lunedì 31 dicembre 2018

Felice 2019 / Happy new year 2019


[ITA]

<C’è un tempo in cui si viene al mondo e si impara a vedere spalancando gli occhi. Un tempo in cui si impara ad osservare col cuore. Infine, arriva un tempo nella vita in cui l’unico modo per vedere ancora è imparare a guardare con gli occhi chiusi.>

Quando l’inverno giunge nel mio bosco, ogni creatura tace. Ed io lascio che il gelo posi le sue dita anche sulle mie labbra, mentre respiro una candida anima di neve nel cuore di un bocciolo. Non c’è suono, non c’è rumore, ma qualcosa sussurra lieve che un altro anno è passato. Un cammino che sta per finire, un altro che sta per iniziare: l’ennesimo sonno prima di un nuovo risveglio; un torpore nascosto che prepara a ciò che verrà, seppure con la consapevolezza che in realtà niente può preparare a ciò che sarà, né che sarà davvero possibile conoscere come si rivelerà il domani.
Le stagioni sono nuovamente passate e c’è chi, dopo lunghi mesi, ha conosciuto finalmente cosa sia la felicità. C’è chi ha avuto le occasioni che sperava, chi invece ne ha solo aspettate molte. C’è chi si è dimenticato del proprio tempo, cadendo nell'illusione della vita altrui; c’è chi invece ha ripreso le redini di se stesso, deciso di puntare finalmente al sole. C’è chi ha potuto accogliere sul suo sentiero la gioia di una nascita, chi invece il dolore di una perdita. E quel vuoto, avvolto dal gelo dell’inverno, si è rivelato qualcosa di incolmabile: un vuoto che io stessa ho conosciuto e che pesa come una roccia su uno spirito di piume, impossibilitate a riprendere nuovamente il volo; una malinconia che spoglia ogni ramo del suo verde, seccando il legno con la sua aridità. Eppure non potreste mai dire che i fiori non esistono, solo perché sotto la neve li avete visti appassire e ora sono solo lontane memorie immaginate tra le fronde; non potreste mai dire di averli perduti finché ricorderete la loro bellezza, il loro colore, il loro profumo e il loro amore. Li avete visti, perciò li ricordate. E, ricordandoli, avete garantito loro l’immortalità. Quei fiori non smetteranno di esistere solamente perché non riuscite più a vederli come eravate soliti immaginarli. Vi basterà chiudere gli occhi per guardarli ancora, per capire che nemmeno l’inverno ve li ha negati: ciò che non vive più davanti ad occhi aperti, sta sorridendo dietro ad occhi chiusi. 
Così, questo è il mio augurio alla vigilia di un nuovo cammino: un augurio per i vostri occhi, un augurio per i vostri cuori; un augurio per il vostro domani, perché neanche le tempeste possano portarvi via il sereno. Possiate vedere il sentiero del domani attraverso occhi aperti sul mondo, laddove incontrerete sincerità e laddove invece non riuscirete a distinguere le cose buone da quelle cattive. Possiate allora discernere tra esse osservando attraverso il cuore. E infine, soprattutto, possiate imparare a vedere tenendo gli occhi chiusi, ritrovando finalmente accanto a voi ciò che pensavate di avere perduto: ciò che è ancora lì ad abbracciarvi, a proteggervi, a guidarvi. Ciò che ha solo cambiato forma ma non il nome del suo amore. Felice 2019 dunque, con tutto il mio silente e ombroso cuore.

... e a presto. Perché tra le foglie, quest'anno, qualcosa ha promesso a se stessa di rifiorire. 




--------

[ENG] 

<There comes a time when you are born and learn to see things with your own eyes, open wide in surprise; then, there comes a time when you learn to see with your heart. Finally, there comes a time when the only way to actually see things is by keeping your eyes closed.>

When winter comes in my woods, each and every living creature in it keeps silent. And I let the frosty fingers of the winter silence my lips as well, while the icy smell of some snow-filled sleeping blossoms tickles my nose.
There’s no noise at all, not even the slightest; but something is softly whispering to me that another year is over, that a path has been pursued, and that a new one is about to start. It’s like a slumber before a new awakening, like a hidden numbness in your soul slowly preparing for what is to come – although you can neither be ready for, nor actually know much about what tomorrow will bring.
Seasons have passed fast. Some people have experienced what happiness is; some have had the chances they had been waiting for, and some others have kept waiting for them. Some people haven’t taken care of their own life, concentrating too much on the life of others; some people, instead, have taken their life on again, aiming for the sun. Some people have experienced the joy of a birth, some others had to grieve the loss of a loved one – a terrible experience leaving themselves with an unbearable emptiness. An emptiness which, unfortunately, I have experienced, too - as heavy as a rock on a soul made of feathers. An emptiness which sometimes turns into bitter melancholy, able to dry out the branches of my spirit, leaving them completely bare.
And yet, you can’t think flowers don’t exist only because snow has made them wither, or because winter turned them into long-forgotten memories. You can’t say they’re forever gone, as long as you remember their beauty, their colour, their smell and their love. Seeing them once was making them immortal and everlasting. Those flowers won’t cease to exist only because you can no longer see them the way you used to. 
Closing your eyes will be enough to admire those flowers again, and to understand therefore that not even winter could take them away from you: what your sight used to make visible, is now revealed by actually closing your eyes.
On the eve a new path, this is my wish for you - a wish for your eyes, a wish for your hearts. May your days be peaceful and well sheltered from the storms of life. May the wisdom of the heart help you tell the good and from the bad. And finally, above all, may you learn to see with your eyes closed – may you therefore still see what is invisible to our senses and seemed forever gone, but is actually still there next to you. It’s there to hold, protect and guide you. Its nature may have changed, but its love for you surely hasn’t.
Happy new year 2019 then, from the bottom of my silent and wild heart.


domenica 29 luglio 2018

Le corde di Edric / Edric's ropes


[ITA] 

