato -nemmeno se ha volto umano. Abbraccia e insegna. Ti cresce, non come un diverso: solo per come sei stato splendidamente creato. 
E' così che correrò a baciare una rosa, a dirle che io l’amo.


Insalata di Farro con pesce spada, prugne rosse al pepe, radicchio e granella di noci


250 gr di Farro (Barilla)
1 piccola cipolla bianca
1 radicchio rosso trevigiano
2 o 3 prugne rosse non troppo mature
1 trancio di pesce spada
50/60 gr di noci tritate grossolanamente
sale q.b.
pepe q.b.
prezzemolo q.b.


Cuocere il farro in acqua bollente salata, a seconda del tempo di cottura indicato sulla confezione (il mio era a cottura rapida, quindi ca. 10 minuti). Scolarlo e metterlo da parte.
Affettare la cipolla a cubetti e il radicchio a fettine. Metterli in una padella piuttosto larga e antiaderente: cuocere con un po' d'acqua, olio e sale fino a che il radicchio non sarà appassito. Spegnere il fuoco.
Tagliare a parte le prugne e cospargerle di pepe tritato, un pizzico di sale e un cucchiaio d'olio. Mescolare e unirle al radicchio con la cipolla. Rimettere sul fuoco solo qualche istante, per amalgamare, senza permettere che le prugne si ammorbidiscano troppo.
Su una piastra grigliare il trancio di pesce spada e, una volta cotto, tagliarlo a cubetti. 
Mettere il pesce nel composto con il radicchio e le prugne, unire il farro, del prezzemolo fresco a piacere, la granella di noci e cuocere per altri due minuti. Servire l'insalata di farro fresca o tiepida, secondo i gusti.


... so che è un'altra ricetta con la frutta, ma non posso proprio farne a meno adesso che è estate. Non mi maledite, ma non sarà neanche l'ultima! :) 
Un bacione grande, buona serata e.. anche se fa tanto caldo, non posso dire che mi dispiace! :)

mercoledì 27 giugno 2012

Un dolce 'rustico' ai profumi del bosco


Persino nella calma apparente di un cielo estivo, può capitare che s'alzi il vento.
Questo soffia sempre più forte, mentre le nuvole nere coprono ogni cosa: è il momento in cui si scatena un uragano. Nessuno è mai pronto a fronteggiarlo, nessuno pensa che da un cielo tanto sereno possa nascere tempesta, all’improvviso.
Siamo sempre pronti a vivere giornate di sole, di pace, di cieli accecanti di luce; ci sembra di non poter cadere mai. Ma l’uragano spezza la sicurezza che spesso ostentiamo e ci mette di fronte a dolori, incertezze, dubbi, paure: ci rende piccoli, minuscoli, impotenti di fronte alla nostra vita, a ciò che non possiamo fare per fermare ciò che la tempesta irruenta porta in essa senza preavviso, senza darci l’opportunità di pensare a come difenderci.
La tempesta in realtà non ci rende piccoli e pieni di insicurezza, non ci rende ciò che non siamo: ce lo ricorda semplicemente. Non siamo esseri dotati di potere e di volontà assoluta, noi abbiamo ciascuno un piccolo posto in questo grande mondo. Non è affatto una cosa brutta o sconvolgente, in fondo la vita ci da a priori l’insegnamento che la migliore delle madri potrebbe dare ad un figlio: imparare ad essere grandi nella nostra piccolezza.
Ci ricorda di essere umili e poi ci insegna come essere forti; ad ogni creatura, dalla più piccola a quella più grande è data la possibilità di mantenere dentro se una sorta di morale, una sorta di senso di giustizia, di valore assoluto: qualcosa che dobbiamo tenere ben stretto perché è qualcosa di così prezioso che la quotidianità, i tempi che corrono, la società -ci vogliono strappare.
I fiori più belli e profumati sono quelli che suscitano più invidie, e cercano sempre di essere sradicati. La vita di quei fiori e’ tanto difficile, perché essere “diversi” comporta molta fatica.
Comporta voglia di combattere.
Cadere e confondersi con il resto della folla è facile. A volte è la via più comoda per evitare di essere ciò che realmente siamo, perché dopo anni di lotta per rendere diverso qualcosa nella nostra vita...capiamo che in realtà la vera lotta non è tanto cambiare ciò che ci è attorno, ma è  evitare che sia ciò che abbiamo attorno a cambiarci.


 <Se ci troviamo in mezzo al buio, l’unico modo per non perderci nell’ombra e’ brillare di quella luce che solo da dentro possiamo irradiare. Una luce fatta di fiducia, soprattutto verso noi stessi e verso le cose oggettivamente buone che sappiamo di portar dentro. Se noi difendiamo i nostri valori, i nostri valori ci difenderanno. In un modo o nell’altro, il buio non prenderà mai il sopravvento.>

Cake alla farina di Kamut integrale, mandorle e frutti di bosco misti

140 gr di farina 00 (Antigrumi Molino Chiavazza)
50 gr di farina di mandorle (o mandorle macinate finemente)
80 gr di farina di Kamut integrale (Baule Volante)
110 gr di zucchero di canna Cassonade (Eridania)
3 uova
200 ml di panna liquida per dolci
1 bustina di lievito
1 limone non trattato (succo e scorza)
sale (un pizzico)
200 gr di frutti di bosco misti (lamponi, more, ribes rossi, mirtilli)

In una ciotola piuttosto capiente miscelare le farine, il lievito e un pizzico di sale. 
Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto liscio e spumoso. Aggiungere la panna, il succo di limone con la scorza grattuggiata e continuare a frullare per qualche istante.
Aggiungere poco alla volta la miscela di farine e infine aggiungere all'impasto ca.1/3 dei frutti di bosco.
Mescolare e distribuire il composto in uno stampo da plumcake da 30 cm, alternando l'impasto con i frutti di bosco rimasti, fino ad esaurimento.
Cuocere in forno caldo a 175°C per circa 45/50 minuti.

