martedì 26 settembre 2017

I cavallucci autunnali di San Galgano / Saint Galgano's autumnal cavallucci


“Ancora oggi, tra sconfinati campi e colline sinuose a soli trenta chilometri dalla città di Siena, esiste un luogo meraviglioso in cui la storia si fonde armoniosamente con l’arte e dove si respira mistero, fascino e leggenda: tappeti erbosi e morbidi rilievi che si perdono a vista d’occhio, colmi di girasoli raggianti in primavera come piccoli soldati a servizio della luce; una vastità dipinta di ottone e ruggine con l’arrivo dell’autunno, quando l’alba e il tramonto conferiscono al paesaggio un’aura dorata e malinconica, custode di memorie e miti che si perdono nella notte dei tempi […]”

Ed è proprio in quel luogo, così mistico e colmo di ricordi di un lontano passato, che un precoce vento d’autunno racconta la storia di un leggendario cavaliere: Galgano Guidotti, divenuto poi santo con l’appellativo di San Galgano. Un uomo irruento, dissoluto, incline alla guerra fino a che non conobbe la benedizione della pace; un uomo che incarnò il potere dei miracoli che la vita è in grado di far accadere all’improvviso, contro ogni aspettativa, come un lampo di luce in un mare di oscurità. Un’anima perduta e poi ritrovata, uno spirito che capì cosa significasse credere in qualcosa proprio perché non aveva mai creduto in niente. Un cavaliere antico che il tempo non dimentica, ma che vive ancora con disarmante attualità dentro ciascuno di noi, sussurrandoci verità preziose e nascoste: forse il vero tesoro dell’Eremo a lui intitolato, contenente ancor oggi la sua spada infissa in una dura roccia. Un tesoro che parla di forza, di valore e di ricchezza tutt'altro che materiale. Perché è vero che per ritrovarsi è necessario perdersi; è vero che si comprende quale sia il valore della pace solo dopo aver vissuto molte volte la guerra, spesso verso se stessi e di conseguenza anche verso il mondo. E’ vero anche che ciascuno di noi è portatore di una spada: eppure troppe volte ci si lascia dominare da essa al posto di imparare a dominarla.
Ci si illude di essere veri cavalieri quando si riesce a celare fragilità e insicurezza dietro aggressività e prepotenza, quasi come se gridare tutto l’odio celato in corpo servisse realmente a guadagnare autentico rispetto e considerazione; si crede d’essere guerrieri solo quando si vince ad ogni costo, solo quando si incute timore e si ferisce piuttosto che essere feriti: ma questo non è certo essere dei paladini. Essere autentici cavalieri significa conoscere l’offesa, l’umiliazione, la debolezza insita nell'insicurezza; significa dubitare di se stessi e del proprio coraggio, delle proprie capacità nel brandire una spada. Vuol dire fallire e credere di non essere all'altezza finché non ci si rende conto che ciò che ci rende vincitori non è quanto sapremmo agitare quell'arma meglio di chi lo fa, ma è il coraggio che dimostriamo nel piantare quella spada a terra in segno di benevolenza e perdono. E’ forte un cavaliere che sa quanto possano far male rancore e rabbia, ma decide ugualmente di dominarle per dare valore ai torti subiti, alle ingiustizie e alla sofferenza causata da chi lo ha precedentemente ferito. San Galgano scoprì cosa fossero la nobiltà e l’autentico valore quando si rese conto che ci voleva più coraggio a conficcare una spada in una roccia per renderla innocua, piuttosto che brandirla perché potesse nuocere; scoprì cosa significasse essere invincibili quando fece di quello strumento non più un modo per vendicare un’offesa ma un simbolo che ricordasse quanto è ingiusto provocare sofferenza solo perché si è provato cosa volesse dire soffrire: forse perché l’unico modo per usare al meglio una spada è talvolta decidere di non usarla, ponendo fine agli attacchi e vincendo così la guerra.

Vi invito dunque a cavalcare con San Galgano nei più rossi tramonti senesi, facendo vostro quell'immenso tesoro d’amore che egli ha lasciato nei secoli al vento. Prendete tra le mani la vostra spada e usatela con saggezza, convinti che la vera forza non è quella che si ostenta o che distrugge, ma è quella che potrebbe fare male ed è invece domata in nome dell’amore. 