Con rintocchi lenti e cadenzati, la torre campanaria dell’antico borgo di Conques scandì l’arrivo dell’imminente crepuscolo. Il suono sordo delle campane si propagò in un’aria gelida e frizzante, rimbombando tra i mattoni e le piccole arcate dell’appuntita cuspide triangolare che le ospitava. 
Il manto grigio della sera iniziò ad allungare le sue dita d’ombra sui bruni tetti in pietra delle abitazioni, lasciando alla fioca luce del giorno il compito di congedarsi attraverso le sue ultime, pallide carezze ambrate. Oltre i profili ancora innevati delle colline, dietro a scarne e ossute cime di larici e pini, il sole si ritirò accendendo il cielo di un romantico tono scarlatto. Un abbagliante riverbero brillò improvvisamente sui vetri delle costruzioni, montati tra angusti telai in bronzo, investendo l’acciottolato di un sentiero ancor lucido di pioggia, malinconico quanto uno sguardo illanguidito da un tenero pianto.
Confuso tra i fumi impalpabili della bruma serale, che saliva lentamente dal terreno umido ai bordi di un vecchio canale, Edric avanzava a passo deciso sul viottolo che conduceva al centro del villaggio. Dopo alcune settimane di intenso lavoro negli spazi aperti al di là della foresta, il cordaio era finalmente riuscito a terminare un altro lungo canapo da consegnare al bottegaio, a fronte della richiesta di articoli mercantili utili alle navi che sarebbero salpate con l’arrivo della primavera: tra il crepitio di grigiastri ciottoli di pietrisco che scrocchiavano ripetutamente sotto i suoi robusti stivali di cuoio, e gli evanescenti sbuffi di fiato che si liberavano nell’aria ad ogni affannoso respiro, il giovane tentava di sopportare il gravoso peso della fune di canapa arrotolata e poggiata sulla sua spalla. Con leggeri colpetti dati con il braccio, Edric impediva alla corda di non scivolare dalla sua guarnacca imbottita, sfidando il gelo che aveva increspato la sua pelle come la superficie delle acque del torrente accanto a lui. Sebbene l’inverno non si decidesse ad allentare la sua morsa, il ragazzo fu piacevolmente sorpreso nel notare che gonfie e candide nuvole dalle sfumature color latte si specchiavano già nelle lucide pozze per strada, rievocando una spensieratezza tipicamente marzolina. E, man mano che si avvicinava al rustico portone della bottega, notò di buon grado come persino alcune piante avevano sfidato caparbie la galaverna: mentre l’edera rampicante ricopriva gli edifici in mattoni come una calda coperta smeraldo, purpuree campanelle di erica abbellivano serene le aiuole accanto alle abitazioni. Tra i rami intricati di ruvidi arbusti di Calicanto, odorosi capolini color dell’oro non si arrendevano ai rigori della buia stagione, emanando un avvolgente e incantevole effluvio dolciastro che ricordò ad Edric la leggerezza dell’infanzia: un alito tiepido e profumato in grado di cullare i suoi pensieri e portarlo lontano, mentre distrattamente il giovane annunciava il suo arrivo all’anziano Sir Giles, iniziando a picchiare ripetutamente il batacchio di bronzo sulle assi in legno massello dell’ingresso al laboratorio artigiano. Dopo qualche deciso colpo, una roca e ovattata voce lo invitò ad entrare: il portone si aprì con uno stridulo cigolio e una vampata di aria tiepida investì il viso del funaio, arruffando alcune ciocche di biondi e lunghi capelli che Edric aveva inutilmente tentato di raccogliere con una coda bassa sulla nuca. Un modesto braciere lo accolse crepitando, proiettando tremule e vaghe ombre su scaffali colmi di canapi e lacci di varia grandezza: alcuni giacevano ammassati in antiquati barili in rovere, mentre altri erano già stati intrecciati per confezionare reti da pesca o finimenti per animali da tiro e da soma. Capienti tini da tintura erano poggiati uno sull’altro, agli angoli del laboratorio, affiancati da grezze panche sulle quali erano riposti flaconi e bottiglie colme di coloranti naturali, utili a conferire tonalità decise e durature alle fibre lavorate: fiori di robinia, ginestra e lavanda erano conservati con cura all’interno di vasi cilindrici e trasparenti; cortecce di quercia e castagno, usate al fine di ottenere le tonalità più scure durante la tintura, colmavano invece rettangolari casse in legno, poste vicino a ciotole nerastre piene di foglie di rovo. E proprio a pochi metri da queste ultime, il ragazzo notò il vecchio mastro artigiano intento a scrivere con una lunga penna d’oca su un taccuino, alla luce di una flebile fiamma di candela.
Edric lasciò scivolare la pesante corda che teneva sulla spalla sopra una catasta di sacchi di iuta,  ansimando per lo sforzo. Il tonfo sordo, prodotto dalla caduta del canapo, richiamò l’attenzione dell’anziano che, sobbalzando lievemente, incontrò lo sguardo chiaro del giovane.
<Edric, venite avanti!> lo accolse l’uomo stupito, abbassando gli occhiali tondi sul dorso del suo naso aquilino <Non vi aspettavo quest’oggi, ma vedo con piacere che state lavorando sodo. Di questo passo, credo proprio che concluderete la produzione del carico prima del termine previsto. Sedetevi qualche istante con me, non fatevi pregare> continuò, aprendo il palmo della mano e facendo gesto al ragazzo di prendere posto su una sedia intarsiata, situata davanti a lui. Edric, visibilmente sfinito, tentennò un istante, indeciso se declinare o meno il gentile invito: fece per scuotere la testa, ma pensò che negarsi potesse essere cosa poco educata e iniziò ad avvicinarsi lentamente a Sir Giles. Così, giunto alla seggiola, vi si abbandonò. Buttò arrendevolmente il capo all’indietro, sospirando, e sentì la stanchezza piombargli addosso come l’intera quantità di cordame che avrebbe dovuto consegnare al porto, con la nuova stagione.
<Perdonatemi se non sono molto loquace> mormorò il giovane, stropicciandosi gli occhi con una mano e inarcando le sopracciglia, tentando di resistere al torpore che pervadeva le sue membra <Vorrei essere più lucido per discorrere con voi come meritereste, ma temo di aver bisogno di un po’ di riposo>.
<Lo immagino. Ad essere sincero, riconosco nel vostro viso l’ombra della mia gioventù> asserì l’anziano signore, voltandosi nel frattempo verso la madia alle sue spalle per estrarne una bottiglia panciuta e due calici in vetro soffiato, che posò sullo scrittoio accanto ad un logoro arcolaio ripiegato.
