martedì 19 febbraio 2013

Dolce di pere all’acquavite con farina di grano saraceno, avena e crema di riso vanigliata


Un luminoso raggio di luce attraversò l’antica bifora in pietra, esplodendo in una lieve e polverosa aura soffusa. Un confortevole tepore iniziò a diffondersi nell'aria del primo mattino, illuminando l’antica cappa della sala, sorretta da quattro robuste colonne in marmo; sotto di essa un timido fuocherello già scoppiettava, carico di legna umida e fumosa.
Frate Giustino si aggiustò la bruna e lunga tunica e porto le mani al viso, soffiando all'interno di esse e fregandole, per cercare di riscaldarle in attesa che il sole abbracciasse completamente la stanza, stendendosi sugli archi a volta che decoravano la cucina dell’antico monastero.
Sui grossi tavoli di pietra levigata, il frate aveva già disposto farine e stoviglie. Dopo le laudi mattutine e la liturgia dell’ora Prima, si era affrettato a miscelare gli ingredienti all'interno del grosso paiolo in ceramica grezza, amalgamando con cura il cremoso composto di avena e grano saraceno. Avrebbe voluto terminare la preparazione del dolce prima dell’ora Seconda, ma attendeva trepidante l’arrivo del contadino del borgo che l’avrebbe finalmente rifornito di ogni primizia dell’orto.
Fortunatamente, non passò molto tempo prima che Frate Giustino sentì bussare alle grandi porte in legno massiccio della cucina.
<Clemente!> esclamò gioioso aprendo le braccia, vedendo far capolino dall'uscio il buon contadino con una grossa cassa in legno <Entra pure, ti aspettavo!>
Il frate fece rapidamente posto su uno dei tavoli e iniziò ad osservare curioso il contenuto della cassetta. Entusiasta e fiero del dono ricevuto, notò subito delle sode e lucide pere mature: iniziò a passarle tra le mani, ancora calde della prima luce solare.
<Ecco. Queste fanno proprio al caso mio: creerò una vera prelibatezza!> sentenziò soddisfatto <Vedrai che profumo pervaderà presto i corridoi del monastero!>
Ma il contadino parve non cogliere quella gioia che illuminava il volto del giovane frate, che ben presto se ne accorse.
<Mio buon amico> disse Giustino rabbuiandosi un poco <Qualcosa ti turba, stamani?>
Il povero Clemente passò una mano dietro al collo, massaggiandosi nervosamente la nuca; si strinse un poco nelle spalle e iniziò a fissare le fredde pietre della pavimentazione. Abbozzò un imbarazzato sorriso e poi, cercando malamente di dissimulare una profonda tristezza, si tolse la cuffia di cuoio e la accartocciò timidamente tra le mani.
<No è che…> sussurrò lentamente <Frate Giustino, voi che conoscete meglio di me le vie del Signore, sapete dirmi come ottenere il massimo dalla vita?>
Il frate aggrottò dubbioso le sopracciglia, rifletté qualche istante e poi domandò: <Amico mio, cosa intendi esattamente per il massimo che si può ottenere dalla vita?>
Clemente sospirò e aprì umilmente il suo cuore tormentato.
<Vedete è che ogni giorno, mentre mi prendo cura del mio terreno, dissodando zolle sotto il sole cocente, ho modo di riflettere molto sul destino della gente. Vedo spesso passare persone che desiderano raggiungere grandi obiettivi, trasformando i loro sogni in ideali: infine, in un modo o nell'altro, essi divengono sempre realtà. Osservo ammirato cavalieri, pieni di onore e di gloria; noto potenti feudatari a cavallo, che detengono immense ricchezze: dai piccoli signori che erano, eccoli divenire personalità d’alto rango. Vedo dame che passeggiano nobili e fiere del loro status raggiunto, così come giovani sacerdoti che divengono infine vescovi, carica ambita da una vita. Ho assistito passo passo al loro divenire, giorno dopo giorno; stagione dopo stagione; anno dopo anno. E mentre loro divenivano ciò che sono, io ero sempre lì, in quell'immenso appezzamento di terreno, con la vanga in mano e i miei desideri nel cuore. In certi momenti mi assale proprio la malinconia, saggio Frate Giustino> raccontò, con un nodo in gola <Perché ho tanto sognato anche io da ragazzo, ho tanto desiderato anche io divenire capace di grandi cose. Ed eccomi qui, invece: un debole e povero contadino, che a fatica ricava dal terreno il poco che gli serve per il sostentamento. Forse non sono meritevole, davanti agli occhi di Dio?>
