giovedì 19 settembre 2013

Crepes alla quinoa soffiata e salvia ananas con salsa di tamarillo all’acqua di cocco e cannella

Huechu legò l’ultimo fascio di lunghi e bruni steli, stringendo a più riprese la grezza cordicella che li teneva uniti. 
Posò così l’ultimo raccolto nelle capienti ceste di paglia appese ai fianchi del suo alpaca e sospirò profondamente, levandosi per un attimo il grigio cappello di feltro e portando l’avambraccio al viso per asciugare il sudore che gli imperlava la fronte: il tessuto fresco della sua tunica arancione, attraversata da vivaci linee purpuree, gli diede momentaneo sollievo dalla calura, mentre un torrido e accecante sole di mezzogiorno splendeva alto in un cielo immensamente turchese, vigoroso di energia e di luce.
Il maestoso massiccio dell’Huayna Potosì si ergeva all'orizzonte come un potente sovrano dal capo innevato e l’uomo non poté fare a meno di perdersi tra i suoi lineamenti così aspri, imponenti e rocciosi: le vaste pianure andine, acri e verdeggianti, si stendevano ai suoi piedi larghe e pacifiche, mentre raggi brillanti di luce ridevano vivaci sulla superficie increspata di un modesto lago, incastonato come una gemma limpida in un vasto tappeto di velluto ocra.
Non v’era suono, se non quello del vento. Non v’erano grida, se non quelle lontane di qualche rapace che inseguiva nell'azzurro la sua libertà. Un flebile alito di vento soffiò sul viso di Huechu, che socchiuse gli occhi scuri e pungenti come spilli, mentre l’aria frizzantina accarezzò quel viso ambrato solcato dalla fatica e da una vita passata a lavorare sotto i raggi cocenti del sole: pareva portasse dipinte in viso le brune zolle della pianura andina, arse dal calore e seccate dall'aridità; sembrava che quell'espressione vagamente lungimirante, data dalle sue rughe, custodisse la saggezza di secoli addietro.
L’uomo reclinò il capo all'indietro, respirando profondamente e ritmicamente, abbandonandosi finalmente ad un istante di pace. Poi volse lo sguardo ai cesti pieni del suo raccolto, colmi di quei fasci dall'inestimabile valore: la sacra chisiya mama, madre di tutti i semi e fonte di sostentamento per le loro famiglie da generazioni. 
Fu improvvisamente grato alla terra, mentre pensò alle parole dei suoi avi: <Un chicco è un piccolo mondo. E’ un universo a se stante, che contiene i più importanti principi vitali. Un seme ha bisogno di una terra che lo accolga, che gli permetta di mettere radici; ha bisogno tanto di pioggia quanto di sole; tanto di resistenza per sopravvivere al gelo, quanto dell’amore dorato del sole. Ha bisogno di luce ma anche di ombra> gli ripetevano quegli umili contadini, che dissodavano zolle sull'altipiano di Potosì quando lui era solo un bambino.
<Un chicco è come un essere umano, che conserva dentro sé la vita e ha bisogno di una terra dove piantare le sue radici; necessita di lacrime per divenire saggio e di calore per sentirsi amato. Deve essere forte, per superare il gelo dell’esistenza, come ha diritto all'amore per poter sopravvivere; ha bisogno di luci tanto quanto di ombre>.
Huechu strinse tra le mani la cima di una piantina di kinwa, che rilasciò nel suo palmo una buona quantità di semi. Li passò amorevolmente tra le dita e pensò che in fondo quei chicchi non erano solo l’emblema della vita, che palpita silente nel cuore dell’uomo: erano molto di più. 
Erano il simbolo della forza di tutti gli uomini, tutti quelli che possono chiamarsi fratelli.
Perché un chicco da solo germoglia, ma non fa di un campo una risorsa; un seme da solo può dare frutti meravigliosi, ma che non sfamano un'intera comunità. E’ l’unione di più germogli che crea la vera ricchezza; è la potenzialità di più piante che crea una piantagione.
Per ogni seme che lotta disperatamente per sbocciare, un altro ne trae esempio; poiché l’amore è la forza che muove il mondo e ci dona la possibilità di comprendere quanta gioia si possa trarre dalla solidarietà: per ogni uomo che lotta per seminare il suo cuore ce ne sarà sempre un altro pronto ad imitarlo, rendendo le brulle lande del mondo un luogo colmo di comunanza e di calore. 
Perché un chicco tira l’altro, sempre. La vita chiama altra vita. E germoglia splendidamente in amore.