<Forse questo sarà in grado di rimettervi al mondo> ammiccò l’artigiano, togliendo il tappo dal fiasco in cristallo per poi accomodarsi nuovamente sulla sua poltroncina. Il giovane osservò assorto quell’aromatico liquore scivolare nei bicchieri, percependone a distanza l’odore legnoso e floreale.
<Ah> sospirò l’anziano, inebriato dai profumi astringenti dell’acquavite <Questa è pura sapienza olandese, ragazzo mio. Un nettare distillato nello Charente, giunto qui direttamente da Cognac!> precisò soddisfatto, tendendo uno dei calici ad Edric.
Il ragazzo si sporse un poco in avanti, allungando il braccio per ricevere da Giles la dorata bevanda. Quando strinse però tra le dita il fragile vetro, il suo viso si corrugò in una smorfia di dolore: i tagli e le ferite sulle sue mani bruciavano come le fiamme nel braciere accanto a lui, e furono il prezzo che dovette pagare per aver domato così a lungo la canapa grezza, attraverso le scanalature di un solo blocchetto di legno per cordatura.
<Il nostro mestiere non è affatto semplice, vero Edric?> constatò il mastro artigiano, non potendo fare a meno di notare un profondo malessere nello sguardo del giovane <Tessere corde con la parte più dura della fibra, la meno malleabile. Costa fatica, uno sforzo indicibile.>
<Vorrei non fosse così, ma temo abbiate ragione> rispose il giovane, strizzando le labbra mentre sentì graffiare in gola un ruvido sorso di distillato <Talvolta invidio chi ha l’opportunità di tessere stoffe pregiate e leggere, intrecciando filamenti morbidi e lievi, docili da plasmare. Invece è tutt’altra vita quella di chi, senza poter scegliere, è costretto a lavorare scarti ritenuti troppo indegni e grezzi per essere destinati ad un elegante ricamo.>
<Ma gli eleganti ricami non creano corde in grado di reggere barche o di assicurare con successo merci e bagagli durante la tormenta> obiettò sarcasticamente Sir Giles con fare alquanto provocatorio, roteando il bicchiere nel palmo della mano per riscaldarlo a dovere <Conoscete forse marinai scampati alle bufere per aver teso le vele, nel momento del bisogno, con nastri di seta o filati di morbido lino?>
L’uomo ridacchiò e il giovane per un breve istante si rasserenò, divertito: se non fosse stato certo della tempra del vecchio artigiano, avrebbe quasi osato pensare che l’alcool lo avesse reso più allegro del solito.
<Lasciate che questo attempato cordaio vi dica una cosa: le difficoltà, nella vita, possono salvarvi la vita. Tenetelo presente ogni qualvolta vi lamenterete di aver ricevuto solo fibre dure e indomabili da intrecciare, poiché è solo con esse che sarete in grado di realizzare qualcosa in grado di aiutarvi nei momenti più complicati dell’esistenza. Anche se ora vi sembra impossibile un giorno ringrazierete questa fatica, quando vi condurrà dove altri non saranno in grado di arrivare: domerete l’impensabile, forgerete la vostra indole. Domani sarete già più forte di oggi.> ammiccò vivacemente Giles dietro a folte sopracciglia canute, cadenzando le sue ultime parole con tono solenne.
<Dite?> sussurrò distratto il giovane, stringendo lievemente le palpebre come se stesse fissando qualcosa nel vuoto, cercandola tra le assi di legno del pavimento <Eppure a me pare quasi impossibile, temo che finirò per sentirmi solo più provato.>.
E, così dicendo, finì per abbandonarsi al conforto di un altro corroborante sorso di Cognac.
<Edric, solo qualche mese fa pensavate di non riuscire ad intrecciare nemmeno una corda in un’intera settimana: ora invece siete sulla buona strada per consegnarmi un carico ogni tre giorni. L’affanno vi ha solo reso più vigoroso, proprio come la materia con la quale realizzate i vostri canapi. Voi non finirete mai per cedere, credete a me. Perché le cose costruite con sforzo e sacrificio, quelle realmente solide e resistenti, non si spezzano mai. Questo vale per ogni cosa: nelle relazioni, nelle opportunità, nei momenti in cui la burrasca soffia così forte da farvi perdere ogni riferimento. E’ in quei momenti che avrete bisogno di una cima alla quale aggrapparvi, e quella cima sarà dura e robusta quanto più la vita vi avrà offerto materiali duri e robusti con i quali costruirla. Non temete le difficoltà, il dolore, gli istanti in cui sarete costretto a soffrire e a resistere più di altri: ogni volta che supererete un ostacolo, seppur duramente, avrete stretto un nodo solido e inscindibile nella vostra esperienza. Credete sia una pena ma forse, dopotutto, è un privilegio: nel mare della vita avrete sempre qualcosa alla quale aggrapparvi per non far perdere la vostra nave nella tempesta, a differenza di chi non ha mai conosciuto una tormenta e non avrà che fragili fili di seta per ormeggiare inutilmente la sua barca.>
Il ragazzo fu sul punto di dire qualcosa ma l’anziano, con un rapido cenno della mano, lo zittì: ciò lo sorprese non poco.
<No, non dovete necessariamente esprimervi ora, credo sarebbe inutile. A tempo debito forse sarete qui, al mio posto, a raccontare queste cose ad un giovane testardo come voi.>
Sir Giles, con un gesto deciso, posò dunque il calice ormai vuoto sul tavolo. Aprì il libro contabile e, dopo aver sistemato gli occhiali tondi per vedere meglio, iniziò a cercare con lo sguardo tra nominativi e spese, tenendo il segno con l’ausilio delle sue affusolate dita. Dopo qualche istante si fermò, massaggiandosi la lunga barba bianca.
<Ah ecco> disse infine soddisfatto, estraendo da un cassetto chiuso a chiave un piccolo sacchetto di velluto purpureo e inserendovi all’interno delle monete. <Questo è per voi. Intanto che attendete fiducioso di essere ripagato a dovere dal tempo, iniziate ad accettare questo modesto anticipo. Non sarà molto ma ve lo siete guadagnato>.
Edric raccolse il sacchetto e si alzò dalla sedia, ringraziando. Si diresse lentamente verso la porta quando, giunto sull’uscio, sentì nuovamente alle sue spalle la voce dell’uomo.
<Giovanotto, oggi dovreste essere fiero di voi. E domani…>
<Domani?> lo interruppe improvvisamente il ragazzo, voltandosi e sfoderando un impertinente sorriso <Non lo avete detto voi stesso? Domani sarò ancora più forte di oggi. Ve lo prometto>.
Il portone cigolò rumorosamente e il funaio si perse così tra le nebbie gelide della sera.
Con un soffio gentile Sir Giles spense allora la fiamma della candela che, coraggiosa e silente, ardeva ancora sullo scrittoio. La primavera, dopotutto, non era più così lontana.





