domenica 29 luglio 2018

Le corde di Edric / Edric's ropes


[ITA] 

Con rintocchi lenti e cadenzati, la torre campanaria dell’antico borgo di Conques scandì l’arrivo dell’imminente crepuscolo. Il suono sordo delle campane si propagò in un’aria gelida e frizzante, rimbombando tra i mattoni e le piccole arcate dell’appuntita cuspide triangolare che le ospitava. 
Il manto grigio della sera iniziò ad allungare le sue dita d’ombra sui bruni tetti in pietra delle abitazioni, lasciando alla fioca luce del giorno il compito di congedarsi attraverso le sue ultime, pallide carezze ambrate. Oltre i profili ancora innevati delle colline, dietro a scarne e ossute cime di larici e pini, il sole si ritirò accendendo il cielo di un romantico tono scarlatto. Un abbagliante riverbero brillò improvvisamente sui vetri delle costruzioni, montati tra angusti telai in bronzo, investendo l’acciottolato di un sentiero ancor lucido di pioggia, malinconico quanto uno sguardo illanguidito da un tenero pianto.
Confuso tra i fumi impalpabili della bruma serale, che saliva lentamente dal terreno umido ai bordi di un vecchio canale, Edric avanzava a passo deciso sul viottolo che conduceva al centro del villaggio. Dopo alcune settimane di intenso lavoro negli spazi aperti al di là della foresta, il cordaio era finalmente riuscito a terminare un altro lungo canapo da consegnare al bottegaio, a fronte della richiesta di articoli mercantili utili alle navi che sarebbero salpate con l’arrivo della primavera: tra il crepitio di grigiastri ciottoli di pietrisco che scrocchiavano ripetutamente sotto i suoi robusti stivali di cuoio, e gli evanescenti sbuffi di fiato che si liberavano nell’aria ad ogni affannoso respiro, il giovane tentava di sopportare il gravoso peso della fune di canapa arrotolata e poggiata sulla sua spalla. Con leggeri colpetti dati con il braccio, Edric impediva alla corda di non scivolare dalla sua guarnacca imbottita, sfidando il gelo che aveva increspato la sua pelle come la superficie delle acque del torrente accanto a lui. Sebbene l’inverno non si decidesse ad allentare la sua morsa, il ragazzo fu piacevolmente sorpreso nel notare che gonfie e candide nuvole dalle sfumature color latte si specchiavano già nelle lucide pozze per strada, rievocando una spensieratezza tipicamente marzolina. E, man mano che si avvicinava al rustico portone della bottega, notò di buon grado come persino alcune piante avevano sfidato caparbie la galaverna: mentre l’edera rampicante ricopriva gli edifici in mattoni come una calda coperta smeraldo, purpuree campanelle di erica abbellivano serene le aiuole accanto alle abitazioni. Tra i rami intricati di ruvidi arbusti di Calicanto, odorosi capolini color dell’oro non si arrendevano ai rigori della buia stagione, emanando un avvolgente e incantevole effluvio dolciastro che ricordò ad Edric la leggerezza dell’infanzia: un alito tiepido e profumato in grado di cullare i suoi pensieri e portarlo lontano, mentre distrattamente il giovane annunciava il suo arrivo all’anziano Sir Giles, iniziando a picchiare ripetutamente il batacchio di bronzo sulle assi in legno massello dell’ingresso al laboratorio artigiano. Dopo qualche deciso colpo, una roca e ovattata voce lo invitò ad entrare: il portone si aprì con uno stridulo cigolio e una vampata di aria tiepida investì il viso del funaio, arruffando alcune ciocche di biondi e lunghi capelli che Edric aveva inutilmente tentato di raccogliere con una coda bassa sulla nuca. Un modesto braciere lo accolse crepitando, proiettando tremule e vaghe ombre su scaffali colmi di canapi e lacci di varia grandezza: alcuni giacevano ammassati in antiquati barili in rovere, mentre altri erano già stati intrecciati per confezionare reti da pesca o finimenti per animali da tiro e da soma. Capienti tini da tintura erano poggiati uno sull’altro, agli angoli del laboratorio, affiancati da grezze panche sulle quali erano riposti flaconi e bottiglie colme di coloranti naturali, utili a conferire tonalità decise e durature alle fibre lavorate: fiori di robinia, ginestra e lavanda erano conservati con cura all’interno di vasi cilindrici e trasparenti; cortecce di quercia e castagno, usate al fine di ottenere le tonalità più scure durante la tintura, colmavano invece rettangolari casse in legno, poste vicino a ciotole nerastre piene di foglie di rovo. E proprio a pochi metri da queste ultime, il ragazzo notò il vecchio mastro artigiano intento a scrivere con una lunga penna d’oca su un taccuino, alla luce di una flebile fiamma di candela.