Il frate sorrise bonariamente, colto da un’improvvisa tenerezza nei confronti di quell'uomo dall'anima semplice.
<Buon amico, che vai dicendo? Pensi che il Signore guardi i suoi figli con occhi diversi, regalando gloria a taluni e ad altri miseria?> soggiunse, appoggiando amichevolmente una mano sulla sua spalla <E se gli occhi ciechi fossero i tuoi?>
Clemente strinse gli occhi, tentando di ragionare sulle parole dell’amico frate che gli porse una delle sue succose pere.
<Guarda, osserva la perfezione e la cura con cui questo frutto ha preso vita. E’ così bello perché tu l’hai permesso. Credi che un contadino qualsiasi sarebbe capace di ascoltare la voce della terra, delle sue stagioni e le sue esigenze meglio di te?> gli sussurrò amorevolmente.
<La verità è che ad ognuno di noi è dato un talento e poi una vita intera per scoprirlo ed elevarlo al cielo. Ognuno di questi è importante in egual modo, ha la stessa dignità e la medesima importanza al cospetto di Dio. Egli ci rende capaci di dare il massimo in ciò che sappiamo fare meglio, regalandoci l’opportunità di realizzarci per quello che realmente siamo: ecco dove si nasconde la vera gioia dell’esistenza. Scoprire con sorpresa una nostra capacità, per la quale diveniamo unici indipendentemente dalla nostra volontà; essere fieri di dare il meglio in qualcosa che ci è stato permesso fare. Ci sono donne che sono madri da una vita, per scelta o per destino, e scoprono d’essere ineguagliabili nel farlo; ci sono saggi a cui è stato dato il dono della parola e non sanno che adoperare quella: dovrebbero sentirsi falliti perché sanno usare meglio l’intelletto che le braccia? Ci sono persino uomini come me che riescono a sentirsi felici solamente pregando, soltanto creando piccole bontà in grado di allietare l’animo e il palato dei miei fratelli. Credi sia inutile? Credi sia poco? Troppo spesso aneliamo al potere e al successo come fossero le uniche cose per le quali valga la pena sentirsi vivi, come fossero le uniche cose che ci permettono d’essere qualcuno. E guardando sempre più in là, come se la vita di un solo individuo fosse l’esempio per quella di tutti, ci dimentichiamo cosa siamo già. Non ci accorgiamo delle nostre concrete potenzialità.>
Frate Giustino si diresse lentamente al tavolo, impugnando un vecchio coltello in ferro.
<Ogni cosa è relativa, mio caro Clemente. Pensaci. Non serve che diveniamo tutti dei re> aggiunse, dando un taglio deciso ad una delle morbide e dolci pere, che cadde sul piano riversa in due metà.
<Forse ti manca solamente di accorgerti di ciò di cui sei capace. E di sentirti fiero di te per questo>.
Il buon contadino tacque. Poi osservò il cesto pieno di fresche primizie che aveva da poco depositato sulla sommità del tavolo e una sorta di orgoglio lo pervase, mentre iniziò lentamente a riflettere.
<Beh> disse d’un tratto il giovane frate, vedendolo ancora immobile con lo sguardo fisso nel vuoto <Adesso che fai, ancora fermo lì? Devo mettere subito a cuocere questo dolce e ho un bel po’ di pere da sbucciare, prima che arrivi la Seconda. Vogliamo scoprire se il Signore ti ha affidato anche un talento come cuoco?>
Clemente sobbalzò. 
E Frate Giustino rise, caldo e sereno, come il sole che aveva ormai abbracciato i campi attorno al monastero.