Crema gelato al latte di mandorla e canapa, con anice stellato e caramello al Cognac
(senza glutine, senza lattosio)

Per la crema gelato

280 ml di panna delattosata
200 ml di latte di mandorla
70 g di zucchero di canna grezzo
12 g di glucosio
4 tuorli
3 fiori di anice stellato
2 cucchiai di canapa in polvere

Per il caramello al Cognac

80 ml di panna delattosata
60 g di zucchero di canna
20 ml di Cognac* (verificate la certificazione dell’assenza di glutine)
15 ml di acqua
1 cucchiaino di burro delattosato
1 pizzico di sale

Preparate inizialmente il caramello al Cognac. Mettete in un pentolino a fondo spesso e antiaderente lo zucchero di canna e l’acqua. Accendete il fuoco e lasciate sciogliere lo zucchero senza mescolarlo, rigirando ogni tanto delicatamente il pentolino. Quando il caramello avrà assunto un bel colore ambrato, spegnete il fuoco. Intiepidite a parte la panna e il Cognac e aggiungeteli al caramello caldo lentamente, mescolando, facendo attenzione a non scottarvi.
Riportate il composto sul fuoco e cuocete un paio di minuti, sempre mescolando. Non lasciate addensare troppo il caramello, dato che tenderà a diventare più compatto raffreddandosi. Spegnete il fuoco e a questo punto aggiungete un pizzico di sale e il burro. Riponete il caramello in un vasetto sterilizzato e lasciate raffreddare.