Crepes alla quinoa soffiata e salvia ananas con salsa di tamarillo all’acqua di cocco e cannella
(dosi per ca. 6 piccole crepes, prive di glutine e di lattosio)

Per le crepes alla quinoa soffiata e salvia ananas
80 gr di farina di Quinoa (Priméal)
160 ml di latte di Quinoa e Riso (The Bridge)
15 gr di burro 100% vegetale (Provamel, senza glutine e lattosio)
3/4 foglie di salvia ananas fresca
20 gr di zucchero di canna integrale (Dulcita AltroMercato)
1 uovo
1 pizzico di sale
Quinoa soffiata (Priméal) q.b.

Per la salsa al tamarillo all’acqua di cocco e cannella
175 gr di polpa sbucciata di tamarillo*
160 ml di acqua di cocco al naturale (Isola Bio)
150 gr di zucchero integrale di canna (Mascobado AltroMercato)
Cannella q.b. (io ho optato per un cucchiaino, ma si può dosare a piacere)
  
*Il tamarillo è un frutto sudamericano chiamato anche ‘pomodoro d’albero’ per la sua somiglianza al pomodoro, appunto. Viene coltivato nelle Ande del Perù, del Cile, della Bolivia, della Colombia e dell’Ecuador. Il suo sapore non è estremamente dolce ed è quasi simile a quello di un pomodoro, ma è molto più fruttato. Non disperate, non è impossibile da trovare! Se dalle vostre parti non ci sono negozi di frutta esotica che lo vendono, potete tranquillamente acquistarlo nel reparto frutta di un qualsiasi ipermercato Auchan! Non è per mero vezzo che l’ho utilizzato (quindi non uccidetemi) ma desideravo creare una ricetta che mi portasse là, tra i profumi e sapori delle Ande.

Preparare prima di tutto la salsa al tamarillo. Sbucciare i frutti e tagliarne la polpa a pezzettini, fino ad ottenere in peso la quantità necessaria (se ve ne avanza, è ottimo con zucchero e limone!). Metterla in un pentolino piuttosto alto, antiaderente, aggiungendo lo zucchero, l’acqua di cocco e la cannella in polvere. Cuocere fino a che il composto non inizierà ad essere viscoso, levare dal fuoco e frullare il tutto fino ad ottenere una consistenza liscia e vellutata. Cuocere poi per altri due o tre minuti, fino a che la salsa non si sarà definitivamente addensata. Lasciar freddare.
Dedicarsi dunque alla preparazione delle crepes. Mettere in un recipiente la farina di quinoa, il latte di quinoa e riso, lo zucchero e un pizzico di sale. Frullare fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere poi l’uovo sbattuto e il burro vegetale sciolto. Amalgamare bene, aggiungere le foglie di salvia ananas tritate grossolanamente e porre in frigo a raffreddare per ca. 30 minuti.
Passato il tempo d’attesa, procurarsi una padellina antiaderente di piccole dimensioni e ungerla leggermente con burro vegetale. Mentre si scalderà, aggiungere della quinoa soffiata (a piacere) al composto tolto dal frigorifero, amalgamando bene per distribuire i chicchi in modo omogeneo. Con un mestolino prelevarne un po’ e procedere alla cottura delle piccole crepes.
Una volta pronte, riempirle con la salsa di tamarillo all'acqua di cocco, piegarle in quattro e servire tiepide.

