lunedì 10 luglio 2017

Michela e il pesciolino sulla riva del mare / Michela and the little fish on the shore

Un candido gabbiano annunciò alto nel cielo l’arrivo dell’ennesimo tramonto sul mare. All'orizzonte il sole si allungò placido sull'immensa distesa d’onde color cobalto, disperdendosi in milioni di scintillii argentei che sorridevano vivaci sulla superficie dell’acqua. Tra lingue di spiagge impalpabili e falesie a strapiombo sulla costa, gruppi di abitazioni dai delicati toni pastello assistevano come nostalgici sognatori al commiato del giorno, attendendo il ritorno degli ultimi stanchi pescatori che trascinavano a rilento le loro imbarcazioni verso ormai deserte rive ghiaiose.
Ritmicamente, come in un’ancestrale danza, i flutti accarezzavano gli arenili scuri e sabbiosi per poi ritirarsi nuovamente al largo, sussurrando fresche parole che arrivavano a cullare le vastità dell’anima: quell’universo inquieto e talvolta incomprensibile che ogni essere umano porta nel cuore, quell’essenza tanto simile al moto delle onde che non conosce immobilità, proprio come la frenesia a cui abitua la vita. E Oscar non voleva ascoltare altro che la voce rasserenante del mare, ogni volta che il suo spirito si agitava in una silenziosa tempesta: da un vecchio molo ligneo costruito su piatti scogli, ammirava la forza di quell’acqua turchese, mai ferma né paga; ammirava l’equilibrio che essa sapeva trovare, nonostante il vento non le permettesse mai di ottenere riposo.
Con l’arrivo di ogni calda estate, quello era senza dubbio un intimo momento quotidiano a cui non poteva rinunciare, in grado di rasserenarlo e rinfrancarlo: respirava la fresca brezza serale, ascoltando il mare sospirare rumorosamente per poi espirare nel disciogliersi in schiuma.
Eppure, in quella pacifica estasi, capitava ogni tanto che qualcuno di molto speciale giungesse all’imbrunire per fargli un poco di compagnia: Oscar si accorse di non essere più solo quando sentì pronunciare da lontano il suo nome dalla voce di una giovane ragazza, e percepì le assi del pontile scricchiolare sommessamente alle sue spalle.
Michela si avvicinò a piccoli e veloci passi, mentre il vento gonfiava l’ampia gonna bianca dell’abitino di cotone che indossava: il ragazzo la trovò oltremodo graziosa, mentre con un braccio tentava di domare i movimenti involontari del tessuto e con l’altro sorreggeva un cestello intrecciato che appariva per lei forse un po’ troppo ingombrante. Oscar non conosceva l’amica da molto, ma era bastato qualche tramonto per far sì che gli paresse di conoscerla da sempre: con la sua innata purezza e semplicità, Michela pareva un’anima giunta direttamente dai flutti; una dolce sirena dalla lunga chioma riccia e dallo spirito genuinamente fresco e brioso.
<Speravo di trovarti ancora qui, oggi ho fatto tardi ma…> disse la giovane, togliendo i sandali chiari e accomodandosi vicino a lui, sorridendogli vivacemente <Non ho potuto resistere: guarda qui, non le trovi a dir poco stupende?>
La ragazza mise a bagno i piedi nell'acqua cristallina e poggiò sulle ginocchia la cesta di vimini, mostrando orgogliosa ad Oscar una gran quantità di rosse e carnose ciliegie mature.
<Serviti pure> lo invitò lei, portandone alla bocca una e assaporando il loro gusto pieno e vermiglio, ancora caldo di sole.
Il ragazzo tuttavia non parve molto interessato e sospirò, scuotendo il capo dispiaciuto.
<No, ti ringrazio. Sono meravigliose ma oggi non sono dell’umore> le rispose, mordendosi le labbra e abbassando cupamente il viso. E d'un tratto, anche il volto di Michela si rabbuiò.
<Che ti succede? Hai un’aria così triste, da un po’ di tempo a questa parte> notò lei, aggrottando le sopracciglia.
Oscar scrollò le spalle e sollevò distrattamente una bottiglia posata accanto a lui, sorseggiando il suo fruttato contenuto per stemperare l’evidente imbarazzo a fronte di parole che non riusciva a pronunciare. Trattenne un poco la birra ghiacciata in bocca, per poi deglutire e stropicciarsi la corta barba bionda con fare pensoso.
La giovane vide lo sguardo vacuo del ragazzo disperdersi tra i flutti, malinconicamente svuotato di ogni emozione: le sue iridi turchesi parevano aver quasi perduto il loro vivace smalto, a confronto dei toni vibranti delle onde.
<Credo di essere confuso> le confidò poi tentennando, massaggiandosi lentamente il retro del collo con una mano <E’ che nulla mi è chiaro, di questi tempi. Mi assalgono un’infinità di pensieri, di problemi, di preoccupazioni. Tutti mi dicono che devo reagire, che devo fare qualcosa per uscire da questo buio: eppure, mi crederesti? Qualsiasi cosa io provi a fare, in qualsiasi direzione io tenti di muovermi, le cose paiono solamente complicarsi e questo non mi porta a nulla. Non ho più il controllo della mia vita e questo mi fa enormemente rabbia>.