...persa in milioni di pensieri, vi auguro una felice notte. 
E, ovviamente, una buona e 'rustica' colazione. 
Un bacio...

Riso rosso integrale con fichi, salmone e.. la Casa del Miele!


<E ora chiedete a voi stessi: "Come distinguerò ciò che è buono nel piacere, da ciò che non è buono?". Andate per i campi e nei giardini, e imparerete che il piacere dell'ape è nel raccogliere il miele dal fiore, ma che anche il piacere del fiore è nel concedere all'ape il proprio miele. Perché un fiore per l'ape è una fonte di vita, e l'ape per il fiore un messaggero d'amore. E a tutti e due- ape e fiore- dare e ricevere piacere è un bisogno e un'estasi.
(...) siate nei vostri piaceri come i fiori e le api.>
(K. Gibran, Il Profeta)


Riso rosso integrale con fichi e salmone affumicato, in emulsione di aceto balsamico e miele d'Acacia

250 gr di riso rosso integrale Thai (Altromercato)
1 cipolla rossa di Tropea
100 gr di salmone affumicato
3 cucchiai di olio evo
2 cucchiai di aceto balsamico
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 cucchiaino di miele d'Acacia (La Casa del Miele)
4 fichi freschi + 2 per eventuali decorazioni finali
prezzemolo q.b.
sale q.b.
mandorle a lamelle q.b.

Cuocere il riso rosso in acqua bollente, in cui avrete disciolto un cucchiaino di cannella in polvere, per circa 20 minuti. Provvedere a salare l'acqua solo 8/10 minuti prima di scolarlo. A scolatura avvenuta, bagnare il riso sotto acqua corrente fredda per fermarne la cottura.
Tagliare a fettine sottili la cipolla e metterla in una pentola antiaderente piuttosto larga, insieme ad un po' di acqua, sale e un cucchiaino d'olio. Una volta appassita, aggiungere del prezzemolo fresco tritato a piacere.
In una scodellina a parte unire lo zenzero, l'aceto balsamico, l'olio e il miele. Tagliare a cubetti i fichi e metterli a bagno nell'emulsione. A parte tagliare il salmone a listarelle sottili. 
A questo punto rovesciare il riso nella padella con la cipolla, mescolare a fuoco basso ed unire il salmone appena tagliato. Quando il tutto sarà sufficientemente amalgamato, spegnere il fuoco e aggiungere a freddo l'emulsione con i fichi (lavorare il miele a lungo sul fuoco provocherebbe infatti la perdita dei suoi principi nutritivi).
Disporre il riso in un piatto e a piacere guarnire con mandorle a lamelle e/o fichi tagliati a spicchi. 

E se volete conoscere la casa del 'mio miele'....

(La Casa del Miele, Fraz. Bioley- Valtournenche, AO)

<Tutti sono in grado di impugnare un pennello, ma pochi lo sanno usare per creare un capolavoro: per molti un pennello è solo un oggetto, per altri invece è uno strumento- che permette al vero artista di creare qualcosa di unico, passando prima per il suo cuore e poi dalle sue mani.>

La passione e la dedizione verso qualcosa in cui si crede è fondamentale, per ottenere qualcosa che difficilmente può essere dimenticato: Mirko Gastaldo Brac sa cosa significa. Il suo amore per l'apicoltura traspare in tutto ciò che produce, tra i monti e i boschi della Valtournenche. 
Nella Casa del Miele si è subito accolti in un'atmosfera calda, famigliare- mentre i prodotti fanno bella mostra di se su piccole mensole di legno: balsami labbra e saponi artigianali; creme per il viso e per le mani. Soprattutto, non è possibile non notare la grande varietà di miele prodotto dalle sue api: miele di Castagno, miele di Acacia, di Tiglio, di Millefiori; Melata di bosco e persino miele di Ailanto; Polline di castagno e poliflora, Pappa Reale fresca e diversi spray alla Propoli. 
Se per tanti il miele viene associato semplicemente a qualcosa di viscoso e zuccherino, questo può essere sicuramente definito come qualcosa di diverso: ogni qualità ha un sapore peculiare e distinto, in cui ogni profumo e ogni aroma viene esaltato, risultando perfettamente riconoscibile. Come un bouquet dalla consistenza cremosa e corposa, il composto riesce a mantenere anche la sua caratteristica acidità di fondo: è così che nel miele di Ailanto è possibile riconoscere ad esempio un netto sentore fruttato, d'uva e te alla pesca- per non parlare del delicatissimo aroma balsamico del miele di Tiglio. 
Sarà che io definisco questo nettare 'il mio oro', sarà che vivrei nutrendomi solo di questo -perchè in un certo senso posso dire che il miele mi ha salvato la vita. Ma se vi capita di visitare quella splendida Valle, vi consiglio di passare in questo piccolo luogo incantato. Mirko sarà felice di spiegarvi i segreti del miele e della sua produzione, con preparazione e tanta... tanta simpatia!