Dolce di pere all'acquavite con farina di grano saraceno, avena e crema di riso vanigliata

3 pere angelys
2 uova
200 gr di farina 00 (Antigrumi Molino Chiavazza)
30 gr di farina d’avena (Ecor)
40 gr di farina di grano saraceno (Ecor)
30 gr di maizena
230 gr di crema di riso alla vaniglia (BIO RiceDessert The Bridge)
½ bustina di lievito in polvere
100 ml olio di semi
120 gr di zucchero di canna (Eridania Cassonade)
80 gr di zucchero semolato
Vaniglia in polvere q.b. (Rapunzel)
Acquavite di pere williams q.b. (Papà Marcel)
1 pizzico di sale

Tagliate le tre pere a spicchietti regolari e irrorateli di acquavite a piacere.
Mettete nella ciotola della planetaria lo zucchero di canna, lo zucchero semolato e le uova e montate fino a che non si creerà un composto chiaro e spumoso. Aggiungete lentamente l’olio, la crema di riso e una punta di vaniglia in polvere a piacere. Continuate a montare. Unite poco per volta la miscela di farine a cui avrete aggiunto il pizzico di sale e il lievito in polvere. Una volta che avrete ottenuto un composto cremoso e omogeneo, prendete la metà delle pere precedentemente tagliate a spicchi e riducetele a cubetti piuttosto fini. Aggiungeteli all’impasto insieme al succo che l’acquavite avrà prodotto.
Rivestite con carta da forno una teglia rotonda da ca. 24 cm e riempitela con il composto. Decorate la superficie con le pere rimaste e spolverizzatele a piacere con altro zucchero di canna.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per ca. 35/40 minuti. Per essere sicuri che il dolce sia cotto, fate sempre eventualmente la prova stecchino. 

....oggi è stata decisamente una giornata impegnativa. Non è sufficiente avere già troppi pensieri e vivere in un limbo piuttosto ansioso. Mancava solo che alle 11.00 di questa mattina si otturasse il lavello, andasse via la corrente, si spegnessero i termosifoni e mi saltasse completamente la linea telefonica. Fino alle 18.00 ho vissuto al buio (perchè ovviamente l'ultima torcia in casa ha deciso di non funzionare) con una piccola candela a fianco, che serviva come unico supporto per accendere i fornelli. Ho provato l'ebbrezza di un homo erectus alle prese con il fuoco. E che vogliamo fare? Sorridiamo ugualmente, prima o poi verranno tempi migliori! :)

Ringrazio di cuore la carissima Dona di 'Le amiche di Dona' per avermi assegnato nuovamente il premio Sunshine award. Sei stata dolcissima, amica mia! E grazie di cuore anche alla tenera Mony di 'Dolci Gusti' per avermi pensata nell'assegnazione del premio Very Inspiring Blogger award. Il tuo gesto e le tue parole sono state carezze, per me; la tua stima e il tuo affetto sono assolutamente ricambiati, con tutto il cuore, stella! 
Infine ringrazio la mia piccola Rosy di 'Rosaria Craft' e la dolce Anto de 'Il fantastico mondo di Antonella' per avermi donato il Premio dell'amicizia blogger: siete state tenere e gentilissime. L'amicizia per me è qualcosa di prezioso e il mio cuore ne conserva di pura e sincera per voi, amiche! Vi abbraccio forte!


Come sapete per me ora è difficile decidere a chi girare i premi, pertanto continuo a dedicarli a tutte voi, che riempite il mio cuore di affetto e di luce ogni giorno. Immensamente grazie! 

Mi scuso anche nuovamente se non riesco ad essere presente come vorrei, ma spero di poter presto dimenticare questi periodi un po' complicati. 
Vi porto sempre con me e vi auguro una notte meravigliosa! :)