Oscar raccolse così un ciottolo grigio e rotondo che giaceva immobile su una delle assi del pontile, sbiadite e bruciate dal sole, scagliandolo con impeto nelle acque del mare.
Michela osservò il sasso infrangersi repentinamente sulla superficie delle onde e sprofondare tra esse, scendendo lento verso il basso. Poi si voltò verso il ragazzo e, allungando delicatamente l’esile braccio verso di lui, gli posò la mano sulla gamba per attirare la sua attenzione.
<La vuoi vedere una cosa?> sussurrò l’amica ammiccando, facendolo sussultare.
La ragazza prese così a scuotere vigorosamente le gambe nell’acqua, sollevando una gran quantità di sabbia dal fondale e spaventando un piccolo gruppetto di pesci che si era avvicinato alla riva.
Oscar guardò basito l’acqua torbida e spalancò le braccia interdetto, come se si aspettasse una giustificazione sensata di fronte ad un gesto improvviso che di assennato sembrò avere ben poco: la sua espressione parve a Michela così buffa che lei non poté fare a meno di scoppiare in una fervida risata.
<Ecco qui> lo incalzò, stendendosi all'indietro e poggiandosi sui gomiti <Dimmi, se uno di quei pesci non avesse fatto in tempo a scappare e si fosse trovato nel bel mezzo di questa nube polverosa, come pensi avrebbe agito?>
<Non so> immaginò il giovane, grattandosi il capo e provando ad assecondare la ragazza <Suppongo che si sarebbe sentito in pericolo, irrequieto e spaventato. Azzardo: avrebbe tentato di uscirne?>
<Uhm, probabilmente> rispose lei, socchiudendo sibillina gli occhi <Ma se lo avesse fatto, la paura lo avrebbe agitato maggiormente e avrebbe smosso solo un’ulteriore quantità di sabbia, che gli avrebbe permesso di vedere ancor meno. E non solo: qualsiasi movimento al buio lo avrebbe reso vulnerabile alle trappole nascoste dei pescatori, agli ami pronti a catturarlo, a qualsiasi predatore nascosto tra la fitta foschia, in attesa di un qualsiasi suo passo falso dettato dall'irrazionalità e dalla confusione. Perciò, tenderebbe a sviluppare un altro istinto: diverrebbe più cauto e imparerebbe ad aspettare immobile. Solo in questo modo la sabbia si depositerebbe nuovamente sul fondale, rendendogli la visuale finalmente chiara e permettendogli così di trovare una scappatoia in sicurezza!>.
<Non pensavo che i pesci fossero così saggi!> commentò scherzosamente Oscar mentre osservava Michela prelevare qualche altra fresca ciliegia dal cestello, alla luce degli ultimi raggi di sole del giorno.
<Oh, non credere: tante volte sanno esserlo più di te!> ribatté lei, con tono affettuosamente provocatorio <Perché capita spesso, nella vita, che il destino o gli eventi agitino le acque della nostra quotidianità sollevando un’enorme quantità di sabbia. E questo finisce per confonderci, per spaventarci o accecarci, facendoci perdere ogni lucidità o riferimento. E’ quindi ovvio che qualsiasi decisione prendiamo nella totale oscurità potrebbe essere un pericolo, dal momento che al buio possiamo essere più vulnerabili e poco obiettivi. C’è chi ti dice di fare qualcosa per uscire da una situazione cupa, che sarà solo colpa tua se non proverai a reagire; c’è chi ti incoraggia a cambiare le cose, e questo è un bene. Ma non sempre è il migliore consiglio: se in certi frangenti è necessario agire, in altri questo provoca solo danno, poiché si peggiorerebbe solamente una situazione già in partenza compromessa. Esistono infatti momenti in cui bisogna essere cauti, astuti, pazienti; bisogna respirare a fondo e attendere immobili che la sabbia si depositi nuovamente sul fondale, lasciandoci liberi e lucidi nel trovare la via d’uscita più vantaggiosa da una situazione che ci opprime. La soluzione spesso è proprio lì ad aspettarci, se si ha la pazienza di attendere che si manifesti. E adesso, pesciolino, goditi questo tramonto>.
Il ragazzo sorrise impercettibilmente, piacevolmente colpito da quanto quell'anima somigliasse davvero alle onde blu che si agitavano in mare di fronte a lui: briosa e leggera, al contempo profonda e riflessiva. La guardò serena bagnarsi di quella luce dai toni pesca che si irradiava dall'orizzonte, mentre teneva gli occhi chiusi quasi ascoltasse le parole di chissà quale eco persa nel vento. Ma ringraziò la vita, che fino a poco prima lo aveva in fondo ferito e offeso, per aver scacciato le nubi scure di una tormenta grazie ad un’altra dolce e fresca tempesta: un tenero uragano che portava il nome di un angelo.





