giovedì 29 settembre 2016

'Il Rovo di Bosco. Racconti e ricette per i sensi e per l'anima'

Oggi è il 29 settembre. Ed è il mio compleanno. 
Quanti di voi mi conoscono, sanno che non ho mai amato particolarmente festeggiarmi, forse perché in giorni come questi si riflette di più, si fanno bilanci e si percepiscono le emozioni dieci volte tanto, positive o negative che siano. 
Eppure in questi anni, da quando vi ho incontrato, la solitudine che da sempre mi accompagna si è trasformata in presenza, dolcezza e condivisione. 
Tutto questo grazie a voi, il dono più bello che potessi ricevere: un dono che dura tutto il giorno, tutti i giorni, non solo una volta l'anno. Se solo si potesse esprimere il sincero affetto che mi lega a voi, la riconoscenza, la gratitudine, credo che non basterebbero milioni di righe, centinaia di fogli o quaderni che amo riempire. Sì, perché ciascuno di voi ha colorato il mio mondo, il mio piccolo bosco, tanto spesso solitario e nascosto, in un modo del tutto originale: c'è chi è arrivato in fondo al mio cuore, chi mi ha insegnato tanto in cucina, chi mi ha ascoltata; chi ha pianto con me, chi ha riso con me; chi mi ha dato coraggio, chi mi ha sopportata e anche perdonata. C'è chi non mi ha fatto sentire più sola né incompresa. E, soprattutto, amata. Esiste qualcosa di tanto grande che potrei fare per voi, per ripagarvi anche un poco? Mi avete accolta con i miei difetti, forse più numerosi dei pregi. Con la mia incapacità di vivere come una persona comune, con le mie debolezze e con la semplicità che vi contraddistingue: unica.
Per questo oggi dedico a tutte/i voi questa piccola ma sentita raccolta. 
Una minuta opera, forse come tante, ma che vuole raggiungervi sicuramente per starvi vicino. Non vanto un grande nome, non vanto chissà quali capacità. Questo è solo un modesto passo in confronto a quelli che molte di voi hanno fatto, per le quali sono immensamente felice: ma è un passo comunque significativo per me. 
Quando ho iniziato a soffrire, anni fa, ho iniziato a lottare. E ho sempre voluto imparare dal dolore, perché non fosse vano. Ho sempre desiderato che nessuno provasse lo sconforto e la solitudine che scava fino nel fondo dell'anima e annienta. Ho iniziato a scrivere non perché per me essere scrittrice significa vedere il proprio nome sulla facciata di un testo: ma perché volevo che le mie parole raggiungessero chiunque potessi aiutare, confortare, abbracciare... 'attraverso' un testo. Ho sempre voluto la gioia degli altri, perché so che significa non averne per me.
Perciò... a chi mi ama, a chi amo e anche a chi non mi corrisponde, sì. Tutto il mio cuore.
E' per voi, per voi tutte/i. Vi mando un pochino di me, se lo gradirete. 

Edita da Edizioni Eventualmente. da oggi potrete trovare nelle librerie e online, presso LaFeltrinelli, Ibs, Amazon, LibroCo, Rizzoli e Libreria Universitaria, la raccolta di alcune delle più belle storie e ricette de 'Il Rovo di Bosco', insieme a tanti nuovi racconti dal mio cuore al vostro. 
(p.s. chiedo scusa per l'eventuale attesa nella spedizione in alcuni siti online. E' l'inizio, ma presto presumo ci sarà più disponibilità!)






Spero che questo lavoro possa piacervi. 
Io continuerò ad aspettarvi qui, appena posso, per condividere nuovi racconti e ricette, nuovi progetti futuri e tanta, tanta voglia di volervi bene. 
Così, nell'unico ma sentito modo che io possa mai donarvi.
Vi abbraccio. 

lunedì 19 settembre 2016

Danzate, o Menadi, con Taste n.22!