Procedete poi alla preparazione della crema gelato. Ponete in una pentola il latte di mandorla, la panna e l’anice stellato. Sciogliete la canapa in polvere nel composto e portate quasi ad ebollizione. Spegnete a questo punto il fuoco, in modo da permettere alla spezia di sprigionare il suo profumo. A parte, montate i tuorli con lo zucchero e il glucosio fino ad ottenere un composto spumoso. Unite il contenuto della pentola al composto montato. Riportate il tutto sul fuoco, mescolando fino a che non raggiungerete una temperatura di 80/84° C. Lasciate raffreddare e poi, coprendo un contenitore con una pellicola alimentare, ponete in frigorifero per una notte intera. Il giorno successivo filtrate con un colino la miscela e versatela nella gelatiera per un tempo corrispondente a 25/30 minuti. Consumate subito il gelato, decorando a piacere con caramello al Cognac, oppure conservatelo in un contenitore nel congelatore, avendo l’accortezza di toglierlo dal freezer almeno dieci minuti prima di servirlo. Se gradite una variegatura più consistente, aggiungete del caramello al Cognac direttamente al gelato cinque minuti prima della fine della mantecatura in gelatiera. 

----------------------------------------------------

[ENG] 

The bell tower in the ancient hamlet of Conques welcomed the sunset with slow chimes. The rhythmic sound of the bells spread into the cold, crispy air after echoing in the pinnacle they were set in. The grey mantle of the evening reached and covered the stoney roofs of the houses, thus bidding farewell to the last rays of light of the departing day. The sun set behind snowy hills and knotty larches and pines, romantically painting the sky red. A dazzling reflection shone on the windows of the buildings and reached the shiny cobblestones of the main path, still wet after the last shower, making them look like moved, malinconic eyes.
On that very path, Edric, a rope maker, was making his way to the centre of the hamlet. He walked at fast pace, his silhouette blurred by the evening mist slowly raising from the humid soil of the old canal nearby. After having worked long weeks in the open spaces beyond the forest, he finally managed to finish another long rope to be given to the hamlet shopkeeper. It seemed that a lot of ships were about to set off with the coming of spring, and his work was therefore of particular importance.
The small grey pebbles on the path creaked under his heavy leather boots, step after step. He was breathing heavily under the weight of the rope he was carrying, all rolled up on his shoulder. The cold air was rippling the waters of the river nearby and Elric felt its icy fingers touching his face, while he was trying not to let the rope slip down.
Although the harsh winter didn’t seem intentioned to loosen its icy grip, the reflection of some large milky clouds could already be seen in the shiny puddles on the street, bringing back joyful memories of spring. Edric was very pleased with that sight, and, as he was slowly coming closer and closer to the front door of the small store, he noticed how some plants, too, were challenging the icy frost. Some climbing ivy was covering the house bricks, as if it was a warm emerald blanket, and beautiful purplish heather adorned the flowerbeds of the hamlet.
Some golden, scented calycanthus blossoms were spreading their sweet, lovely smell in the air from the tangled branches of the bush they had grown on, challenging the cold, last days of winter and reminding Edric of his careless childhood. As that smell was cradling his thoughts and leading them far away back in time, the young boy reached Sir Giles’s small store. The bronze knocker produced a dull sound on the large wooden front door. After some knocks, the raspy voice of the shopkeeper invited him to come in. As the wooden front door opened with a creaking sound, a pleasant warmth reached Eldric’s face and hair – which he uselessly had tried to tie in a low ponytail.
A crackling brazier was warming the room. The fire was casting its dancing shadow onto the several shelves in the room, on which several ropes and laces of different size had been stored. Other ropes were lying on some ancient durmast chests, while others had already been intertwined to create fishing nets or harnesses for draught animals and beasts of burden. Capacious vats of dye were placed in the corners of the room, next to rough benches on which jars and bottles full of natural dye had been placed. Locust trees flowers, lavender and Scotch broom blossoms were carefully stored in cilindric glass vases; some oak and chestnut tree bark was lying in some rectangular-shaped wooden cases, while bramble leaves filled up some large black bowls. The shopkeeper was sitting next to these, writing something on a notepad in candlelight, a long goose quill pen in his right hand. 
Edric let the heavy rope slip down from his shoulder onto some gunny sacks, panting. Its thud attracted the attention of the old shopkeeper. With a small jump of surprise, he looked Edric right in his fair eyes.
<Come in, my dear Edric!> said the old man as he welcomed him, making his round glasses slip down on his hooked nose. <I wasn’t expecting you today, but I am pleased with your hard work. If you keep it up, you’ll certainly end before the deadline. Please have a seat, stay here with me for a while! Don’t make me beg.>
As he was saying these words, he invited him to sit on a beautiful inlaid chair, indicating it with a gentle gesture of his open hand. Edric felt exhausted and therefore started to wonder whether to accept the shopkeeper’s kind invitation. He felt so tired that he was about to refuse, but then, as he was afraid to act unkind, he slowly approached the shopkeeper. Once he reached the chair Sir Giles had indicated him, he sat wearily on it. He threw his head backwards, sighing, and felt a sense of extreme tiredness hitting his whole body, as if he was carrying on his shoulders the whole amount of ropes the hamlet harbour needed him to produce for the season to come.
<I’m not very talkative today, I’m sorry> said the young man in a low voice, rubbing his eyes and raising his eyebrows, trying not to give in to the sense of tiredness invading his whole body. <I wish I wasn’t so fatigued. I’d really like to spend some time talking with you, believe me, but I’m afraid I’m too tired to give you the attention you deserve. I really need some rest.>
<I understand perfectly. To be honest, I can see a reflection of my own youth in your face.> As he was saying these words, the old man took a rounded crystal bottle and two blown glass goblets from the cupboard behind him. He put the goblets on a writing desk next to an old yarn winder, removed the cork from the bottle, and poured some of its content into them. Edric could already smell the flowery, woody smell of the liqueur as it was slowly filling up the goblets. <This might put you back on your feet> said the old man, sitting on his chair again <This, my lad, is pure wisdom! Pure dutch wisdom.> The old man, too, was inebriated by the smell of the spirit. <It was distilled in Charente, and comes directly from Cognac!> added Sir Giles proudly, as he was extending one of the goblets to Edric.
The young man leaned forward to take the goblet from Sir Giles’s hands, but as soon as his fingers held the glass, the old man saw a grimace of pain on Edric’s face. The wounds and cuts on his fingers were as painful as if caused by fire – the signs of his hard work on rough hemp.
<Our work isn’t easy at all, is it, Edric?> said the old man, who couldn’t help but notice the painful expression on Edric’s face. <An immense effort must be made to handle the roughest fibre, the least workable, and turn it into a rope.>
<I wish you were wrong, but I’m afraid you aren’t. I sometimes envy those who have the chance to work with light, refined fabric, to intertwine soft, easily workable fibres.>
Edric took a sip of the strong spirit and pursed his lips after swallowing it. <People like me, instead, are forced to work less precious material, often regarded as unsuitable for elegant embroidery. And their life is therefore completely different.>
<No elegant embroidery, however, has ever secured a passenger’s luggage or goods on a ship during a sea storm> said Sir Giles sarcastically, rotating the goblet in his hand to let its content warm properly. <And say, have you ever heard of mariners surviving a tempest thanks to sails made out of silk, or soft linen?
Sir Giles sniggered and Edric, amused, could chill for a little moment. If he hadn’t known about the craftsman’s merry temperament, he would have bet the spirit he was drinking had made him more cheerful than usual.
<Let this old ropemaker tell you something: difficulties in life can save you. Whenever you complain about life giving you only the roughest fibre to intertwine, bear this in mind. Only your commitment throughout the hardest moments in life can lead you where noone else has ever been before. Only hard work will be of some use for you. You’ll thank all your efforts, one day, because they’ll make you capable of the greatest things: you’ll be able to deal with the most difficult situations, you’ll strengthen your personality. And, day after day, you’ll feel stronger and stronger.> said Sir Giles, solemnly stressing his last words, his lively eyes staring at Edric beneath his bushy, white eyebrows.
<Do you really mean it?> The young man squinted his eyes, as if trying to focus something invisible among the wooden boards of the floor. <It seems impossible to me. I’m afraid I’ll only end up feeling more tired than ever.> As he was saying these words, he indulged in another corroborative sip of his Cognac.
<Edric, think about what you told me only a few months ago. Remember? You couldn’t believe yourself able to produce a single rope in a whole week. And now…look at you now. You are such a fast worker. You bring me new ropes every three days. Your hard work made you stronger, as strong as the material you have been handling. You’ll never give up to the difficulties of life, believe me, because anything made with commitment is bound to last. This counts for any aspect of life: relationships, opportunities. And it especially counts in moments of sadness, in which the strong winds of your troubles blow incessantly and make you lose any landmark. In those very moments, you’ll need a rope to hold tight on. The stronger the material life gave you, the stronger the rope you’ll hold tight on. Never fear difficulties, pain, moments of suffering, because everytime you’ll overcome obstacles, you’ll add a new knot to the rope of your life experience. Sometimes you might feel the pain is too much to bear, and that you have been tying too many knots on your rope; however, it is actually a privilege: no one has ever survived a sea storm holding on light, smooth silk ropes. No such ropes can securely wharf the ship of your life, either. Strong ropes like yours, instead, are strong enough to help you survive in a sea of troubles.>
Edric was about to say something, but the old man silenced him with a rapid gesture.
<You don’t have to say something now. It would be useless. When the right time comes, you’ll be here instead of me to tell the same things to a stubborn young man like you.>
Sir Giles put his empty goblet onto the table. He opened his account book and, after adjusting his glasses onto his nose to read better, he started running his finger down the list of the many names and spendings he had written down on it. Then he suddenly stopped.
<Oh, here it is> he said, rubbing his long, white beard. He then unlocked a drawer, took a small, purple velvet bag out of it, and filled it with some coins. <This is for you> he added <One day, time will surely pay you back for your hard work, and better than I can do. But in the meantime, please accept this. It might not be much, but you deserve it!
Edric picked the bag up and thanked the old man, standing up from the chair he was sitting on. He was slowly heading towards the door, when he heard the old man’s voice once again:
<You must be really proud of yourself for what you’ve done today, you know.  And tomorrow…>
<Tomorrow?> said Edric, turning around with a cheeky smile on his face. <Didn’t you say it yourself? Tomorrow I’ll be stronger than today. I promise.>
The wooden front door opened with a creaking sound. The silouhette of the young man was soon lost in the cold night mist. Sir Giles gently put out the candle which was silently burning on his desk. Spring, after all, wasn’t that far to come.



Almond milk ice cream with hemp powder, star anice and Cognac flavoured caramel
(without gluten, without lactose)

For the ice cream

280 ml of lactose-free fresh cream
200 ml of almond milk
70 g of raw cane sugar
12 g of glucose syrup
4 egg yolks
3 star anice flowers
2 spoons of hemp powder (or less, depending on personal taste)

For the Cognac flavoured caramel

80 ml of lactose-free fresh cream
60 g of raw cane sugar
20 ml of Cognac* (verify the gluten-free certification)
15 ml of water
1 teaspoon of lactose-free butter
1 pinch of salt


First of all prepare the flavoured caramel. Put the sugar in a non-stick pan, together with water. Turn on the fire and let the sugar dissolve without stirring. When the caramel will assume a beautiful amber color, turn off the flame. Warm separately the cream and the Cognac and add it to the hot caramel, stirring slowly, paying attention not to burn yourself. Place the pan again on the fire, mixing for about two minutes. Don’t let thicken the caramel too much, because it will become more compact by cooling down. Turn off the fire and, at this point, add a pinch of salt and the butter. Place the Cognac flavoured caramel in a sterilized jar and allow it to cool.