Ho pensato a lungo, cercando profumi e sapori che potessero condurmi in terre lontane. Alla fine ho pensato di usare questo chicco dalle grandi potenzialità nutritive, la famosa chisiya mama, per creare qualcosa da regalare con affetto all'iniziativa di Progetto Mondo Mlal.
Non potevo certo mancare, quando si tratta di donare qualcosa per uno scopo così alto e importante. Volevo essere io per prima quel chicco pieno di vita che si apre donando il suo cuore, a tutti coloro che chiamo fratelli; sperando che l’amore possa essere contagioso e che un chicco possa tirarne un altro.
Aderisco pertanto con questo mio piccolo pensiero alla nuova raccolta ProgettoMondo Mlal, perché nessuno mangi più da solo!


Poi un pensiero particolare a te, Sandrina. A te che sei un chicco splendido, che non ha paura di aprirsi regalando il suo immenso amore; che ha il coraggio di resistere alla pioggia e al gelo, tenendo le radici ben salde nel terreno del cuore. A te che sei riuscita a fermare lacrime per riportare il sole, che doni la tua energia pensando prima al prossimo che a te stessa. Una dedica con affetto e immensa riconoscenza, con estrema amicizia e calore. 
Ti voglio tanto, tanto bene, mio semino dai poteri straordinari.

Grazie infine alle amiche dolcissime che mi hanno pensata nuovamente nell'assegnazione di premi: riceverli ancora è per me come averli sempre per la prima volta. Grazie immensamente alla cara Virgi e alla cara Franci per aver pensato a me, donandomi il premio Blog 100% Affidabile. E grazie con tutto il cuore alla tenera Rossina e alla gentilissima Manu per avermi fatto dono del premio The versatile blogger award
Tutto il bene che mi avete fatto in pensieri e parole, in questo momento di confusione e grigiore, lo auguro a voi triplicato amiche mie. Con affetto sincero e tanta, tanta gratitudine!

Colgo l'occasione per scusarmi se ultimamente sarò di nuovo poco presente. 
Purtroppo sapevo che prima o poi gli impegni e i problemi si sarebbero ripresentati, necessitando di tempo per essere risolti. Scusatemi, quindi, se a breve potrò essere solo saltuariamente attiva: non appena potrò, non mancherò di correre a darvi un grosso abbraccio e ricordarvi quanto vi voglio bene. 
Un bacione con immenso affetto. Vi porto con me.


giovedì 5 settembre 2013

Meline di grano saraceno integrale e noci brasiliane con mousse di mele al basilico viola