Ci sono momenti in cui l'autunno non giunge solo per i cespugli, per le chiome degli alberi e per i fiori nei prati. Ci sono istanti in cui non sono soltanto le foglie, ormai dipinte di ruggine e ottone, a cadere a terra inermi e a coprire i sentieri di una tenera malinconia: esistono periodi della vita in cui questa stagione arriva anche per noi, intimamente e lentamente, addormentando l'energia e l'allegria che ci avevano pervaso nelle estati della nostra quotidianità. 
Un amore perduto, un sogno infranto, una speranza disillusa. Una delusione profonda, un fallimento personale o professionale, un inaspettato tradimento che ci fa perdere la fiducia nelle persone e nelle cose. Ed ecco che ad uno ad uno i nostri petali cadono, lasciandoci nudi e in balia della rassegnazione, del dolore o talvolta anche della rabbia. 
<E' tutto finito> ci diciamo, quasi privi di forze e di energia per continuare <Ormai non è più il mio tempo, non c'è posto per me>. Non ci sentiamo più degni di niente e pensiamo che ormai <il meglio se n'è andato per sempre>, cogliendoci impreparati quando il sole, il caldo e l'abbondanza erano venuti a farci visita. 
E noi non l'avevamo capito. 
Eppure, proprio guardando quegli arbusti apparentemente privi di vigore e abbondanza, dovremmo accorgerci in realtà di quanto l'autunno non sia ciò che credevamo fosse: non è decadimento, non è il termine di qualcosa. E' proprio quando tutto pare appassire, che il cielo si trasforma in un fuoco meraviglioso; è quando i rami si spogliano che i sentieri si trasformano in tappeti d'oro, rame e seta; è quando non ci sono più germogli, che ci vengono offerti i frutti più dolci, succosi e belli. 
Smettete di pensare che nulla fiorirà più. Smettete di convincervi di avere perso qualcosa per sempre, o di non avere più sogni da realizzare. Siate come le Menadi votate a Dioniso, che si inebriavano del dolce nettare dell'uva, di canti e danze lunghe fino all'alba, senza avere timore di reclamare la vostra parte di felicità, di vittorie e di emozioni.
Siate meravigliosamente 'folli', allontanatevi da ciò che sembrate apparire per riscoprirvi ciò che non sapevate nemmeno di poter essere, lontano da schemi e preconcetti.
Non è mai tutto finito. 
Dite a voi stesse che ogni momento è buono perchè qualcosa <inizi ora>. Perchè c'è tempo, finchè c'è tempo; perchè ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio.

Vi aspetto allora tra le pagine del nuovo Taste&More n. 22, per una dolce e avvolgente danza dionisiaca, profumata di spezie, nocciole, moscato e fichi maturi. 

<[...] Non abbiate paura di sbagliare, di essere incomprese, di mutare rotta o di ubriacarvi di passione: verrà sempre un momento in cui il tempo cambierà e potrete ancora decidere di essere diverse insieme a lui. Vivete dell’oggi senza remore, appagatevi con grappoli profumati che saranno presto vino, con l’abbondanza di sensuali fichi maturati tra il rossore autunnale.
Osate, osate sempre. Perché se l’amore genera sogni è solo la follia che talvolta li rende reali.>






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A presto, dunque: che questo autunno non sia per voi il momento in cui vedrete foglie cadere, ma l'occasione di riscoprire nuovi e dorati tramonti. 
Nella speranza di condividere un altro pezzetto di cuore con voi, che mi siete tanto cari/e, vi abbraccio come sempre con immenso affetto!