Gelato alla birra di frutta con latte di noce, ciliegie e chiodi di garofano
(senza lattosio)

200 ml di latte di noce
200 ml di panna fresca senza lattosio (o in alternativa, di riso)
70 ml di birra alla frutta fermentata naturalmente (Triporteur Kinky Berry o birra alla frutta senza additivi chimici)**
90 g di zucchero di canna grezzo integrale
18 ml di sciroppo di glucosio
4 tuorli medi
5 chiodi di garofano di medie dimensioni
1 pizzico di sale

125 g di ciliegie mature e sode
Sciroppo di amarena naturale q.b.

** se non amate la birra o volete rendere il gelato anche senza glutine potete sostituire la quantità di birra con del succo di ciliegia o frutti rossi, 100% naturale.

Ponete in una pentola il latte di noce, la panna, la birra e i chiodi di garofano: portate quasi ad ebollizione e poi spegnete il fuoco, in modo da permettere alla spezia di sprigionare il suo profumo. A parte, montate i tuorli con lo zucchero e il glucosio fino ad ottenere un composto spumoso. Filtrate i liquidi riscaldati nella pentola, per eliminare i chiodi di garofano al fine di ottenere una miscela setosa, ed uniteli al composto montato. Riportate il tutto sul fuoco fino a che non raggiungerete una temperatura di 80/84° C. Lasciate raffreddare e poi, coprendo un contenitore con una pellicola alimentare, ponete in frigorifero per una notte intera. Il giorno successivo versate la miscela nella gelatiera e azionatela per un tempo corrispondente a 25/30 minuti. Nel frattempo lavate le ciliegie e tagliatele a piccoli pezzetti eliminando il nocciolo. Aggiungetele al gelato 10 minuti prima del termine della lavorazione. Qualche istante prima di toglierlo dal cestello, aggiungete a piacere un po’ di sciroppo di amarena per ottenere la variegatura. Consumate subito il gelato, decorando a piacere con ciliegie fresche o altro sciroppo, oppure conservatelo in un contenitore nel congelatore, avendo l’accortezza di toglierlo dal freezer almeno dieci minuti prima di servirlo. 


... perché sono così, esattamente come le fronde del mio bosco. Perché ho bisogno della mezzombra, del silenzio e della quiete, quando ho poco da dire ma tanto a cui pensare. Accettate questo mio essere selvatico, perdonate la mia assenza. Spero che, nel caso in cui vi sentiate anche voi piccoli pesciolini in una nube torbida di sabbia, non perdiate la speranza: non sempre la solitudine e il silenzio vi impongono di fare qualcosa per uscirne. Se a volte è necessario agire, in altri casi è necessario attendere con pazienza e calma: solo quando l'acqua tornerà limpida potrete vedere le cose con chiarezza, lasciando fare al tempo e non pretendendo da voi stessi scelte affrettate. Il chiarore tornerà e vi accorgerete di quanto il buio sappia essere bugiardo, imponendovi di pensare che la realtà è solo un'ombra. Voi siete luce, anche quando non riuscite a brillare. 