Non mi resta che augurarvi una buona notte e mandarvi un bacio!


domenica 24 giugno 2012

Il 'turchese' guazzetto del mare


<Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
Io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.>
(E. Dickinson)


..e mi piace pensare che quel gabbiano lo sapesse, mentre danzava vorticosamente tra i vuoti d'aria, nel profondo blu dell'Argentario.
Un tempo gridava ogni istante tra le onde, dall'alba al tramonto, quando il sole dipingeva d'oro gli ultimi flutti del giorno. Amò così tanto quel Cielo, dal piccolo petto coperto di squame; lo desiderò continuamente, agitando le setose e impalpabili pinne, talvolta con disperazione e talvolta con grazia, con il cuore di chi è convinto... che nulla è impossibile. La sua parola si arricchì del valore della caparbietà, della profondità; si fece preziosa perché fedele, perché eterna al tempo. E la pronunciò con tanta verità che il Cielo lo percepì: nella sua grandezza, sentì quel disperato amore vivere e gli donò un paio d'ali- una veste bianca per raggiungerlo.
Grida ora, il maestoso gabbiano. Strilla ogni giorno il suo sentimento alle nuvole, più vicino.. sempre più vicino al turchese nell'aria. Lì dove voleva vivere: nel cuore del manto stellato.

Gamberoni in guazzetto di cocco, ananas e sedano

6 gamberoni freschi (regolarsi in base ai commensali)
1 cipolla rossa di Tropea
250 gr di latte di cocco (Suzi Wan)
1 bicchiere di latte di riso (Isola Bio)
200 gr di ananas a pezzetti
2 gambi di sedano
1 cucchiaino abbondante di zenzero fresco grattuggiato
1 cucchiaino scarso di cannella in polvere
1 cucchiaino scarso di maizena
50 gr di anacardi tostati e salati
pepe q.b.
prezzemolo q.b.

Preparare i gamberoni facendoli bollire per ca. 4 minuti in acqua salata (o secondo la preparazione che più vi aggrada). 
Tagliare a rondelle molto sottili la cipolla e metterla in un tegame piuttosto largo, con un poco d'acqua, sale e un cucchiaio di olio. Una volta che sarà appassita, aggiungere il prezzemolo nelle quantità desiderate. Mescolare e levare dal fuoco.
In una ciotola a parte mescolare il latte di cocco con il bicchiere di latte di riso, il cucchiaino scarso di maizena, la cannella e lo zenzero fresco. Versare il composto nel tegame e cuocerlo a fiamma moderata per circa 2 minuti, il tempo necessario perché si addensi restando però piuttosto liquido. Aggiungere a freddo l'ananas tagliato a pezzetti regolari, gli anacardi e il sedano a pezzetti piccolini. Mescolare rapidamente solo per qualche istante e spegnere il fuoco (la frutta e il sedano non devono cuocersi, devono mantenere la loro freschezza e croccantezza!). Lasciare raffreddare lievemente. Distribuire il composto sui piatti e adagiare su ciascuno di essi due/tre gamberoni. Guarnire a piacere con pepe macinato e.. servire!

p.s. menomale che stasera devo solo scrivere. Causa Habanero rosso ancora non ho riacquistato l'uso della parola...! 
p.p.s. un applauso alla mia mamma, che quando ha visto il piatto ha detto: 'no, a me le patate no'.

Vi abbraccio e vi auguro una buona domenica sera!

venerdì 22 giugno 2012

Epityrum nigrum

<Epityrum album, nigrum, variumque sic facito. Ex oleis albis, nigris variisque niicleos ejicito. Sic condito. Concidito ipsas: addito oleum, acetum, coriandium, cuniinum, foenicuium, rutam, mentani. In orculam condito, oleum supra siet, ita utitur>.
(Catone, De Agri Cultura CXIX)



<Perché ti stupisci che i buoni vengono tribolati affinché si fortifichino? Non esiste  albero solido né forte se contro di esso non infierisce un vento continuo; infatti da questo tormento viene irrobustito e pianta più saldamente le radici: sono invece esili gli alberi che crescono in una serena valle. (…) “Ti reputo infelice, perché non sei mai stato infelice. Hai passato la tua vita senza avversari; nessuno saprà cosa avresti potuto fare, neppure tu stesso.”
Bisogna infatti mettersi alla prova per conoscere se stessi; solo mettendosi alla prova ciascuno apprende cosa può fare.(…) “Ma per quale motivo i buoni sopportano tali sofferenze?” Per insegnare agli altri a sopportarle: sono nati per dare l’esempio. (…) Il fuoco mette alla prova l’oro, la sofferenza gli uomini forti>
(Seneca, De Providentia)


...da brava archeologa, come resistere al fascino dei sapori passati? Come resistere alla tentazione di preparare un saporito Epityrum nigrum di olive nere ed aromi? Se state pensando che non ha un ottimo aspetto, beh... probabilmente avete ragione! Ma vi assicuro che il sapore è particolare e piacevole. 


Epityrum nigrum alla moda di Catone (II sec. a.C.)
250 gr di olive nere (scegliete se saporite o più dolci, a seconda dei vostri gusti)
2 cucchiai di aceto balsamico
1 mazzetto di menta fresca
1 mazzetto di finocchietto
1 mazzetto di ruta (in alternativa 1 mazzetto di foglie di sedano + 1 mazzetto di prezzemolo)
1 chucchiaino di semi di coriandolo
1 cucchiaino di semi di cumino
Olio evo q.b.

Mettere in una ciotola di medie dimensioni la menta, il finocchietto, la ruta (o il sedano con prezzemolo), i semi di coriandolo, i semi di cumino e i due cucchiai di aceto balsamico. 
Aggiungere le olive nere denocciolate e qualche cucchiaio d'olio (io ne ho messi tre). Frullare il tutto fino ad ottenere un patè piuttosto liscio ed omogeneo. Se dovesse risultare troppo consistente, aggiungere nuovamente dell'olio fino a consistenza compatta ma cremosa.
Trasferire il composto in un vasetto di vetro per conserve e coprire con un altro po' di olio.