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(english version)

"Even today, among endless fields and sinuous hills just thirty kilometers from the city of Siena, there is a marvelous place where history blends harmoniously with art and where you can breathe mystery, charm and legend. Large meadows and harmonious hills stretch themselves from side to side, filled with sunflowers in the spring as small soldiers serving the light. A vastness autumn paints of brass and rust every year, when sunsets give the landscape a golden and melancholic aura
witness of memories and myths lost in the night of time […]”

In that very place, so full of memories from a distant past, that an early autumn wind tells the story of a legendary knight: Galgano Guidotti, later on known as Saint Galgano. He was a wretched, disheartened man, prone to war until he knew the blessing of peace. A man who embodied the power those miracles which happen against all odds, like a flash of light in a sea of darkness; a spirit who understood what it meant to believe in something because it had never believed in anything. An ancient knight that time can’t forget, that still lives inside each of us, whispering precious and hidden truths- perhaps the true treasure of the Hermitage that was named after him. A treasure that speaks of physical strength and spiritual values, embodied in a sword in the stone- his sword.

It is true, in fact, that you can find yourself again only when you get lost. It is true that one can understand the value of peace only after experiencing war many times, often against oneself and consequently even against the world. It' s also true that each of us carries a sword which dominates us but which we should dominate, instead.
Hiding fragility and insecurity behind violence doesn’t make us knights, although it seems it makes us respected and considerated. Only people who win at any cost, who injure before being injured, are usually considered warriors. But this doesn’t means to be knights.
Being authentic knights also means knowing humiliation, weakness and insecurity. It means doubting about oneself and about our ability of brandishing a sword. It means failing, thinking that you are not enough, until you realize that what makes you a winner is plunging that sword into the ground as a sign of benevolence and forgiveness, instead of using it to hurt.
You’re a brave knight when you know that anger can hurt, but you decide to dominate it in the name of the suffering you have experienced. Saint Galgano discovered nobility and true value when he realized that it took more courage to plunge a sword in a rock to make it harmless than brandishing it to make it offensive. He discovered what it meant to be invincible only when his sword became a symbol that reminded him how unfair is to make others suffer, just because he has suffered before. Maybe he understood that the only way to use a sword at its best is not to use it at all, putting an end to the attacks and so winning the war. 

I therefore invite you to ride with Saint Galgano in the reddest Sienese sunsets, treasuring the immense gift of love he has left in the wind centuries ago. Take your sword in your hands and use it with wisdom, convinced that true strength is the one tamed in the name of love.
n.b. you will find the recipe in english at the end of the post! 






Per voi dei biscotti di tradizione, antichi e aromatici, profumati di vino, miele, fichi secchi e noci: non troppo zuccherini, forse anche un po’ rudi, ma di certo colmi della semplicità che le ricette antiche non mancano mai di regalare. La ricetta la troverete come sempre sulle pagine del n.27 di Taste&More, dove potrete perdervi nella leggenda di Galgano e dei luoghi che hanno fatto la sua storia. 




(english recipe)


Here is for you a traditional recipe of old, aromatic biscuits. They are scented with wine, honey, dried figs and nuts: not too sugary, maybe a little rough, but certainly filled with the simplicity that ancient recipes never fail to give.


Saint Galgano’s autumnal cavallucci

320 g of flour 00
100 ml of water
100 g of white sugar
80 g of dried figs in small pieces
80 g of nuts in small pieces
50 g of whole cane sugar
30 g of wholemeal rye flour
20 ml of sweet white wine (Moscato)
20 g of icing sugar cane
5 g of ammonia for sweets
3 spoons of acacia honey
1 pinch of salt
1 teaspoon of cinnamon powder
1 teaspoon of ginger powder
½ teaspoon of nutmeg powder
Flour 00 enough for finishing



Mix in a bowl the flour with wholemeal rye flour, icing sugar cane, ammonia, spices in powder, salt, dried figs and nuts in small pieces. Melt in a saucepan the sugar cane and the white sugar with water and wine. Bring the mixture to a temperature of 110 ° C and pour the syrup obtained on the ingredients you have mixed in the bowl. Mix all the ingredients with a wooden spoon until the syrup will become lukewarm, then add the honey and work the mixture with your hands. The dough will remain fairly granular but will be quite compact to form two cylinders of approx. 4 cm in diameter. With a knife, cut off large portions of about 1 cm and cover them with a bit of flour. Place each biscuit on a baking tray covered with baking paper, slightly pressing in the center of each of them with your thumb. Cook in a hot oven at 130 ° C for about 13 minutes. The biscuits will remain soft, but when they will cool down they will reach the right texture, giving you a rustic and autumnal flavor.


Un abbraccio e un arrivederci a presto, con affetto.