Un abbraccio e a presto.

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(English version)

From high up in the sky, a pure-white seagull announced the coming of another sunset over the sea. The sun was stretching placidly on the horizon over a stretch of cobalt waves, its silvery sparkles spreading and smiling brightly on the surface of the water. Among sandy beaches and cliffs, groups of delicate, pastel-coloured homes were watching the sunset, as wistful dreamers do. They seemed to be waiting for the last tired fishermen, who were slowly dragging their heavy boats to the gravelly, deserted shores after a long day.
Rhythmically, as if performing an ancestral dance, the waves caressed the dark, sandy arenas and then retreated back to the sea as if whispering fresh words speaking to people’s souls- to that complicated, at times unintelligible universe everyone carries in their heart, whose restless nature is so similar to the endless motion of the waves, and to the frantic pace of life we are accustomed to.
Sitting on an old wooden dock built on rocks, Oscar didn’t want to hear anything but the calming voice of the sea. Anytime his soul was shaken by the silent storm of uneasiness, he used to admire the power of that turquoise water, never quiet nor satisfied; he admired the balance it seemed to find, although the wind never allowed it to rest.
It was something he couldn’t do without. With every hot summer, that intimate daily moment was undoubtedly able to calm and refresh him: he used to breathe in the cool evening breeze, and to listen to the loud sighing of the sea dissolving itself into foam.
And yet, during that peaceful isolation, a very special person sometimes came to keep him a little company. That late afternoon Oscar realised that he was no longer alone when a young girl's voice far away called out his name, and the boards of the old deck started to creak behind his shoulders.
Michela came up with little and quick steps, while the wind was swelling the large white skirt of the cotton dress she was wearing. She was trying to tame the unwanted movements of the fabric with her right hand, and with the other she was holding a braided basket that looked a little too cumbersome for her to carry. She immediately looked immensely pretty to the boy’s eyes. Oscar didn’t know her very well, but that much was enough to make him feel as if he had always known her: with her innate purity and simplicity, Michela seemed to come straight from the waves; a sweet mermaid with long curly hair and with a genuinely fresh and lively spirit.
<I was hoping to find you still here today, sure I'm late but ...> said the young woman, taking her  light-coloured sandals off and sitting down next to him, smiling brightly. <I could not resist: look here, aren’t they just gourgeous?>
The girl plunged her feet into the crystal clear water and placed the wicker basket onto her knees, proudly showing a large amount of red, mature, fleshy cherries to Oscar.
<Come on, help yourself!> she said, bringing one of them to her mouth and savouring its full, vermillion taste, enriched by the warmth of the sun she could still taste in them.
The boy, however, didn’t look very interested in them and shook his head, disappointed.
<No, thank you. They look wonderful, but today I'm just not in the mood> replied him, biting his lips and lowering his face, grimly. Suddenly, Michela's face turned sad, as well.
<What is happening to you? You’ve been looking very sad recently> she remarked, furrowing her eyebrows.
Oscar shrugged his shoulders and absently lifted a bottle beside him. He started sipping its fruity content, hoping to hide his difficulty in finding the right words to explain. He held the iced beer in his mouth for a while; then he swallowed it and rubbed his short fair beard, pensively. The young woman noticed that the now sad, emotionless eyes of the boy were getting lost into the waves. If compared to their vibrant colors, his turquoise irises seemed to have almost lost their usual lively blue colour.
<I guess I'm confused> he then told her hesitatingly, slowly rubbing the back of his neck with his hand. <It’s that nothing seems clear to me these days. I am tormented by an immense number of thoughts, problems, and worries. Everyone tells me that I have to react, that I must do something to get out of this darkness, but…believe me, whatever I try to do, any direction I try to move towards, things just seem to get more complicated, and this doesn’t lead me to anything. I no longer have control over my life, and this makes me furious>.
Oscar then picked up a round, grey pebble lying on one of the faded and sunburnt boards of the pier, and hurled it impetuously into the waters of the sea.
Michela watched the pebble as it suddenly broke the surface of the waves and slowly sank into the depths of them. Then she turned to the boy and, gently stretching her thin arm toward him, she put her hand onto his leg to draw his attention.
<Would you like to see something?> she whispered, winking at her friend. He startled.
The girl then vigorously shook her legs in the water, lifting up a large amount of sand from the seabed and scaring a small group of fish that had approached the shore.
Oscar looked down at the turbid water and opened his arms, as if he expected a sensible explanation for that sudden gesture. There was apparently nothing reasonable about it. His expression looked so funny to her that she began to laugh out loudly.
<So, that’s it> she said, stretching back and leaning on her elbows. <Tell me, if one of those fishes hadn’t had time to escape, and had been lost in the middle of this dusty cloud, what do you think it would have done?>
<I don’t know> replied the young man, scratching his head and trying to pander to the girl. <I suppose it would have felt in danger, restless and scared. My guess: he would have tried to get out of the dusty cloud. What do you reckon?>
<Uhm, probably> she then said, narrowing her enigmatic eyes. <But if the fish had done so, it would have felt much more scared, and so, restless and nervous, it would have lifted up even more sand from the seabed.  That would have hindered his sight enormously. And that’s not all: any movement in the dark would have made it vulnerable to the hidden traps of fishermen, to the hooks ready to catch it, to any predator hidden in the thick mist, awaiting for any wrong decision taken out of irrationality and confusion. That is why I think the fish would have acted differently: it would have waited until the sand settled back down to the seabed, so that its vision would be clear enough to find a safe way through the darkness.>
<Oh my, I didn’t know fishes could be so wise!> commented Oscar ironically, while Michela was taking out some other fresh cherries from the basket, in the light of the last rays of the day.
<You can bet! Actually, fishes are a lot wiser than you> she replied, both affectionately and provocatively. < You know, fate or events often happen to agitate the waters of our everyday life by raising a huge amount of sand. And this ends up confusing, scaring and blinding us. People often think that we’re to blame if we don’t try to change this state of things. They often advise us to take action, to react. But any decision we make in this total darkness could actually be dangerous, since in the dark we may be more vulnerable and less objective. Encouraging us to change things is good, but it is not always the best advice. While in some cases action is needed, in others this would only worsen an already compromised situation. You know, there are moments when you need to be cautious, clever, patient - moments when you have to breathe in deeply and wait for the sand to settle back down on the seabed, setting you free and allowing you to think rationally again. The solution is often just there to wait for you; you can find a way out, if you have the patience to wait for it to show itself. And now, my little fish, enjoy this sunset>.
The boy smiled imperceptibly. He was impressed by how much Michela’s soul - both lively and calm, profound and thoughtful - resembled the blue waves in front of him. He looked at her, bathing serenely in the peachy light radiated from the horizon, her eyes closed as if listening to the words of an echo lost in the wind. He thanked that very same life that had put him in trouble for casting out the dark clouds of a torment thanks to another sweet storm: a tender hurricane bearing the name of an angel.