Ovviamente è possibile sostituire le olive nere con quelle verdi, creando un Epityrum album, leggermente più aspro.
Buono su fette di pane rustico, con patate al forno o lessate..o anche come pesto d'olive da mangiare con la pasta! 

Non mi resta che augurarvi una serena notte... A presto! E benvenuta estate!

mercoledì 20 giugno 2012

Di crostate speziate e firme d'amore


'Lucciola, lucciola, vien da me.'
Oh, non aprire il pugno per afferrarle. Guai!
Esse, bimbo non sai? son le fate di Giugno.
Bimbo, che ne faresti d’un lumino così
lieve? Immagino, sì, che ce lo spegneresti.
'Lucciola, lucciola, vien da me.'
Lasciale! Col lumino loro, il lumino verde,
a ciascun che si perde insegnano il cammino:
sono le nostre stelle, le stelle della terra,
o tu che ami la guerra, fanciulletto ribelle.
'Lucciola, lucciola, vien da me.'
(M.Moretti)




<C’è qualcosa di poetico nell'odore acre del fieno tagliato. All’imbrunire, il prato si prepara ai sogni dell’erba -e il cielo placido osserva la terra con gli occhi bonari di un padre. A breve l’aria si vestirà di un manto danzante di stelle; sui fiori fluttueranno luci diamantine e ogni cosa sarà ancora più preziosa.>


Crostata speziata di farro e avena, con pere e albicocche al rhum
(per una tortiera apribile di 24/26 cm)
Per la frolla alla noce moscata
120 gr di farina 00 (Antigrumi Molino Chiavazza)
80 gr di farina di Farro (Antico Molino Rosso)
50 gr di farina di Avena (o avena macinata finemente)
1 uovo + 1 tuorlo
100 gr di margarina (Vallè, senza grassi idrogenati) o burro
100 gr di zucchero di canna Cassonade Eridania
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino di noce moscata in polvere (regolarsi in base ai gusti)
1 pizzico di sale

Per il ripieno
2 pere Packam
250 gr di albicocche
2 cucchiai di zucchero di canna Cassonade Eridania
1 cucchiaino abbondante di zenzero fresco grattato
1 cucchiaio di rhum scuro (o 2, a seconda dei gusti)

Impastare insieme tutti gli ingredienti della frolla e lasciarla riposare in frigorifero per ca. 30 min., coperta da pellicola. Nel frattempo tagliare le pere e le albicocche a pezzetti, metterle in una casseruola con lo zucchero, il rhum e lo zenzero. Cuocere per ca. 6/8 minuti, avendo cura di non far ammorbidire troppo la frutta. Dopo aver ricoperto la tortiera di carta da forno (oppure dopo averla imburrata e infarinata se preferite), stendere grossolanamente la pasta frolla all'interno della stessa e creare sulla superficie delle 'conche' con le dita. A questo punto, versarci sopra il ripieno. Se gradite, potete distribuire delle mandorle a lamelle sulla superficie prima di infornare.
Cuocere a 180° per ca. 50/55 minuti.


Infine un sentito ringraziamento a te, nonna, per avermi insegnato cos'è la passione per la cucina e... per le tue splendide creazioni- che fanno da cornice a tutto ciò che preparo. Ho visto in tanti blog delle bellissime fotografie, che indicavano con orgoglio la provenienza dei tessuti utilizzati nelle composizioni: per me l'unica 'firma' che conta è la tua. 
I miei tessili avranno solo il marchio 'Nonna Mariuccia'. Una firma d'amore.

Un abbraccio a tutti voi, buona serata!


Dedicato a...

<[...] Andiamo uomo e cane uniti dal mattino verde, dall'incitante solitudine vuota nella quale solo noi esistiamo- questa unità fra cane con rugiada e poeta del bosco, perchè non esiste l'uccello nascosto, nè il fiore segreto- ma solo trilli e profumi per i due compagni: un mondo inumidito dalle distillazioni della notte, una galleria verde e un gran prato, una raffica di vento aranciato, il sussurro delle radici, la vita che procede e l'antica amicizia- la felicità d'esser cane e d'esser uomo trasformata in un solo animale- che cammina muovendo sei zampe e una coda con rugiada.>
(Pablo Neruda, Ode al cane)

Una dedica- una benedizione. Alle vostre passeggiate dipinte di brezza e di aurora.
Ad Elsa e Nebbia- alle due loro compagne di vita, con tutto il mio bene.



'O Signore, accresci in noi la fratellanza con i nostri piccoli fratelli; 
concedi che essi possano vivere non per noi, ma per se stessi e per Te; 
facci capire che essi amano, come noi, la dolcezza della vita 
e ti servono nel loro posto meglio di quanto facciamo noi nel nostro.'
(San Basilio Magno)


Da un po' desideravo farlo, perché una promessa è sempre una promessa- nonché un vero piacere.
Ecco le mie risposte, Sabina!