Un tiepido alito di vento le scompigliò all'improvviso i lunghi capelli rossastri e l’ultimo raggio di sole, pigro e ambrato, le infiammò le ciocche di un fulvo colore ramato. I suoi limpidi occhi verdi si persero distratti tra gli ipnotici dondolii dell’erba, mossa dalla brezza serale; la danza silenziosa di una libellula, sospesa a mezz'aria  la incantò improvvisamente e la rapì. E in quel silenzio surreale, scandito dal placido gracidio dei grilli, solo qualche farfalla volava salutando l’inizio di settembre; solo qualche merlo dagli occhi curiosi saltava da un ramo all'altro  frusciando tra le fronde degli alti aceri color ruggine. 
Josephine chiuse gli occhi. Posò il grosso libro che stava leggendo accanto a se, nel prato, abbandonandosi all'indietro fino ad incontrare il soffice manto verde dell’erba.
Respirò voluttuosamente l’aroma intenso dei grossi cespugli di basilico violaceo che la circondavano, desiderando che quell'istante non terminasse più. La giovane ne staccò distrattamente una foglia e la portò alle narici, lasciando che il suo profumo le avvolgesse i sensi e l’anima; sentì la fioca luce crepuscolare illuminarla fin dentro, mentre l’aria frizzantina giocava con le pagine del suo volume aperto, girandole casualmente avanti e poi indietro. Ripetutamente, lievemente: tanto che pareva che delle dita invisibili cercassero tra le righe d’inchiostro qualche prezioso segreto da rubare e portare lontano con se. La ragazza si voltò, sprofondando con la guancia nei teneri fili d’erba, fissando per un po’ il suo tomo perso tra le margherite: d’improvviso, dei dolcissimi ricordi le affollarono la mente non meno che il cuore, in una sorta di profondo e languido pensiero.
Era solo una bambina, quando all'inizio dell’autunno si sedeva sul grosso tavolo in legno del nonno e riapriva i suoi numerosi libri di scuola; era distratta e irrequieta, davanti a pagine che parevano non terminare mai e non dicevano nulla che potesse distrarla dal pensiero di correre a giocare in cortile. Troppe volte l’adorato anziano la sgridava, ricordandole che il dovere veniva sempre prima del piacere.
<Devi concentrarti su quello che stai leggendo!> le ripeteva sempre <Non puoi dire di conoscere una storia se non vai con ordine, se non ne carpisci il senso!>
E quando lei sbuffava, non sapendo da dove iniziare, lui le ricordava che sarebbe semplicemente bastato leggere la prima pagina che aveva davanti.
Sì, perché il nonno adorava leggere e le aveva trasmesso crescendo questa preziosa passione, che finirono per condividere fino al giorno in cui il suo angelo dai capelli bianchi si ammalò e decise che sarebbe volato via.
Furono giorni difficili per lei; giorni in cui non si rassegnava all'imminente perdita, torturandosi d’angoscia e d’impotenza, di confusione e paura. Ma ancora una volta fu la calda e rassicurante voce del nonno, in un flebile soffio prima di tacere per sempre, che le donò il coraggio e la verità più grande.
<Ricordi quando da piccina ti angosciavi davanti a quei libri di scuola? Quando giravi follemente le pagine all'indietro  perché distratta non ti ricordavi quello che avevi da poco letto e poi, non contenta, le giravi nervosamente in avanti poiché avevi fretta di sapere quanto ti mancava a finire? Ecco, ricordi cosa ti dicevo sempre?> le aveva sussurrato, stringendole la mano con un tenero sorriso <Devi dedicarti alla pagina che hai davanti. Anche adesso, perché non devi dimenticare mai che stai leggendo ogni giorno il grande volume della tua vita: non puoi vivere guardando sofferentemente al passato e abbandonandoti angosciosamente ad un futuro non ancora scritto. E’ all'oggi che ti devi affidare. Devi scorrere ogni giorno la pagina del tuo presente con calma, assaporandola e riflettendo su ogni singola parola che troverai scritta su quel telo bianco. Perché tu non tralasci niente, perché non ti sfugga niente; perché sia la radice che diverrà un solido passato e il tralcio armonico di un lucente futuro. Fai che quella storia t’appartenga, vivila nel bene e nel male; fai che i tuoi passi siano l’avventura più bella e tormentata che sia mai stata narrata. Conosci il tuo cammino, allontana la confusione, persino quando avrai perso le speranze o avrai timore di agire e sbagliare. Scrivi con i gesti, con le coraggiose decisioni, con i tuoi errori; con le tue risate e con i tuoi pianti. Ama la tua storia così com'è  così come l’hai voluta. E se vorrai ritrovarmi, te ne prego: sfoglia il tuo volume fino a dove mi vedrai nuovamente sorridere. Io sarò lì, sempre su quel tavolo di legno, a leggere con te.>
Poi era sopraggiunto il silenzio: da quel doloroso pomeriggio erano passati anni ormai e lei era diventata una donna. Ma ancora quella voce soave era in grado di riempirle gli occhi di commozione e pianto, quando riaffiorava alla mente.
Josephine allungò così il braccio e richiuse lentamente il volume disteso nell'erba  lo strinse al petto, avvicinandolo il più possibile ai battiti del suo cuore. Poi estrasse dalla sua borsa bruna una dolcissima mela e l’addentò, cercando il suo angelo tra le nubi candide del cielo e nell'aroma semplice di quel succoso frutto.
Ricacciò indietro le lacrime, con fatica ma con maturata consapevolezza. Perché lo aveva promesso: da quel lontano giorno aveva deciso che era pronta a viverla, quella misteriosa e talvolta incomprensibile vita; istante per istante, iniziando ogni volta da lì: dalla prima pagina che si sarebbe trovata davanti.