giovedì 7 febbraio 2013

Cestini di frolla al riso, pistacchio e ganache alla violetta


Si posò sfinita su una piccola pietra, sbattendo piano e dolcemente le piccole ali.
La candida farfallina tirò un lungo sospiro. Pervasa da lievi crampi, volse un languido sguardo al cielo: proprio come ad ogni imbrunire, il suo luminoso amore si stava ritirando, lasciando sulle gote delle nuvole una scia di calore variopinta e dorata.
<Un altro tramonto> si disse sconsolata <E nemmeno oggi ce l’ho fatta>.
Portò improvvisamente alla memoria le parole delle altre farfalle: <Cara, tu sei fatta per volare quaggiù, sulla terra e sui suoi fiori! Trovane uno dal profumo avvolgente, trova quel fiore che ti saprà dare il suo nettare e renderti dolce la vita. Non inseguire ciò che non puoi avere, il sole non ha petali! Non è fatto per essere raggiunto da due piccole ali come le tue! La vita di noi farfalle è assai limitata rispetto all'esistenza perpetua della volta celeste. Finiresti per vivere dietro ad un sogno, dimenticandoti di vivere la vita!>
Erano parole che risuonavano come un eco perenne dentro il suo fragile corpo. E a volte riempivano così tanto il suo essere che uscivano persino dai suoi occhi, nell'essenza profonda di ciò che tutti chiamano lacrime.
Ma alla piccola farfalla dalle ali bianche non importava. Sapeva che quando il destino decide per qualcuno un amore, nessuno riesce ad opporsi e a cambiare rotta come cambia il vento: è una cosa del tutto casuale, il percorso di un lampo nel cielo di tempesta, che acceca irrimediabilmente.
Sapeva che il sole era lontano, ma non poteva decidere di smettere di amarlo con tutta se stessa, con tutta la sua forza, con tutte le sue lacrime e con tutto il suo cuore. Si era ripromessa di voler arrivare sempre più in alto, sempre più su, ad un battito d’ali da lui. E solo allora gli avrebbe parlato: gli avrebbe confidato che il suo viso era il fiore giallo più bello che avesse visto; che il suo sorriso caldo era la cosa che più la confortava dopo il lungo freddo; che il suo profumo non aveva alcun paragone con qualcosa di terrestre.
Quel pensiero tanto puro e intenso l’accompagnò per tutta la primavera, quando il sole spuntò per destare dal sonno le schiere profumate di fiori; la motivò per la rovente estate, quando le risate dell’astro bruciavano i campi di grano; resistette per il malinconico autunno, quando il suo amore iniziò ad essere stanco e si fece vedere sempre meno. Infine giunse l’inverno e il sole non visitò più la terra: la farfallina attendeva comunque speranzosa, posata sulla stessa roccia, fedele al suo unico astro.
Ma seguirono solo giorni grigi e nuvolosi e una coltre spessa di nubi ricoprì interamente la grandezza del cielo. La creatura dalle candide ali non si nutrì più allora di nessun nettare, non bevve più dalla rugiada del mattino, non scambiò più parole con le altre sorelle: aveva deciso che sarebbe rimasta dov'era finché non avrebbe rivisto il sole destarsi e allungare le braccia calde sul suo viso.
Ben presto attorno a lei si formò così una folla di farfalle, che le volteggiarono freneticamente attorno: <Sciocca, così ti farai del male! Vola via di qui!> le gridavano, sperando di farle tornare il senno <Il sole ha le sue leggi, tornerà ormai quando sarà tardi per te! Senza nettare e senza rugiada ti si seccheranno le ali!>
Ma a nulla valsero i tentativi delle sue simili di distoglierla dall'intento.
Il suo sguardo era fisso al di là delle nubi e con estrema fiducia nel sole: sapeva che prima o poi sarebbe ritornato.
Passarono secondi, minuti, ore, giorni. La farfallina, senza cibo né acqua, era visibilmente provata: non avrebbe resistito un attimo di più.
Fu così che d’un tratto, presa dal grande sonno, chiuse gli occhi e non fu più in grado di riaprirli.
Il vento passò di lì e soffiò delicatamente sul suo corpo, per scoprire se poteva ridestarla: ma fu del tutto inutile. Le sue spoglie tremavano sotto il suo fiato, ma non era rimasto nemmeno un alito di vita nella farfallina dalle ali candide.
Il vento, nella sua bontà, salì allora al cielo, attraversò la coltre di nubi scure fino a raggiungere il luogo dove il sole riposava e al suo orecchio sibilò di quanto era accaduto sulla terra.
Fu allora che il sole si destò, squarciò le nubi e intensamente giallo spuntò da esse, per guardare ciò che era successo.
Scrutò ovunque e d’un tratto la vide: fu un lampo ad attraversargli il cuore.
Si rese immediatamente conto che non avrebbe più visto i grandissimi sforzi della piccola nel tentativo di raggiungerlo; pensò che non avrebbe più potuto tentare di comprendere il sentimento che l’animava dal profondo: si rammaricò profondamente di non essersi accorto di qualcosa di così speciale, quando avrebbe potuto farlo.
L’astro percepì così un grande vuoto, per quella che in fondo era stata una piccola perdita.
Cominciò allora a piangere; e pianse così tanto che dal cielo cominciarono a cadere enormi gocce che si abbatterono al suolo facendo un gran rumore.
Per la prima volta accadde ciò che nessuna creatura in vita aveva mai visto: il coesistere di pioggia e luce in un unico istante.
In quella magica atmosfera, tra veli grigi e ricami d’oro, il sole allungò allora un suo braccio per accarezzare le spoglie della sua amica farfallina: non appena gli fu talmente vicino da sfiorarla col suo calore, un altro miracolo prese forma. Il piccolo corpo sprigionò d’improvviso una luce così grande, così intensa e pura, che avrebbe illuminato un’intera notte a giorno.
La luce salì in cielo e in un attimo una scia di mille colori attraversò lo spazio celeste, dipingendo in esso uno splendido arco che lo attraversava da parte a parte: fu un vero e proprio ponte che collegò cielo e terra.
Il sole restò senza parole, quando lo sentì dolcemente sussurrare: <Amore di una vita: una vita è servita per creare per te qualcosa che fosse più grande del piccolo corpo che tu vedevi. Qualcosa che non poteva più restare confinata in uno spazio troppo ristretto, per contenere un’intera anima. Ecco: fai ora che i miei immensi colori siano tuoi. Questo incanto è solo tuo, perché lo scopo del mio esistere è quello di amarti: ora, domani, per sempre. Nella minuscola vita di una creatura terrestre e persino nella grande e immensa esistenza dopo la morte.>
Il sole, tra le lacrime, diede allora vita al sorriso più grande mai visto. Ora aveva finalmente compreso: la farfallina non faceva più parte di un mondo tanto lontano dal suo.