Then prepare the ice cream. Melt the hemp powder in the almond milk and warm it in a pot together with cream and star anice, almost to the point of boiling. Turn the heat off to let the star anice give its flavour out. Beat the egg yolks in a separate bowl, add the sugar and the glucose syrup too, and stir to obtain a creamy, frothy mixture. Add then the warm blend of cream, almond milk, hemp powder and star anice previously prepared. Cook until it reaches 80/84°C. Let it cool, and then let it rest in the fridge for a night. Finally, filter the mixture with a strainer and pour it in the ice cream maker for 25-30 minutes. You can either serve the ice cream immediately, decorating it with Cognac flavoured caramel to taste, or store it in the freezer (remember to take it out some time before consumption).
If you like a more consistent variegation, add a bit of Cognac flavoured caramel directly to the ice cream during the last 5 minutes of the ice cream maker’s process.
Enjoy!

----------------------------------------------------


Anche se nel bosco si stanno preparando lenti cambiamenti, il vento qua e là non può fare a meno di raccontare e condividere ogni tanto qualche nuova storia. Grazie a chi c'è, grazie a chi ci sarà domani. E spero che, nel frattempo, da fibre grezze potrete trarre le corde più preziose con le quali salvarvi dalle tempeste della vita. Così sarà, abbiate fiducia. Dovete solo crederci, tessere -seppur con fatica- e tenere duro. Perché Sir Giles non si sbaglia e <domani sarete già più forti di oggi>. Promettetelo al mondo, ma ciò che è più importante... promettetelo prima a voi stessi. Un abbraccio e a molto presto, con tanto affetto. 





venerdì 5 gennaio 2018

Un brindisi per te / Here's to you

In inverno si può udire un silenzio meraviglioso, un silenzio che sa fare rumore senza farne affatto. E’ il dialogo muto della neve con la terra, quando i suoi fiocchi coprono lievi ogni cosa con la delicatezza di piccole e gelide mani poggiate sulle labbra del mondo, perché non profferiscano parola. E’ un silenzio sacro, che costringe all’attesa e ci induce all’ascolto di ciò che nascondiamo dentro. Di parole se ne usano sempre troppe, tutti i giorni, specialmente in determinati periodi dell’anno. Ciò non significa che non siano apprezzabili o belle, tutt’altro: eppure credo che, proprio in queste feste, si debba pensare al senso che un dono possiede. Perché anche le parole si possono donare. E come avviene per un gradito dono, spesso non è la carta ad impressionare – per quanto la cura nell’avvolgerlo sia sintomo di gentilezza -  ma il suo contenuto.
Quando ci si accinge a scegliere un regalo autentico lo si fa con la voglia di amare, con la voglia di stupire, di rendere felice qualcuno; lo si fa con una sorta di cura per l’anima che pensiamo intensamente: lo si dovrebbe fare, soprattutto, non perché durante le feste ci si scambiano solitamente regali, ma perché da gioia farlo. Profondamente. Così, altrettanto intensamente resto qui in questo silenzio che di me dice ogni cosa, in un istante in cui nulla si sente e tutto è percepibile, per raccogliere con dolcezza le parole più vere che dormono in fondo al cuore: parole dette con le labbra socchiuse, parole mute fatte di neve e di fredde carezze sulle labbra. Parole che accendono caldi bagliori sotto una coltre di ghiaccio, mentre tutto dorme e sogna già la primavera.

<Un brindisi ad una fine, un brindisi ad un inizio. Ma solo perché non c’è fine e nemmeno inizio. Esiste solo un divenire, in cui niente inizia se qualcosa non finisce e niente finisce se non è mai incominciato. Abbi il coraggio di provare, di sbagliare e di cambiare: finirai forse per piangere, ma  di certo troverai anche la chiave per sorridere.
Un brindisi a tutte le cose belle che verranno quando capirai che nella vita dovrai correre: quando accetterai che correndo si può cadere, imparerai a vivere solo quando troverai la volontà per rimetterti in piedi.
Un brindisi per te, non per quello che domani speri ardentemente di essere, ma perché tu ti accorga di ciò che splendidamente già sei. Perché tu capisca che desiderare di diventare qualcun altro significa talvolta rinnegare te stesso come se non fossi un essere abbastanza meritevole o importante. Prova a bastarti, prova ad amarti, prova a conoscerti. E comprenderai che quello che vuoi diventare non sarà mai entusiasmante quanto quello che sei sempre stato, ma che hai sempre messo in un angolo solo perché è diverso da tutto ciò che puoi trovare nel mondo: nella vita tutti possono diventare qualcun altro, ma pochi riescono a diventare se stessi.
Un brindisi per la tua felicità, perché se ancora non sei felice non è perché per te la gioia non esiste.
Ti sarai detto milioni di volte che domani andrà meglio, che un giorno sarà tutto diverso. E ti lasci sfuggire dalle dita quel giorno rimandando sempre a domani. Non sei felice forse perché cerchi la tua felicità in un tempo che ancora non c’è: devi cercarla dove davvero si nasconde, nell’oggi, tra le pieghe del tuo cuore troppo deluso per vederla. Per cercare qualcosa devi avere ben chiaro cosa vuoi trovare. Per conquistare la felicità devi prima sapere cosa sia la felicità: non scambiarla per potere, per rivalsa; non scambiarla per ricchezza o prestigio. Non confonderla con la popolarità: domani potrai avere successo o potrai continuare a desiderarlo; potrai essere sulla bocca di tutti o non sarai su quella di nessuno. Potrai desiderare un motivo per sorridere, con tutto te stesso, ed essere infelice perché non ne troverai. La verità è che per essere felici non c’è bisogno di un motivo.
Ma quando sentirai di essere felice con niente, vuol dire avrai tutto per conoscere la gioia.>




Auguri, auguri dal mio piccolo bosco per un 2018 meraviglioso. Alzo idealmente il mio calice, per donarvi un brindisi cremoso, profumato di rosmarino e di agrumi. Lo sollevo per avvolgervi in un abbraccio dolce come il cioccolato bianco e frizzante come un dorato spumante. Per voi la ricetta di una speciale panna cotta, che troverete tra le pagine del n. 28 di Taste&More. Forse vi sarà utile ogni volta che vorrete celebrare qualcosa, ed io spero che quest’anno potrete trovare gioia nel festeggiare soprattutto voi stesse: nei successi e nelle sconfitte, non importa. Non ci sarà un attimo in cui non lo starete comunque meritando.

Un pensiero infine lo rivolgo a voi, amiche di Taste, perché ogni fine è solo un pretesto per accogliere un nuovo, stupendo inizio. 