1. Vi aspettavate qualcosa di diverso dalla vita?
Ad oggi, potrei dire certamente sì. Per come sono fatta, per ciò in cui credo, per ciò che sogno. Per il mio modo d'essere, contro gli schemi della quotidianità altrui. Delle volte pare di dover faticare mille volte per avere ciò che tutti hanno apparentemente con un soffio: ma la vita mette sempre alla prova i cuori più sinceri. Vuole forse vedere se li desideriamo veramente, quei sogni tanto veri.
2. Che cosa cambiereste oggi?
Credo che farei prima a dire cosa terrei! Il coraggio e la forza degli umili, dei nascosti, di coloro che parlano con il silenzio e sono spesso invisibili; la tenacia nell'essere diversi, nel difendere valori dai più dimenticati. Terrei le voci del passato, tanto sagge per chi le sa ascoltare; le voci del presente, nascoste nel vento. Terrei la caparbietà di chi sa andare controcorrente, nonostante la resistenza sia a volte devastante; la purezza di chi vuole brillare nonostante tutti facciano a gara per 'spegnerlo'. Terrei tutto ciò che si discosta dall'essere umano, dalla sua falsità e dalla sua ipocrisia. Terrei chi cade ma non perde mai la voglia di rialzarsi, inseguendo la verità che cerca. E il miele...ovvio! 
3. In quale paese vi piacerebbe vivere?
Peccato non poter dire l'Italia: detesto vedere grandi potenziali buttati chissà dove per l'ignoranza di chi governa. Se tutto fosse diverso direi in Valle d'Aosta, il primo luogo che i miei occhi hanno visto e quello dove ho trovato 'casa'. Oppure in Toscana, magari in un vecchio faro che da sul mare. Se devo però sognare in grande, vorrei un posto caldo dove si possa vivere una vita intera 'a piedi nudi'- libera da costrizioni, a contatto col cielo e col mare. Non so, la Polinesia? 
4. Campagna o città?
Campagna a vita e per sempre! Assolutamente! Le città non fanno per me.
5. Cane o gatto?
Questa è difficile: direi cane e gatto.. ma anche criceto, topo, iguana, cavallo, ape, passerotto... persino suricati, ghepardi e giraffe, se fosse per me! Non so a chi sia venuto in mente di crearmi 'a forma di donna'.
6. Cosa fate per tenervi in forma?
Mai frequentato palestre, a dire il vero. Per me tenersi in forma vuol dire vivere quanto più possibile a contatto con la Natura, fare lunghe passeggiate, alimentarsi se possibile correttamente (e sottolineo: di questo fanno parte anche i dolci e le cose che ci fanno sentire felici) e cercare la serenità: se dentro si sta male, anche il corpo ne risente. La forma è la 'salute', cosa che da un bel po' non mi viene più a trovare purtroppo.
7. Vi spaventa invecchiare?
Per me stessa no di certo: è il corso della vita. Se dentro ci si sente sempre se stessi, non è nemmeno percepibile. Non conto la vita in 'anni', ma in 'tempo'. Si diventa solo più saggi, più ricchi di esperienza. Mi spaventa di più la possibilità di avere 'meno tempo' per inseguire i miei sogni; mi mette più ansia l'invecchiare di coloro che amo. Sono storta lo so.
8. Cosa fareste per il futuro dei vostri figli?
Se potessi, credo che vorrei rendere questo mondo un luogo dove non si ha timore di esistere: mi spaventerebbe dover lasciare una vita in balia della superficialità, della violenza, dell'opportunismo, della povertà d'animo. Non c'è più neanche rispetto per la terra che ci mantiene, figurarsi per il prossimo. E siccome il degrado pare peggiorare a vista d'occhio...
9. Con il vostro Lui cena al ristorante oppure cenetta intima a casa?
Diciamocelo: il ristorante migliore è sempre la propria casa. Cosa c'è di più bello che preparare con amore qualcosa con le nostre mani, ricercare gli addobbi più belli per un'occasione speciale e ideare sorprese che hanno il nostro colore? E cosa c'è di più soddisfacente del nostro piatto preferito, il film che da tanto volevamo vedere, il divano comodissimo su cui riposa magari il nostro amico a quattro zampe- pronto a farci compagnia?
10. Siete donne emancipate oppure ancora un po' all'antica?
All'anagrafe c'è stato un errore: in realtà di cognome facevo Potter. Di nome Beatrice.
11. Abbronzatura si o no?
Ore e ore di lettino solare...o di attesa su un telo mare?! Non scherziamo, potrei morire! Preferisco l'abbronzatura 'in itinere', quella che si prende quando si fa un bagno di sole semplicemente muovendosi all'aria aperta. E poi, anemica come sono... i raggi solari hanno sempre tanto lavoro da fare!

Ecco fatto: ora dovrei scrivere 11 domande anche io ma.. rischierei di inviarle a coloro che già hanno risposto a queste, piuttosto che a precedenti! Per ora quindi non lo farò. Ho colto comunque l'occasione per fare una piccola dedica e per condividere con voi qualcosa di me, con vero piacere.

Intanto vi abbraccio e vi auguro un martedì meraviglioso!

lunedì 18 giugno 2012

Una marmellata di 'occhietti vermigli'