E in quell'eterna e ciclica magia, ogni volta che piove e nel cielo è presente anche il sole, i più attenti possono ancora vedere la scia di colori attraversare la volta celeste.
Quella scia variopinta e splendida che rappresenta, come un ponte, l’amore della farfallina dalle bianche ali per il suo astro lucente: la stessa che gli uomini chiamano arcobaleno.


<Quando il destino decide per noi un amore, non si può cambiar rotta come la cambia il vento>.
E allora potranno darvi dei folli, dei sognatori; potranno disilludervi e farvi credere che nulla valga tanto sacrificio d'anima. Potranno cercare di distogliervi da ciò che vi riempie la vita, da ciò che le da un senso, convinti che quel sentimento tanto grande sia solo un capriccio. E che, prima o poi, passerà.
Ma quando nel profondo del cuore è il sole che volete raggiungere, anche se disponete solo di due candide e fragili ali, non lasciatevi trarre in inganno. Amate. 
Amate come mai avete fatto, amate come avreste voluto che amassero voi; amate come se fosse moto indotto di un lento respiro. Liberate i vostri colori, a qualunque costo. Unite il cielo e la terra, il possibile all'impossibile; dipingete l'arcobaleno dal vostro cuore a quello di un altro cielo.
Provateci con tutte le vostre forze, con tutta la vostra testardaggine. 
Perchè delle volte <solo morendo d'amore si comprende cosa significhi veramente viverne>.


Cestini di frolla al riso, pistacchio e ganache alla violetta

Per la frolla di riso e pistacchio
150 gr di farina 00 (Antigrumi Molino Chiavazza)
60 gr di farina di riso (Baule Volante)
40 gr di pistacchi tritati finemente
1 uovo
90 gr di zucchero a velo (Baule Volante)
90 gr di margarina 100% vegetale (Vallé Naturalmente) o burro
1 pizzico di sale

Per la ganache alla violetta
100 gr di cioccolato alla violetta (Bramardi)
100 gr di panna fresca liquida
20 gr di burro (facoltativo)

Per la decorazione
Cioccolato bianco q.b.
Granella di pistacchi q.b.