-----

[ENG]

You can hear a wonderful silence in winter. A silence bearing a thousand words, without ever uttering any. It's a silent dialogue between the snow and the soil it falls onto. Everything touched by snow is gently made fall quiet, as if its icy little fingers were keeping the world's lips shut, inviting them not to say a word. It's a sacred silence, allowing us to wait and to listen to the feelings we hide inside our souls. We use way too many words, especially in specific times of the year, without thinking about their actual meaning. We should instead consider them as precious gifts to give to other people, especially during these festivities. If we did so, people would be really struck by the meaning of the words they hear - as it happens with actual presents, whose worth lies more in the content rather than in the paper they're wrapped in. When buying presents, our will to send our love to other people, to amaze our dear ones and to make them happy should be the only feeling influencing our choices. Actually, we should buy presents because it makes us happy - extremely happy - in the first place, and not because we are used to doing so in this time of the year. So I sit here in silence, to listen to the truest words coming out from the dephts of my heart - words gently whispered out of my soul, words made of snow - and turn them into gifts for other people. In this silence, which can tell more about myself than anything else could do, those very words have the power to light up winter's thick ice, while everything else is sleeping and is already waiting for spring to come.

<Here’s to an end, here’s to a beginning. But actually, there’s no end, and there’s no beginning. We all live in an endless becoming in which things continuously come to life and die, and in which it takes an end for you to start again with a new beginning. Be brave enough to try, to make mistakes, to change your mind: you might even end up crying, but certainly you’ll find the way to smile again as well.
Here’s to all the good things that will come, when you’ll understand that in life you’ll have to run. When you’ll accept that if you can run you can fall, you’ll learn how to live only when you’ll find the strength to get back on your feet. Taking action often means making mistakes, as running often implies the risk of falling. But learning how to fall is accepting to live your life at the fullest, because it’s learning how to rise again as well.
Here’s to you, for the wonderful person you already are, and not for the person you desperately want to be one day.  Wishing to be someone else sometimes means not being aware of your worth and importance. Try to love yourself more, to deserve the uniqueness of who you are. And you’ll understand that becoming someone else isn’t actually as exciting as you expected it to be. Never change to fit in, to conform to the world’s standards only because you have always put yourself in a corner - just because you are different from everything you can find in the world. Remember that in life everyone can become someone else, but few can really become themselves.
 Here’s to your happiness, because if you're still not happy it's not because there's no joy for you. You'll be told a million times that tomorrow will be better, that one day everything will be different. So you let slip through your fingers that day, always postponing to tomorrow. Perhaps you are not happy because you are looking for your happiness in a time that doesn’t exist yet. You need to look for happiness in the right place – that is, in your present, although your heart it might be still hurting because of the disillusionment you have experienced so far.
To find something you also need to know exactly what you’re looking for. To get happiness you must first know what happiness is. Don’t mistake happiness for power, for wealth, revenge, or consideration. And above all, don’t mistake it for fame: success and popularity come and go, and in the near future you might equally be famous or little known, happy or sad. Maybe in the future you’ll want a reason to smile, but you’ll can be unhappy because you’ll not find it. The actual truth is that you don’t need a reason to be happy. And when you will realize that you can be happy without anything, it means that you will have everything to feel joy.>

Best wishes from my little bramble, for a wonderful 2018.

Panna cotta with white chocolate, rosemary and bergamot sparkling wine jelly
(recipe also without lactose)

400 ml of lactose-free cream (alternatively, vegetable cream)
150 ml of Brut sparkling wine
120 ml of rice milk
100 ml of water
100 g of white chocolate (for lactose-free version, soy white chocolate)
45 g of whole cane sugar
15 g of jelly sheets
1 tablespoon of well-washed fresh rosemary
1 fresh bergamot
1 teaspoon of grated bergamot peel
1 egg white pasteurized
Zest of bergamot grated to taste
Coarsely chopped white chocolate (or soy white chocolate) to taste
Fresh rosemary to taste
Whole cane sugar to taste


Remove from the sprigs of rosemary a quantity of leaves equal to a cooking spoon, wash and dry them well. Chop and crush them coarsely with the bottom of a glass to release their aroma. Put them in a large saucepan with the lactose-free cream, the rice milk and 30g of whole cane sugar taken from the total. Separately, soak 10g of jelly sheets in very cold water and wait for it to soften. In the meantime, chop 100g of white chocolate into small pieces, with the help of a knife. Cook the content of the saucepan over moderate heat, taking care not to exceed the temperature of 60 ° C. Turn off the heat and add the chopped white chocolate, stirring until the chocolate will be completely melted. Add the soaked gelatine and stir. Strain the mixture and set aside to cool. Then prepare the gelatine. Put in a small pot the sparkling wine, the water, the remaining 15 g of brown sugar and a teaspoon of grated zest of bergamot. Soak the remaining 5g of jelly sheets in cold water. Heat the sparkling wine until it is almost boiling, hen turn off the heat and add the jelly, stirring until it is dissolved. Filter and let it cool. In a fairly large plate pour the pasteurized albumen and in another a quantity of cane sugar. Take four cocktail glasses and pass their edge first into the egg white and then into the sugar, in order to decorate them. Put them in the fridge for 10 minutes then pour inside a bit of the white chocolate panna cotta. So put glasses in the freezer for about 15 minutes in order to make the content a little bit thicker. Then add a layer of sparkling wine jelly, slowly and with a spoon, to ensure that it remains separate from the panna cotta below. Put the glasses back in the freezer and wait another 15 minutes. Finally pour the last layer of white chocolate panna cotta on top and place the glasses in the refrigerator for at least 4/5 hours. After the waiting time, decorate the glasses to taste with other grated zest of bergamot, coarsely chopped white chocolate, tufts of rosemary and slices of fresh bergamot.


----

[FR]

.... Je ne pourrais pas commencer l'année sans vœux spéciaux rien que pour toi, chère Fabienne. Même si je ne connais pas le français, avec un peu d'aide technologique et avec quelques suggestions de ma petite sœur, je vais essayer de faire de mon mieux. Un câlin et à bientôt!

En hiver, vous pouvez entendre un merveilleux silence, un silence qui peut faire du bruit sans le faire du tout. C'est le dialogue silencieux de la neige avec la terre, quand ses flocons couvrent tout avec la délicatesse des mains petites et froides reposant sur les lèvres du monde, afin qu'il ne prononce pas un mot. C'est un silence sacré, qui nous oblige à attendre et nous conduit à écouter ce que nous cachons à l'intérieur. Des mots il y en a toujours trop, surtout à certaines périodes de l'année. Cela ne signifie pas qu'ils ne sont pas appréciables ou beaux, bien au contraire: pourtant je crois que, précisément dans ces vacances, il faut penser à la signification d'un cadeau. Parce que même les mots peuvent être donnés. Et comme il arrive pour un cadeau agréable, ce n'est souvent pas le papier cadeau qui impressionne - même si le soin de l'envelopper est un symptôme de gentillesse - mais c'est son contenu. Lorsque vous êtes sur le point de choisir un vrai caveau tu le fais avec le désir d'aimer, avec le désir d'étonner, de rendre quelqu'un heureux; avec une sorte de soin pour l'âme que nous pensons intensément: cela devrait être fait, surtout, pas parce que pendant les vacances nous échangeons habituellement des cadeaux, mais parce que c'est une joie de le faire. Profondément. Donc, tout aussi intensément je reste ici dans ce silence qui dit tout de moi, dans un moment où rien n'est entendu et tout est perceptible, pour recueillir les mots doucement plus vraies qui dors au fond de mon coeur: mots prononcés avec des lèvres à moitié fermées, mots muets faits de neige et de caresses froides sur les lèvres. Des mots qui s'allument sous une nappe de glace, alors que tout est en train de dormer et il est en train de rêver déjà le printemps.