L'arbusto offriva le sue ricche braccia, spalancandole generoso. Tra le folte fronde, piccoli occhietti color vermiglio pendevano dai rami: vispi, lucidi, gonfi della dolcezza del sole. Ondeggiavano distratti al primo soffio di vento, immersi nei loro innocenti pensieri: silenti e sbarazzini, fieri d'essere. Creature dall'aspro cuore, intiepidite da caldi raggi dorati: testimoni che la luce, quella vera, ingentilisce gli animi più amari ed illumina le parti d'anima in ombra, mostrando che in ognuno c'è del buono- da valorizzare.
<Quanta ricchezza, amico albero> cinguettò il Merlo, con il becco intriso della polpa succosa <Quanta abbondanza, nonostante la lunga e rigida stagione del gelo!>
Egli sorrise, bonario. Messo alla prova dall'interminabile inverno, aveva molto da donare.
Persino un segreto, che fu sussurrato alla brezza estiva.
Disse la foglia: <Se un arbusto subisce raffiche di vento può lasciarsi cullare, oppure contrastarlo. Se si spezza- poichè il vento fa solo il suo Destino- non può certo dare la colpa all’azione dell’aria. Solo alla sua testardaggine>.
Forte delle sue radici incorruttibili, quell'albero fu poco testardo e seppe godersi il flusso della vita. Come ruscello con la sua corrente, inattaccabile e fluente. Di fronte ai numerosi temporali non si ribellò a gran voce, non contrastò la sorte: pazientò, fiducioso nella sua fibra. Si lasciò  accarezzare dal destino e sopravvisse alle tempeste. Imparò a danzare con il vento, a flettersi per non spezzarsi- a seconda del percorso dell'aria. Si adattò all'esistenza anche nella sventura- e  ne sopravvisse. Il ghiaccio e il freddo portarono solitudine, poi riflessione; richiesero adattamento, poi pazienza e fiducia; infine tutto fu ripagato: e venne l'abbondanza.


Nessuno sceglie le sventure che accadono nella vita: queste sono spesso ingiuste, difficili da accettare. Ma più tempo si passa a contrastare la Sorte, più essa spezza i nostri rami testardi: gridare non servirà, la rabbia nemmeno. Sarà utile il coraggio, la forza di resistere, l'adattarsi alla vita persino nel dolore. Sarà importante saper accompagnare il flusso degli eventi, senza perdere mai saggezza e speranza. E l'Estate farà esplodere, prima o poi, meravigliosi e succosi frutti: l'amaro diverrà così nettare purpureo e zuccherino.
Un incredibile 'occhietto vermiglio'.


Marmellata di Amarene allo zucchero di canna e Rhum scuro
600 gr amarene (lavate e snocciolate)
230 gr di zucchero di canna Cassonade Eridania
60 ml succo di limone filtrato
70 ml di Rhum scuro 


Mettere le amarene, lo zucchero, il limone e il Rhum scuro in una padella antiaderente a bordi alti. Mescolare a fiamma non troppo alta portando ad ebollizione, con l'aiuto di un cucchiaio di legno, fino a che la marmellata non acquisterà consistenza (per verificarla, porre una piccola quantità di composta su un piattino: se raffreddandosi non scivolerà, la marmellata sarà pronta). Porre in un vasetto di vetro per conserve e mettere sottovuoto.
N.B. Attenzione a non cuocerla troppo! E' meglio levarla dal fuoco quando ancora non si è del tutto rappresa, per evitare che le amarene caramellino e che il dentista si arricchisca.
Dopo aver pulito quasi un kg di amarene, è vero che si 'snocciolerebbe' tutto ciò che capita a tiro, in preda a movimenti ossessivo-compulsivi... ma ne vale la pena!
Buona giornata di sole!

sabato 16 giugno 2012

L'insalata di Picasso

“Esistono momenti in cui è necessario capire che serve superare se stessi e i propri limiti umani per seguire un destino. Un destino vero, non uno indotto. Sarebbe altrimenti come vivere un ripiego, come porsi dinanzi ad un bancone di dolci, e chiedere al commesso di darci <un biscotto qualsiasi>: significherebbe non avere volontà di scegliere, non conoscersi affatto, affidarsi a ciò che altri decidono per noi- dovendo accettare per forza un sapore che detestiamo o che non si addice minimamente al nostro gusto personale. Chi potremmo mai biasimare se non noi stessi, per non aver avuto il coraggio di osare? Conoscersi davvero significa richiedere <il biscotto che da sempre desideriamo>. Provarci, perlomeno. Anche se non sempre poi si avrà la fortuna di ottenerlo nell’immediato.
E poi.. esistono anche altri tipi di scelte, che non ci riguardano direttamente: talvolta accade di dover agire più per il bene degli altri, che per il benessere di se stessi. Quel piccolo dolce che teniamo tra le mani, noncuranti o riconoscenti, potrebbe affamare quel bimbo che da sempre guarda dall’esterno di una vetrina; quell’anima che ha tanto sognato un po’ di dolcezza e mai ne ha avuta; quella creatura che brama da tanto quello che noi –talvolta- non ci accorgiamo nemmeno d’avere. Rifletti: la felicità personale non può basarsi sull’infelicità altrui. Bisogna allora essere forti, bisogna saper riconoscere che la fame di quel bimbo è più grande della nostra: bisogna saper rinunciare a parte di qualcosa che non ha senso tenere solamente per se stessi, se può dare gioia anche ad altri. Questo passo è un salto di qualità: si chiama <saper amare>. Ricorda quanto è importante operare delle scelte”.



...nuovamente consapevole, quel giorno lei scelse i colori- tanti colori- per dipingere un attimo di serenità, un raggio d’arcobaleno nel quotidiano di chi amava.

Insalata ‘Picasso’ ai tre cereali, con verdure croccanti e semi di papavero

250 gr di misto 3 Cereali (Riso, Farro, Orzo) Risogallo
2 carote di medie dimensioni
2 zucchine di medie dimensioni
1 piccola cipolla bianca
1 confezione di barbabietole fresche tagliate alla julienne
1 scatola di sgombro al naturale Rio Mare
1 cucchiaino di zenzero in polvere
2 cucchiai di semi di papavero
2 cucchiai di succo di limone filtrato
3 cucchiai di olio evo
mandorle a lamelle q.b.
sale q.b.