Nella ciotola della planetaria riunire la farina, la farina di riso, i pistacchi tritati finemente, l'uovo, lo zucchero a velo, la margarina fredda a pezzetti e il sale. Impastare fino ad ottenere un composto piuttosto morbido e omogeneo. Avvolgere in pellicola alimentare e lasciare riposare in frigorifero per ca. 30 min.
Nel frattempo, preparare la ganache alla violetta.
Scaldare in un pentolino antiaderente la panna e il burro. Una volta raggiunto il bollore, togliere dal fuoco e sciogliere in esso il cioccolato ridotto in piccoli pezzi. Lasciar raffreddare e poi montare il composto con le fruste, trasferendolo in una scodella poggiata in acqua e ghiaccio. 
Dopo circa 5/6 minuti otterrete un composto gonfio e cremoso, che lascerete riposare a parte.
Estraete la frolla dal frigorifero e stendere l'impasto ad uno spessore di ca. 4 mm. Con apposite formine tagliabiscotti ricavare tanti piccoli cerchi dal bordo ondulato, posizionarli in stampini di silicone per tartellette e cuocere in forno caldo a 170° per ca. 10 min.
Se lo desiderate, ricordate di tenere da parte un poco di frolla per creare dei piccoli bastoncini che andranno a formare il corpicino delle farfalle decorative (per questi basteranno 5 minuti di cottura).
Una volta cotti i gusci di frolla (ed eventualmente i bastoncini) lasciateli raffreddare bene. 
Nel frattempo sciogliete del cioccolato bianco a bagnomaria e create a vostro piacimento delle alucce bianche, due per ogni tartelletta.
Con l'aiuto di una sac-a-poche farcire i cestini di frolla e spolverarli con della granella di pistacchio. Posizionare su ogni sommità un bastoncino di frolla e posizionare accanto ad esso le ali di cioccolato bianco.
Conservare in frigorifero fino a pochi istanti prima di servire. 

Per te, dolce amica mia. 
Per te cara Ombretta, che sai illuminare sempre la vita di chi ti ama con un meraviglioso sorriso; a te che sai con semplicità far sentire chiunque a casa, nel tuo splendido cuore. 
A te che dipingi con i tuoi colori e la tua essenza l'anima di chi ti sta accanto.
Ti auguro davvero con tutto il mio bene di solcare il cielo d'arcobaleno, per raggiungere i tuoi desideri più grandi; ti auguro di unire il tuo cielo e la tua terra in un abbraccio iridescente. Presto, molto presto. 
Perchè per te amare è donare, è vita, è essenza. Sei speciale, proprio tanto. 
Che tutto l'amore che doni e semini ti ritorni come giardino fiorito, in un'eterna primavera. Ti voglio bene!


Ed infine, ecco i miei ringraziamenti: grazie alla cara Gio di 'Pasta e non solo' e alla dolce Inco, di 'Dolce e Hobby', per avermi pensata assegnandomi nuovamente il Premio Dardos. E grazie di cuore anche alla tenera Barbara di 'Un giorno senza fretta' per avermi donato invece il premio Liebster award.


Siete state davvero carine a pensarmi di nuovo e ho proprio apprezzato il vostro gesto gentile: vi abbraccio fortissimo!

Ringrazio anche con tutto il cuore la carissima Cinzia, di 'L'appetito vien mangiando'; la mitica Licia, di 'Fragole e Panna' e la dolce Rosalba di 'Miele e Vaniglia', per avermi invitata a giocare con 'giochiamo per conoscerci'
Avrei voluto rispondere a tutte e trentatré le vostre curiosità, ma questa volta proprio non ce l'ho fatta. Mi scuso davvero, perché avrei tanto voluto partecipare e ricambiare la vostra gentilezza. Spero comunque di poter rimediare prossimamente, perché siete tanto care e vi voglio davvero bene.

Una serena notte e... vi mando un bacio iridescente!