Edric lasciò scivolare la pesante corda che teneva sulla spalla sopra una catasta di sacchi di iuta,  ansimando per lo sforzo. Il tonfo sordo, prodotto dalla caduta del canapo, richiamò l’attenzione dell’anziano che, sobbalzando lievemente, incontrò lo sguardo chiaro del giovane.
<Edric, venite avanti!> lo accolse l’uomo stupito, abbassando gli occhiali tondi sul dorso del suo naso aquilino <Non vi aspettavo quest’oggi, ma vedo con piacere che state lavorando sodo. Di questo passo, credo proprio che concluderete la produzione del carico prima del termine previsto. Sedetevi qualche istante con me, non fatevi pregare> continuò, aprendo il palmo della mano e facendo gesto al ragazzo di prendere posto su una sedia intarsiata, situata davanti a lui. Edric, visibilmente sfinito, tentennò un istante, indeciso se declinare o meno il gentile invito: fece per scuotere la testa, ma pensò che negarsi potesse essere cosa poco educata e iniziò ad avvicinarsi lentamente a Sir Giles. Così, giunto alla seggiola, vi si abbandonò. Buttò arrendevolmente il capo all’indietro, sospirando, e sentì la stanchezza piombargli addosso come l’intera quantità di cordame che avrebbe dovuto consegnare al porto, con la nuova stagione.
<Perdonatemi se non sono molto loquace> mormorò il giovane, stropicciandosi gli occhi con una mano e inarcando le sopracciglia, tentando di resistere al torpore che pervadeva le sue membra <Vorrei essere più lucido per discorrere con voi come meritereste, ma temo di aver bisogno di un po’ di riposo>.
<Lo immagino. Ad essere sincero, riconosco nel vostro viso l’ombra della mia gioventù> asserì l’anziano signore, voltandosi nel frattempo verso la madia alle sue spalle per estrarne una bottiglia panciuta e due calici in vetro soffiato, che posò sullo scrittoio accanto ad un logoro arcolaio ripiegato.
<Forse questo sarà in grado di rimettervi al mondo> ammiccò l’artigiano, togliendo il tappo dal fiasco in cristallo per poi accomodarsi nuovamente sulla sua poltroncina. Il giovane osservò assorto quell’aromatico liquore scivolare nei bicchieri, percependone a distanza l’odore legnoso e floreale.
<Ah> sospirò l’anziano, inebriato dai profumi astringenti dell’acquavite <Questa è pura sapienza olandese, ragazzo mio. Un nettare distillato nello Charente, giunto qui direttamente da Cognac!> precisò soddisfatto, tendendo uno dei calici ad Edric.
Il ragazzo si sporse un poco in avanti, allungando il braccio per ricevere da Giles la dorata bevanda. Quando strinse però tra le dita il fragile vetro, il suo viso si corrugò in una smorfia di dolore: i tagli e le ferite sulle sue mani bruciavano come le fiamme nel braciere accanto a lui, e furono il prezzo che dovette pagare per aver domato così a lungo la canapa grezza, attraverso le scanalature di un solo blocchetto di legno per cordatura.
<Il nostro mestiere non è affatto semplice, vero Edric?> constatò il mastro artigiano, non potendo fare a meno di notare un profondo malessere nello sguardo del giovane <Tessere corde con la parte più dura della fibra, la meno malleabile. Costa fatica, uno sforzo indicibile.>
<Vorrei non fosse così, ma temo abbiate ragione> rispose il giovane, strizzando le labbra mentre sentì graffiare in gola un ruvido sorso di distillato <Talvolta invidio chi ha l’opportunità di tessere stoffe pregiate e leggere, intrecciando filamenti morbidi e lievi, docili da plasmare. Invece è tutt’altra vita quella di chi, senza poter scegliere, è costretto a lavorare scarti ritenuti troppo indegni e grezzi per essere destinati ad un elegante ricamo.>
<Ma gli eleganti ricami non creano corde in grado di reggere barche o di assicurare con successo merci e bagagli durante la tormenta> obiettò sarcasticamente Sir Giles con fare alquanto provocatorio, roteando il bicchiere nel palmo della mano per riscaldarlo a dovere <Conoscete forse marinai scampati alle bufere per aver teso le vele, nel momento del bisogno, con nastri di seta o filati di morbido lino?>