Variegated fruity beer-ice cream with walnut milk, fresh cherries and cloves
(lactose-free)

For the ice cream
200 ml of lactose-free cream
200 ml of walnut milk
70 ml of Triporteur Kinky Berry beer**
90 g of natural, unrefined cane sugar
18 ml of glucose syrup
4 medium egg yolks
5 medium-sized cloves

** if you can't drink beer or you want even a gluten free recipe, replace the alcohol with a cherry or red fruit juice, 100% natural.

To garnish
125 g of fresh cherries
Natural black cherry syrup (according to personal taste)

Warm the walnut milk in a pot, together with beer, cream and cloves, almost to the point of boiling. Turn the heat off to let the cloves give its flavour out. Beat the egg yolks in a separate bowl, add the sugar and the glucose syrup too, and stir to obtain a creamy, frothy mixture. Add then the warm blend of cream, milk and beer previously prepared (remember to remove the cloves, first). Cook until it reaches 80/85°C. Let it cool, and then let it rest in the fridge for a night. Finally, pour the mixture in the ice cream maker for 25-30 minutes. During the last 10 minutes of the process add the cherries reduced in small pieces. Add some natural black cherry syrup during the last 30 seconds of the process, according to personal taste. You can either serve the ice cream immediately or store it in the freezer (remember to take it out some time before consumption).
Feel free to decorate your ice cream with other syrup or cherries.

Enjoy!