Cuocere i cereali in una padella capiente per ca. 12 minuti, salando l'acqua a dovere.
In una ciotola mescolare il succo di limone filtrato, lo zenzero in polvere, i semi di papavero, l'olio extra-vergine e lasciare momentaneamente da parte.
Tagliare a cubetti piuttosto regolari la cipolla bianca, le zucchine e le carote. Porre le verdure in una padella con un poco d'acqua e sale e cuocerle il tempo necessario perché risultino 'al dente'. Toglierle dal fuoco, aggiungere lo sgombro al naturale, il misto cereali scolato e il contenuto della ciotola messa precedentemente da parte. Scaldare per qualche minuto mescolando, in modo da far amalgamare bene gli ingredienti.
Aggiungere a freddo le barbabietole alla julienne e le mandorle a lamelle, per ottenere un effetto 'croccante'.
A piacere, è possibile servirla tiepida o fresca.

Buona serata, con il cuore!

Assaggia anche tu, piccola apina!

Il passero non temeva il grigiore. Non temeva i temporali- neppure i gelidi venti.
Affamato e arzillo, zampettò veloce fino alla ciotola dei semi e lì becchettò energicamente la fonte prima della vita
Ne fu quasi sazio, prima di accorgersi di lei: cadeva la pioggia sul suo viso, coperto dalle nuvole- sebbene il cielo fosse sereno.
Aprì un poco il becco e incrociò lo sguardo liquido della bambina, con i suoi due piccoli occhietti aguzzi- color carbone. 
Fece per andarsene, lo fece per istinto: ma in nome di quello stesso istinto restò.
<Perché fai piovere?> chiese titubante <Perché non porti a te stessa un po’ di sole?>
<Per me non c’è il sole> sussurrò la piccola rannicchiandosi e affondando il viso tra le ginocchia.
<Che dici? Nessuno può nascondersi alla luce!> disse, inclinando il capo da un lato e poi dall’altro.
<Sono sola, inerme. Sono tanto minuscola da essere insignificante. Chi mai potrebbe accorgersi di me? Servirò mai a qualcuno? Non vale la pena di illuminare una vita come la mia. Non valgo nulla! Questa vita è per i grandi, per i capaci, per chi sa cosa cerca e lo ottiene. Non è fatta certo per me…> singhiozzò.
La creatura arruffò un poco le piume e sbalordita continuò: <Credi d’essere tanto piccola? E io che dovrei dire? Non sai proprio ciò che dici, lasciatelo dire>
<Tu che ne sai, passerotto, di quanto soffro io? Sarai tanto piccolo ma almeno tu hai le ali, tra poco sarai libero di respirare il cielo. Io invece resterò immobile sulla terra.>
Il passero saltellò su due o tre piastrelle. 
<Hai ragione> le disse <Ma solo sul fatto che sono tanto piccolo. Eppure tu dimentichi quella che è la più grande verità: il Cielo, nella sua immensa vastità, non è stato donato a giganti di roccia o a grosse balene del mare. E’ stato affidato a me, creatura piccola e per molti insignificante.>
Cinguettò, volando su un ramo, e di nuovo gioioso cantò, ancora e ancora: <A me, a me! Apparentemente piccolo e insignificante. Vorrà pure dir qualcosa, non credi? Vola sulla terra, vola sulla terra tu.. piccola grande anima!>




Volteggia, sotto un raggio di sole- e poi rapidamente fugge.
Di nuovo ritorna. Ridacchia e scatta all'indietro più volte, nell'aria, eccitata per ciò che d'un tratto si è trovata davanti.
E’ curiosa e spalanca gli occhioni, fremente d’ali: <Non mi par vero, guarda qua! Se solo potessi assaggiarne un pezzetto…>
Resta incantata a mezz’aria- e incredula mi osserva speranzosa, con la boccuccia spalancata. Mi sorride timidamente, quasi a chiedere il permesso di venire più vicino.
<Piccola apina, che fai? Non assaggi? Mi faresti un grande onore, a dire il vero. Io non ti caccerò di certo! Un giorno lontano, qualcuno mi ha ricordato che anche tu sei una Regina. E hai per trono il turchese: io m'inchino>.


Bignè alla farina di farro, con crema al cioccolato fondente e latte d’avena


Per la pasta choux
(ricetta di Ladurèe, riportata nella versione originale dalla bravissima Erika nel suo blog: promossa a pieni voti! Io la scrivo così come l'ho modificata)
120 gr di farina di farro Antico Molino Rosso
100 ml di latte d'avena Isola Bio
100 ml di acqua
10 gr di zucchero di canna Cassonade Eridania
80 gr di margarina Vallè (senza grassi idrogenati)
4 uova
sale (un pizzico)
Per la crema al cioccolato fondente e latte d'avena
500 ml di latte d'avena Isola Bio
120 gr di zucchero di canna Cassonade Eridania
40 gr di maizena
4 tuorli
100 gr cioccolato fondente 70% Lindt (anche di percentuale maggiore, io non l'ho trovato)


Preparare la pasta choux come di consueto. In una pentola antiaderente a bordi alti, mescolare acqua, latte, sale, burro e zucchero: cuocere fino ad ebollizione. 
Togliere dal fuoco e versarci la farina (precedentemente setacciata) tutta in un solo momento: mescolare velocemente per evitare la formazione di grumi. Rimettere sul fuoco fino alla formazione della classica 'patina biancastra' sul fondo della pentola (1-2 min.): togliere nuovamente l'impasto dal fuoco e porlo a raffreddare su un piatto a parte.
Quando il composto si sarà raffreddato, aggiungere un uovo alla volta- mescolando fino a completo assorbimento. 