L’uomo ridacchiò e il giovane per un breve istante si rasserenò, divertito: se non fosse stato certo della tempra del vecchio artigiano, avrebbe quasi osato pensare che l’alcool lo avesse reso più allegro del solito.
<Lasciate che questo attempato cordaio vi dica una cosa: le difficoltà, nella vita, possono salvarvi la vita. Tenetelo presente ogni qualvolta vi lamenterete di aver ricevuto solo fibre dure e indomabili da intrecciare, poiché è solo con esse che sarete in grado di realizzare qualcosa in grado di aiutarvi nei momenti più complicati dell’esistenza. Anche se ora vi sembra impossibile un giorno ringrazierete questa fatica, quando vi condurrà dove altri non saranno in grado di arrivare: domerete l’impensabile, forgerete la vostra indole. Domani sarete già più forte di oggi.> ammiccò vivacemente Giles dietro a folte sopracciglia canute, cadenzando le sue ultime parole con tono solenne.
<Dite?> sussurrò distratto il giovane, stringendo lievemente le palpebre come se stesse fissando qualcosa nel vuoto, cercandola tra le assi di legno del pavimento <Eppure a me pare quasi impossibile, temo che finirò per sentirmi solo più provato.>.
E, così dicendo, finì per abbandonarsi al conforto di un altro corroborante sorso di Cognac.
<Edric, solo qualche mese fa pensavate di non riuscire ad intrecciare nemmeno una corda in un’intera settimana: ora invece siete sulla buona strada per consegnarmi un carico ogni tre giorni. L’affanno vi ha solo reso più vigoroso, proprio come la materia con la quale realizzate i vostri canapi. Voi non finirete mai per cedere, credete a me. Perché le cose costruite con sforzo e sacrificio, quelle realmente solide e resistenti, non si spezzano mai. Questo vale per ogni cosa: nelle relazioni, nelle opportunità, nei momenti in cui la burrasca soffia così forte da farvi perdere ogni riferimento. E’ in quei momenti che avrete bisogno di una cima alla quale aggrapparvi, e quella cima sarà dura e robusta quanto più la vita vi avrà offerto materiali duri e robusti con i quali costruirla. Non temete le difficoltà, il dolore, gli istanti in cui sarete costretto a soffrire e a resistere più di altri: ogni volta che supererete un ostacolo, seppur duramente, avrete stretto un nodo solido e inscindibile nella vostra esperienza. Credete sia una pena ma forse, dopotutto, è un privilegio: nel mare della vita avrete sempre qualcosa alla quale aggrapparvi per non far perdere la vostra nave nella tempesta, a differenza di chi non ha mai conosciuto una tormenta e non avrà che fragili fili di seta per ormeggiare inutilmente la sua barca.>
Il ragazzo fu sul punto di dire qualcosa ma l’anziano, con un rapido cenno della mano, lo zittì: ciò lo sorprese non poco.
<No, non dovete necessariamente esprimervi ora, credo sarebbe inutile. A tempo debito forse sarete qui, al mio posto, a raccontare queste cose ad un giovane testardo come voi.>
Sir Giles, con un gesto deciso, posò dunque il calice ormai vuoto sul tavolo. Aprì il libro contabile e, dopo aver sistemato gli occhiali tondi per vedere meglio, iniziò a cercare con lo sguardo tra nominativi e spese, tenendo il segno con l’ausilio delle sue affusolate dita. Dopo qualche istante si fermò, massaggiandosi la lunga barba bianca.
<Ah ecco> disse infine soddisfatto, estraendo da un cassetto chiuso a chiave un piccolo sacchetto di velluto purpureo e inserendovi all’interno delle monete. <Questo è per voi. Intanto che attendete fiducioso di essere ripagato a dovere dal tempo, iniziate ad accettare questo modesto anticipo. Non sarà molto ma ve lo siete guadagnato>.
Edric raccolse il sacchetto e si alzò dalla sedia, ringraziando. Si diresse lentamente verso la porta quando, giunto sull’uscio, sentì nuovamente alle sue spalle la voce dell’uomo.
<Giovanotto, oggi dovreste essere fiero di voi. E domani…>
<Domani?> lo interruppe improvvisamente il ragazzo, voltandosi e sfoderando un impertinente sorriso <Non lo avete detto voi stesso? Domani sarò ancora più forte di oggi. Ve lo prometto>.
Il portone cigolò rumorosamente e il funaio si perse così tra le nebbie gelide della sera.
Con un soffio gentile Sir Giles spense allora la fiamma della candela che, coraggiosa e silente, ardeva ancora sullo scrittoio. La primavera, dopotutto, non era più così lontana.