Talvolta viviamo il nostro presente in preda all'angoscioso ricordo del passato e in balia delle preoccupazioni per un futuro ancora non scritto. Giriamo follemente all'indietro le pagine del nostro libro della vita, nel tentativo di cambiare quello che abbiamo già passato; nel tentativo di rileggere parte di esso che non capiamo, che ci pare incomprensibile o che risveglia in noi antichi dolori e rancori. Non contenti, saltiamo al contempo il presente per andare a sfogliare spesso pagine di un futuro ancora non scritto, preoccupandoci per quello che potrebbe riservarci l’avvenire in quella cellulosa pallida, ancora bianca e intatta.
Viviamo nella perenne attesa di qualcosa, senza mai ancorarci a ciò che è veramente importante, a ciò che cambierebbe davvero la nostra sorte se solo gli prestassimo ‘la dovuta attenzione’: il presente. Quella pagina aperta davanti ai nostri occhi, che ci da potere di scrivere attivamente e di cominciare ad essere consapevoli da oggi. Da subito. Perché non potremo mai carpire il senso di una storia, se non procediamo con ordine e non gli diamo l’interesse che merita. Perché forse dovremmo solo incominciare da lì, da quel foglio bianco che abbiamo di fronte agli occhi, desideroso di essere contemplato e assaporato in ogni suo istante, per divenire solido passato e promettente futuro. Proprio da lì, quando siamo titubanti: dalla prima pagina che, come un prezioso dono, ci troviamo ogni giorno aperta davanti.



Meline di grano saraceno integrale e noci brasiliane con mousse di mele al basilico viola
(ricetta priva di glutine e di lattosio)

Per la frolla (dosi per ca. 6 crostatine)
100 gr di farina bianca (Mix senza glutine Shar)
20 gr di farina di grano saraceno integrale (Fior di Loto)
5 gr di amido di mais
50 gr di noci brasiliane triturate
50 gr di margarina 100% vegetale senza grassi idrogenati (Vallè Naturalmente)
50 gr di zucchero a velo vanigliato (Eridania, senza glutine)
1 cucchiaio di latte di riso
1 pizzico di sale
1 tuorlo

Per la mousse di mele al basilico viola
2 piccole mele golden
1 cucchiaio di zucchero di canna integrale (Alce Nero)
4/5 foglie fresche di basilico viola
3 cucchiaini di succo di limone

Preparare la frolla miscelando farine, sale, zucchero, margarina, tuorlo, noci brasiliane triturate e il cucchiaio di latte, avviando l’impastatrice (o procedendo a mano) fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Avvolgere nella pellicola e lasciar riposare in frigorifero per ca. 30 minuti.
Nel frattempo preparare la mousse di mele. Sbucciare le piccole mele e tagliarle a cubetti, irrorandole con il succo di limone affinché non anneriscano. Passarle successivamente in un mixer insieme a 4/5 foglie di basilico viola, fino ad ottenere un composto vellutato. Trasferirlo in un pentolino con il cucchiaio di zucchero di canna e cuocere fino ad ebollizione o finché non si sarà un poco asciugato e rappreso.
Stendere la pasta frolla ai pinoli ad uno spessore di ca. 4 mm e rivestire delle formine antiaderenti a forma di mela. Distribuire in ciascuna di esse della mousse alle mele e basilico e, con i ritagli della pasta, coprire con delle striscioline incrociate. Se gradite, tenetene un po’ da parte per creare delle piccole foglioline di frolla da posizionare accanto al picciolo.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per ca. 20/25 minuti, fino a che le meline non saranno dorate.
Sfornare e lasciar raffreddare prima di gustare insieme ad un delizioso tè.

Desidero infine ringraziare con tutto il cuore la dolcissima Lara de La barchetta di carta di zucchero e i magnifici tesori dell’Agriturismo Cà Versa per avermi nuovamente assegnato il premio Blog 100% affidabile. Sono gesti che apprezzo tanto, in quanto segno di affetto e amicizia per me molto preziosi. Grazie dunque, con sincerità e bene. Possa il libro della vostra vita essere una splendida avventura, piena di sorprese e mai di rimpianti. Vi voglio bene!

Vi auguro una buona serata. Che abbia il profumo del cuore, carissimi/e.