Preparare il ripieno come fosse una semplice crema pasticcera: in una ciotola piuttosto capiente mescolare i tuorli con la maizena e metà dello zucchero. Portare ad ebollizione il latte in una casseruola, unendo l'altra metà dello zucchero rimasto. Togliere la casseruola dal fuoco e versarne il contenuto nella ciotola col composto di tuorli (io preferisco far intiepidire il latte ed aggiungerlo poco alla volta, mescolando di continuo, per evitare che si formino grumi: l'ho imparato una volta dopo aver setacciato una padella intera di crema...ma io sono impedita eheh).
Riportare il composto sul fuoco e cuocere fino ad addensamento.
Aggiungere poi, mescolando, il cioccolato fondente tiepido sciolto a bagnomaria o al microonde.

A questo punto la pasta choux andrebbe messa in una sac-a-poche per disporla sulla teglia, ma.. dato che non l'avevo, io ho prelevato l'impasto con due cucchiaini, formando piccole palline che ho adagiato su carta da forno e 'lisciato' con acqua fredda. 
Ho cotto i bignè a 190°, in tutto per ca. 30 minuti: dopo i primi 10, ho aperto la porta del forno bloccandola con un cucchiaio di legno e proseguendo la cottura fino al termine.

Una volta freddi, li ho farciti con la crema preparata in precedenza e li ho decorati con semplice glassa al cacao amaro (2 cucchiai di zucchero a velo + 2 cucchiai di cacao amaro + 1 cucchiaio d'acqua: a me piace piuttosto compatta) e ho messo delle mandorle a lamelle sulla superficie.

(...dolcetti così piccini eppure così lunghi da spiegare!!)


Un abbraccio e buon risveglio a chiunque passi di qui...!


giovedì 14 giugno 2012

Il dolce al rabarbaro di Frau Christa

Il sapore dell'infanzia. 
Probabilmente il primo dolce in assoluto che io abbia avuto modo di assaggiare: per me esisteva solo quello, perchè ogni festa aveva il suo inconfondibile profumo.
<Un po' aspro e un po' dolce, come lo è la vita>
Eppure, se così non fosse, credo che probabilmente vivere non sarebbe così... 'gustoso'. 

Avrei voluto ricreare quell'aroma prezioso così com'era; così come lo ricordo. 
Ma- si sa -ci sono cose tanto speciali da essere uniche, in tutta una vita: irripetibili, proprio perchè prodotto di 'mani uniche ed irripetibili'. 
Simili, magari- ma mai identiche. 
E forse è meglio così, perchè certi ricordi restano nel cuore solo per noi stessi, come un tesoro personale e prezioso- destinato a nient'altro che alla nostra anima. 

Una semplice e attempata agenda dall'abito nero, la tenerezza di una scrittura saggia e tremante- una vecchia ricetta che l'anziana zia Francesca annotò sul suo taccuino di ritorno dai miei parenti a Nufringen, in Germania. 
Era lei che mi deliziava con le sue creazioni, con quella 'torta al rabarbaro' che conservo ancora gelosamente nell'anima: ho seguito passo passo quello che lei aveva scritto ma.. non è venuta la torta che ricordavo. Credo che anche se un giorno glie la chiedessi e seguissi la sua ricetta alla lettera, il dolce non verrebbe mai come quello che lei ci preparava. Ogni cuoca, del resto, detiene i suoi segreti e il suo peculiare modo di creare. 

Questa che condivido con voi non è dunque la sua personale versione- che proporrò sicuramente appena ne sarò a conoscenza, visto che per me è molto importante. 
Sebbene non sia proprio la stessa, il sapore si avvicina molto all'ideale che ho nel cuore. 
E' la ricetta originale tedesca, la stessa che Oma Emma le dettò molti anni fa- attribuendola ad una certa Frau Christa.



Dolce al rabarbaro di Frau Christa
(dosi per teglia rotonda apribile da 24 cm)


Per la frolla
300 gr di farina 00
150 gr di burro (o margarina)
80 gr di zucchero
1 uovo 
sale
Per il ripieno
125 gr di zucchero
200 gr di panna fresca liquida
400 gr di rabarbaro pulito e tagliato a pezzetti regolari
2 uova
3 cucchiai di farina


Impastare gli ingredienti della frolla fino ad ottenere un composto omogeneo, poi porre in frigo a riposare per ca. 30 min.
Intanto preparare il ripieno: cuocere in un pentolino a bagnomaria il rabarbaro pulito e tagliato a pezzetti, per circa cinque minuti (non deve diventare troppo morbido). A parte, separare i tuorli dagli albumi. Montare i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un impasto chiaro e gonfio, poi aggiungere gradualmente la panna e i tre cucchiai di farina.
Aggiungere i pezzetti di rabarbaro mescolando delicatamente. Montare infine a neve ferma gli albumi e incorporare piano piano al composto.
A questo punto, dopo aver imburrato e infarinato la tortiera apribile (io uso sempre la carta da forno), disporre la pasta frolla all'interno- senza 'alzarla ai bordi'. Versare il ripieno direttamente sopra ad essa e cuocere in forno per circa 50/55 minuti a 160/170°C.

Se devo essere sincera, per curiosità avrei volentieri sperimentato qualche modifica in più: non so, un po' di limone o di cardamomo tritato nell'impasto della frolla, oppure una farina differente- magari mescolandola a mandorle o nocciole. 
Ovviamente non l'ho fatto perchè... altrimenti questa non sarebbe stata più la versione di Frau Christa!


Un abbraccio e felice giovedì!