Crema gelato al latte di mandorla e canapa, con anice stellato e caramello al Cognac
(senza glutine, senza lattosio)

Per la crema gelato

280 ml di panna delattosata
200 ml di latte di mandorla
70 g di zucchero di canna grezzo
12 g di glucosio
4 tuorli
3 fiori di anice stellato
2 cucchiai di canapa in polvere

Per il caramello al Cognac

80 ml di panna delattosata
60 g di zucchero di canna
20 ml di Cognac* (verificate la certificazione dell’assenza di glutine)
15 ml di acqua
1 cucchiaino di burro delattosato
1 pizzico di sale

Preparate inizialmente il caramello al Cognac. Mettete in un pentolino a fondo spesso e antiaderente lo zucchero di canna e l’acqua. Accendete il fuoco e lasciate sciogliere lo zucchero senza mescolarlo, rigirando ogni tanto delicatamente il pentolino. Quando il caramello avrà assunto un bel colore ambrato, spegnete il fuoco. Intiepidite a parte la panna e il Cognac e aggiungeteli al caramello caldo lentamente, mescolando, facendo attenzione a non scottarvi.
Riportate il composto sul fuoco e cuocete un paio di minuti, sempre mescolando. Non lasciate addensare troppo il caramello, dato che tenderà a diventare più compatto raffreddandosi. Spegnete il fuoco e a questo punto aggiungete un pizzico di sale e il burro. Riponete il caramello in un vasetto sterilizzato e lasciate raffreddare.

Procedete poi alla preparazione della crema gelato. Ponete in una pentola il latte di mandorla, la panna e l’anice stellato. Sciogliete la canapa in polvere nel composto e portate quasi ad ebollizione. Spegnete a questo punto il fuoco, in modo da permettere alla spezia di sprigionare il suo profumo. A parte, montate i tuorli con lo zucchero e il glucosio fino ad ottenere un composto spumoso. Unite il contenuto della pentola al composto montato. Riportate il tutto sul fuoco, mescolando fino a che non raggiungerete una temperatura di 80/84° C. Lasciate raffreddare e poi, coprendo un contenitore con una pellicola alimentare, ponete in frigorifero per una notte intera. Il giorno successivo filtrate con un colino la miscela e versatela nella gelatiera per un tempo corrispondente a 25/30 minuti. Consumate subito il gelato, decorando a piacere con caramello al Cognac, oppure conservatelo in un contenitore nel congelatore, avendo l’accortezza di toglierlo dal freezer almeno dieci minuti prima di servirlo. Se gradite una variegatura più consistente, aggiungete del caramello al Cognac direttamente al gelato cinque minuti prima della fine della mantecatura in gelatiera. 

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[ENG] 