<Un toast à une fin, un toast à un début. Mais en réalité, 'il n'y a pas de fin et pas de commencement. Il n'y a qu'un devenir, dans lequel rien peut commencer si quelque autre chose ne finit, et dans lequel rien peut finir s'il n'a jamais commencé. Ayez le courage d'essayer, de faire des erreurs et de changer: vous pouvez finir par pleurer, mais certainement vous trouverez également la clé pour sourire.
Un toast à toutes les belles choses qui viendront quand vous accepterez d'agire, même si vous risquez de faire des erreurs. C'est à dire que quand on court on doit accepter le risque de pouvoir tomber. Vous apprendrez à vivre seulement quand vous trouverez la volonté de vous remettre sur pieds.
Un toast pour vous, pour tout ce que vous êtes maintenant, et pas pour la personne que vous espérez devenir un jour. Vous êtes déjà splendids. Et le désir de devenir quelqu'un d'autre signifie parfois se priver de dignité et d'importance.Vous devez vous aimer, vous devez suffire a vos-mêmes. Et vous comprendrez que la personne que vous voulez devenir ne sera jamais aussi excitant que la personne que vous avez toujours été, mais que vous avez toujours mis de côté.
Vous ne devez jamais esperér être quelq'un different seulement pour vous conformer: tout le monde peut devenir quelqu'un d'autre, mais peu parviennent à devenir soi-même.
Un toast à votre bonheur, parce que si vous n'êtes pas heureux, ce n'est pas parce que la joie n'existe pas. . Peut-être que vous n'êtes pas heureux parce que vous cherchez votre bonheur dans un temps qui n'existe pas encore : vous devez le chercher où il est vraiment caché, dans le présent, entre les plis de votre coeur,  même s'il est trop déçu pour le voir tout de suite. Pour chercher quelque chose, vous devez savoir ce que vous voulez trouver. Pour conquérir le bonheur, vous devez d'abord savoir ce qu'est le bonheur: ne le prenez pas pour le pouvoir, ne le prenez pas pas pour la richesse ou le prestige. Ne le confondez pas avec la popularité. Demain, vous sera couronnée de succès, ou vous pourrez continuer à le désirer; vous pourrez être célèbres ou pas.Vous pourriez vouloir une raison de sourire,sans pouvoir avoir aucune. Personne ne peut savoir, ce qu'il va arriver.  La vérité est que vous n'avez pas besoin d'une raison en particulier  pour être heureux. Mais quand vous serez heureux avec rien, vous pourrez connaître la véritable joie>

Tous mes vœux pour une merveilleuse année 2018, de la part du mon petit bois.

Panna cotta au chocolat blanc et au romarin, avec gelée de vin mousseux à la bergamotte
(recette aussi sans lactose)

400 ml de crème liquide sans lactose (ou alternativement végétale)
150 ml de vin mousseux Brut
120 ml de lait de riz
100 ml d'eau
100 g de chocolat blanc (pour la version sans lactose utiliser celui du soja)
45 g de sucre de canne (ou un autre édulcorant au goût)
15 g de gelée en feuilles
1 cuillère à soupe de romarin frais bien lavé
1 bergamote fraîche
1 cuillère à café de zeste de bergamote râpé
1 pasteurisé blanc d'oeuf
Zest de bergamote râpé, au goût
Chocolat blanc haché grossièrement, au gout (pour la version sans lactose utiliser celui du soja)
Romarin frais, au goût
Sucre de canne, au goût

Enlever une quantité de feuilles des brins de romarin égal à une cuillère de cuisine, bien les laver et les sécher. Coupez-les en morceaux et les broyer grossièrement avec le fond d'un verre pour libérer leur arôme. Mettez-les dans une grande casserole avec la crème, le lait de riz et 30g de sucre de canne pris dans le total. Séparément, faites tremper 10 g de gélée en feuilles dans de l'eau très froide et attendez qu'elle se ramollisse. Pendant ce temps, hachez 100 g de chocolat blanc en petits morceaux, avec l'aide d'un couteau. Cuire le contenu de la casserole sur une flamme modérée, en prenant soin de ne pas dépasser la température de 60 ° C. Éteindre le feu et ajouter le chocolat blanc fraîchement haché, et mélangez jusqu'à ce que le chocolat soit fondu. Ajouter la gélatine trempée et remuer. Filtrer le mélange et laisser refroidir. Préparez la gélée de vin à ce stade: placez le vin mousseux, l'eau, les 15 g restants de sucre brun et une cuillère à café de zestes de bergamote râpés dans une casserole. Faire tremper 5g de la gélée en fouilles restante dans l'eau froide. Chauffer le vin mousseux presque à ébullition, éteignez le feu et ajouter la gélatine, en remuant jusqu'à ce qu'il ait fondu. Filtrer tout et laisser refroidir. Dans une assez grande assiette verser le blanc d'oeuf pasteurisé, et dans un autre une quantité au goût de sucre de canne. Prenez quatre verres à cocktail et passer leur bord premier dans l'albumen et ensuite dans le sucre, afin de les décorer. Mettez-les au réfrigérateur pendant 10 minutes puis versez un peu de panna cotta au chocolat blanc au fond de chaque verre. Mettre au congélateur pendant environ 15 minutes afin de le rendre un peu plus ferme. Ensuite, ajoutez une couche de gélatine au vin mousseux, lentement et avec une cuillère, pour s'assurer qu'il reste séparé de la panna cotta ci-dessous. Mettez les verres à nouveau dans le congélateur et attendez encore 15 minutes. Versez enfin la dernière couche de panna cotta au chocolat blanc sur le dessus et placer les verres dans le réfrigérateur pendant au moins 4/5 heures. Après le temps d'attente, décorer les verres avec d'autres zestes de bergamote râpés, du chocolat blanc haché grossièrement, des touffes de romarin et des tranches de bergamote fraîche.