lunedì 12 settembre 2016

Le preghiere di donna Gertrude

Impugnando delicatamente una maniglia di ferro battuto intrecciata, Gertrude fece il suo ingresso nella chiesa, stagliandosi come un’ombra sulla lingua di luce che illuminò il pavimento della navata. La pesante porta di legno si chiuse alle sue spalle con un sordo cigolio, un piccolo eco che parve tuttavia un improvviso frastuono, nel fragile silenzio del luogo di preghiera.
La donna sfilò i guanti scuri e, accennando un composto inchino, si fece il segno della croce e volse lo sguardo all’altare. Un’alta bifora collocata al centro dell’abside lasciò filtrare netti e luminosi raggi di luce, che avvolsero in un abbraccio soffuso una antica croce lignea, posizionata dietro ad un modesto altare di pietra. Il volto sofferente e delicato di Gesù, di minuziosa manifattura trecentesca, vegliava ancora, dopo tanti secoli, sui fedeli che ogni giorno entravano nella graziosa cappella romanica, conferendo a quell’ambiente sacro un’aria di intimo raccoglimento.
La pia signora amava godersi quei momenti mattutini nel silenzio, ancora profumata dall’aroma del caffè sorseggiato a colazione. Attendendo l’arrivo degli altri parrocchiani per la Santa Messa, le sue scarpe di cuoio nero, dalle stringhe strette in un’asola pressoché perfetta, si muovevano sempre rapidamente sul lucido pavimento marmoreo della chiesa: il rumore secco e cadenzato dei suoi tacchi rimbombava nella navata e nelle nicchie laterali, turbando la morbida pace della cappella. Ma Gertrude non provava disagio, ne era quasi compiaciuta: il suono cadenzato dei suoi passi era certamente un modo del tutto personale per far notare la sua esistenza, perché tutti constatassero quanto lei fosse presente, ogni giorno alla stessa ora, per comportarsi come un’umile serva al cospetto del Signore. Si prodigava allora ad accendere candele, a fare offerte inserendo tintinnanti monete nella fessura dell’offertorio, a controllare la freschezza delle rose e delle gerbere nel vaso bronzeo della statua della Vergine, per sedersi poi in prima fila tra le panchine della chiesa e pregare.
La donna era la prima tra i fedeli a presentarsi in chiesa, inginocchiarsi, ascoltare la messa e l’ultima ad uscire dalla porta per tornare a casa e preparare il pranzo. E, nell’attesa che la funzione iniziasse, aveva così tanto a cuore il suo prossimo che la tentazione di squadrare chiunque le si avvicinasse, per caso o con coscienza, era oltremodo irresistibile: ma Gertrude non era curiosa, certo che no. Era ovviamente mossa da spirito di fratellanza, dalla compassione e da un genuino interesse verso le vite degli altri. Amava sentirsi parte della comunità, dando il buon esempio ed elargendo consigli a coloro che, al suo contrario, non conoscevano quella spinta forte della fede che non fa dubitare mai. Così ogni mattina, infilandosi in bocca una di quelle caramelle all’anice che tanto amava, dava inizio a quell’intimo dialogo tra se stessa e l’ignaro suo prossimo.
Non mancava di notare quanto i tempi fossero cambiati, quanto le persone non usassero più un abbigliamento consono ad un luogo di culto: madri che indossavano grembiuli fin troppo scollati, incapaci di insegnare ai figli l’educazione, dal momento che riuscivano sempre a piangere e a disturbare durante l’omelia. Per non parlare di quei fanciulli che non riuscivano a stare fermi un attimo, girovagando per le sedie e disturbando la preghiera degli astanti. Quante volte aveva roteato gli occhi, strizzato solennemente le palpebre, facendo appello a tutta la sua integrità per non sbottare! Ovviamente non poteva mancare di constatare come la carità non fosse più contemplata, dal momento che qualcuno si presentava trafelato e in ritardo alla celebrazione eucaristica, con le borse piene di frutta, verdura e pane, senza riservare neanche una moneta da destinare alle opere di bene della parrocchia. Le persone spendevano ormai per il futile, per i propri bisogni terreni, ma si sarebbero pentite un giorno di non aver pensato alla loro anima. E i pensieri rivolti a Dio?
<Figuriamoci> rifletteva donna Gertrude, stringendo in un pugno l’alto e abbottonato colletto della camicia e scuotendo lievemente il capo, in un fremito di indignazione <Certe persone, ahimè, hanno pensieri solo per se stesse>.
Menomale che l’Altissimo, nella sua immensa bontà, avrebbe perdonato infine tutti i peccatori.
La donna lanciò uno sguardo ispirato al crocefisso, battendo rassegnata le mani tra loro e congiungendole in gesto di supplica.
<Signore> iniziò a pregare, mentre l’odore pungente e penetrante dell’incenso si era diffuso tra le panche in noce <Eccomi a te, in questo nuovo giorno, per affidarti nuovamente il peccato del mondo. Liberalo dal male, dalle tentazioni e dalle lusinghe dell’inferno. Satana è ormai ovunque, permea la quotidianità indicando all’uomo la via della perdizione!>
Gertrude sospirò, dietro allo scuro velo di pizzo nero che le copriva il capo e il volto.
<Accetta le mie preghiere per i miei fratelli, che non conoscono la forza della fede e la purezza dell’animo! Aiutali a non cadere nella volgarità, nella malizia. Aiutali a riscoprire la carità, l’educazione virtuosa per i figli. Aiutali ad essere pii e colmi di modestia, umili e onesti. Salvali dalla perversione e dalla colpa che li sta affliggendo, te ne prego. Sii buono con loro, che non riescono a vedere il peccato che commettono!>
Così facendo, bisbigliò sottovoce qualche invocazione ai Santi e si fece nuovamente il segno della croce. Si alzò compostamente dal genuflessorio e prese posto sedendosi sulla panchina retrostante, afferrando il libretto del canto che i chierichetti avevano distribuito poco prima tra i fedeli.
Attese qualche istante, finché sentì chiaramente una voce soave e pacata chiamare il suo nome. Gertrude sollevò fulmineamente il capo, pensando che il sacerdote avesse bisogno di lei in sagrestia, senza tuttavia scorgerlo da nessuna parte: l’altare era deserto.
La donna aggrottò la fronte, un poco smarrita.
<Gertrude, sono io> continuò la dolcissima voce, provenendo senza ombra di dubbio dall’antico crocefisso che adornava l’abside.
Donna Gertrude spalancò gli occhi sorpresa, poggiando le dita sulla bocca con aria incredula e scuotendo il capo.
<Povera, povera Gertrude> continuò il crocefisso <Sei così attenta a criticare i gesti degli altri da dimenticare di giudicare prima te stessa e la tua presunzione. Trovi malizia e peccato dovunque guardi e non ti accorgi che il vero peccato non è là fuori: si nasconde in realtà nei tuoi occhi>
La donna abbassò il viso, avvampando di un lieve rossore.
<Gertrude, prega. Continua a pregare> le disse infine quella santa voce <Ma questa volta, invece di farlo per i tuoi fratelli, prega perché ci sia qualcuno di loro disposto ad intercedere anche per te>.