The bell tower in the ancient hamlet of Conques welcomed the sunset with slow chimes. The rhythmic sound of the bells spread into the cold, crispy air after echoing in the pinnacle they were set in. The grey mantle of the evening reached and covered the stoney roofs of the houses, thus bidding farewell to the last rays of light of the departing day. The sun set behind snowy hills and knotty larches and pines, romantically painting the sky red. A dazzling reflection shone on the windows of the buildings and reached the shiny cobblestones of the main path, still wet after the last shower, making them look like moved, malinconic eyes.
On that very path, Edric, a rope maker, was making his way to the centre of the hamlet. He walked at fast pace, his silhouette blurred by the evening mist slowly raising from the humid soil of the old canal nearby. After having worked long weeks in the open spaces beyond the forest, he finally managed to finish another long rope to be given to the hamlet shopkeeper. It seemed that a lot of ships were about to set off with the coming of spring, and his work was therefore of particular importance.
The small grey pebbles on the path creaked under his heavy leather boots, step after step. He was breathing heavily under the weight of the rope he was carrying, all rolled up on his shoulder. The cold air was rippling the waters of the river nearby and Elric felt its icy fingers touching his face, while he was trying not to let the rope slip down.
Although the harsh winter didn’t seem intentioned to loosen its icy grip, the reflection of some large milky clouds could already be seen in the shiny puddles on the street, bringing back joyful memories of spring. Edric was very pleased with that sight, and, as he was slowly coming closer and closer to the front door of the small store, he noticed how some plants, too, were challenging the icy frost. Some climbing ivy was covering the house bricks, as if it was a warm emerald blanket, and beautiful purplish heather adorned the flowerbeds of the hamlet.
Some golden, scented calycanthus blossoms were spreading their sweet, lovely smell in the air from the tangled branches of the bush they had grown on, challenging the cold, last days of winter and reminding Edric of his careless childhood. As that smell was cradling his thoughts and leading them far away back in time, the young boy reached Sir Giles’s small store. The bronze knocker produced a dull sound on the large wooden front door. After some knocks, the raspy voice of the shopkeeper invited him to come in. As the wooden front door opened with a creaking sound, a pleasant warmth reached Eldric’s face and hair – which he uselessly had tried to tie in a low ponytail.
A crackling brazier was warming the room. The fire was casting its dancing shadow onto the several shelves in the room, on which several ropes and laces of different size had been stored. Other ropes were lying on some ancient durmast chests, while others had already been intertwined to create fishing nets or harnesses for draught animals and beasts of burden. Capacious vats of dye were placed in the corners of the room, next to rough benches on which jars and bottles full of natural dye had been placed. Locust trees flowers, lavender and Scotch broom blossoms were carefully stored in cilindric glass vases; some oak and chestnut tree bark was lying in some rectangular-shaped wooden cases, while bramble leaves filled up some large black bowls. The shopkeeper was sitting next to these, writing something on a notepad in candlelight, a long goose quill pen in his right hand. 
Edric let the heavy rope slip down from his shoulder onto some gunny sacks, panting. Its thud attracted the attention of the old shopkeeper. With a small jump of surprise, he looked Edric right in his fair eyes.
<Come in, my dear Edric!> said the old man as he welcomed him, making his round glasses slip down on his hooked nose. <I wasn’t expecting you today, but I am pleased with your hard work. If you keep it up, you’ll certainly end before the deadline. Please have a seat, stay here with me for a while! Don’t make me beg.>
As he was saying these words, he invited him to sit on a beautiful inlaid chair, indicating it with a gentle gesture of his open hand. Edric felt exhausted and therefore started to wonder whether to accept the shopkeeper’s kind invitation. He felt so tired that he was about to refuse, but then, as he was afraid to act unkind, he slowly approached the shopkeeper. Once he reached the chair Sir Giles had indicated him, he sat wearily on it. He threw his head backwards, sighing, and felt a sense of extreme tiredness hitting his whole body, as if he was carrying on his shoulders the whole amount of ropes the hamlet harbour needed him to produce for the season to come.
<I’m not very talkative today, I’m sorry> said the young man in a low voice, rubbing his eyes and raising his eyebrows, trying not to give in to the sense of tiredness invading his whole body. <I wish I wasn’t so fatigued. I’d really like to spend some time talking with you, believe me, but I’m afraid I’m too tired to give you the attention you deserve. I really need some rest.>