Frollini alla farina di riso e sorgo integrale con caffè, anice e marmellata di prugne
(senza glutine, senza lattosio*)

180 g di farina di riso
30 g di farina di sorgo integrale
10 g di fecola di patate
1 uovo
50 g di burro delattosato
50 g di zucchero integrale di canna
3 cucchiai di caffè forte
1 cucchiaio di liquore all’anice
1 pizzico di sale
½ cucchiaino di lievito vanigliato

Marmellata di prugne q.b.

* verificate che gli ingredienti che utilizzerete siano certificati e sicuri.

Mettete le farine in una planetaria e aggiungete il sale, il lievito, lo zucchero e il burro delattosato a pezzetti. Avviate il robot e, quando tutto sarà amalgamato, aggiungete l’uovo, il caffè e il liquore all’anice. Lavorate l’impasto fino a che non sarà nuovamente omogeneo. Avvolgete il composto nella pellicola alimentare e lasciatelo riposare per almeno due ore nel frigorifero.
Passato il tempo di riposo, stendete l’impasto su una spianatoia e trasferitelo ancora per un quarto d’ora nel frigorifero prima di tagliarlo con la formina per biscotti: essendo l’impasto molto morbido, questo vi faciliterà nella creazione dei frollini.
Infornateli quindi a 170°C per ca. 10/12 minuti, fino a che non saranno dorati.
Una volta ben freddi, farciteli con la marmellata di prugne e accoppiateli due a due.
Ovviamente, potrete impastare gli ingredienti anche a mano e tagliare l’impasto con la formina che più preferite! Pregherete.. che non finiscano più.

E a piccoli passi, con calma e pazienza... riesco a condividere anche questa volta con voi, che mi siete cari/e, pensieri e moti del cuore. Grazie, con affetto, a chi è qui con me sempre. Siete veramente qualcosa di prezioso e io vi auguro di riuscire a vedere in questo mondo solo cose belle... tutte quelle che di certo meritate, lontano dalla malizia e da ogni pregiudizio. Siamo perfetti perchè imperfetti, dopotutto. E il cielo ci ha voluto così: non permettete a nessuno di farvi sentire sbagliati o indegni. Mai.

Un abbraccio e a presto!