<I understand perfectly. To be honest, I can see a reflection of my own youth in your face.> As he was saying these words, the old man took a rounded crystal bottle and two blown glass goblets from the cupboard behind him. He put the goblets on a writing desk next to an old yarn winder, removed the cork from the bottle, and poured some of its content into them. Edric could already smell the flowery, woody smell of the liqueur as it was slowly filling up the goblets. <This might put you back on your feet> said the old man, sitting on his chair again <This, my lad, is pure wisdom! Pure dutch wisdom.> The old man, too, was inebriated by the smell of the spirit. <It was distilled in Charente, and comes directly from Cognac!> added Sir Giles proudly, as he was extending one of the goblets to Edric.
The young man leaned forward to take the goblet from Sir Giles’s hands, but as soon as his fingers held the glass, the old man saw a grimace of pain on Edric’s face. The wounds and cuts on his fingers were as painful as if caused by fire – the signs of his hard work on rough hemp.
<Our work isn’t easy at all, is it, Edric?> said the old man, who couldn’t help but notice the painful expression on Edric’s face. <An immense effort must be made to handle the roughest fibre, the least workable, and turn it into a rope.>
<I wish you were wrong, but I’m afraid you aren’t. I sometimes envy those who have the chance to work with light, refined fabric, to intertwine soft, easily workable fibres.>
Edric took a sip of the strong spirit and pursed his lips after swallowing it. <People like me, instead, are forced to work less precious material, often regarded as unsuitable for elegant embroidery. And their life is therefore completely different.>
<No elegant embroidery, however, has ever secured a passenger’s luggage or goods on a ship during a sea storm> said Sir Giles sarcastically, rotating the goblet in his hand to let its content warm properly. <And say, have you ever heard of mariners surviving a tempest thanks to sails made out of silk, or soft linen?
Sir Giles sniggered and Edric, amused, could chill for a little moment. If he hadn’t known about the craftsman’s merry temperament, he would have bet the spirit he was drinking had made him more cheerful than usual.
<Let this old ropemaker tell you something: difficulties in life can save you. Whenever you complain about life giving you only the roughest fibre to intertwine, bear this in mind. Only your commitment throughout the hardest moments in life can lead you where noone else has ever been before. Only hard work will be of some use for you. You’ll thank all your efforts, one day, because they’ll make you capable of the greatest things: you’ll be able to deal with the most difficult situations, you’ll strengthen your personality. And, day after day, you’ll feel stronger and stronger.> said Sir Giles, solemnly stressing his last words, his lively eyes staring at Edric beneath his bushy, white eyebrows.
<Do you really mean it?> The young man squinted his eyes, as if trying to focus something invisible among the wooden boards of the floor. <It seems impossible to me. I’m afraid I’ll only end up feeling more tired than ever.> As he was saying these words, he indulged in another corroborative sip of his Cognac.
<Edric, think about what you told me only a few months ago. Remember? You couldn’t believe yourself able to produce a single rope in a whole week. And now…look at you now. You are such a fast worker. You bring me new ropes every three days. Your hard work made you stronger, as strong as the material you have been handling. You’ll never give up to the difficulties of life, believe me, because anything made with commitment is bound to last. This counts for any aspect of life: relationships, opportunities. And it especially counts in moments of sadness, in which the strong winds of your troubles blow incessantly and make you lose any landmark. In those very moments, you’ll need a rope to hold tight on. The stronger the material life gave you, the stronger the rope you’ll hold tight on. Never fear difficulties, pain, moments of suffering, because everytime you’ll overcome obstacles, you’ll add a new knot to the rope of your life experience. Sometimes you might feel the pain is too much to bear, and that you have been tying too many knots on your rope; however, it is actually a privilege: no one has ever survived a sea storm holding on light, smooth silk ropes. No such ropes can securely wharf the ship of your life, either. Strong ropes like yours, instead, are strong enough to help you survive in a sea of troubles.>
Edric was about to say something, but the old man silenced him with a rapid gesture.
<You don’t have to say something now. It would be useless. When the right time comes, you’ll be here instead of me to tell the same things to a stubborn young man like you.>
Sir Giles put his empty goblet onto the table. He opened his account book and, after adjusting his glasses onto his nose to read better, he started running his finger down the list of the many names and spendings he had written down on it. Then he suddenly stopped.
<Oh, here it is> he said, rubbing his long, white beard. He then unlocked a drawer, took a small, purple velvet bag out of it, and filled it with some coins. <This is for you> he added <One day, time will surely pay you back for your hard work, and better than I can do. But in the meantime, please accept this. It might not be much, but you deserve it!
Edric picked the bag up and thanked the old man, standing up from the chair he was sitting on. He was slowly heading towards the door, when he heard the old man’s voice once again:
<You must be really proud of yourself for what you’ve done today, you know.  And tomorrow…>
<Tomorrow?> said Edric, turning around with a cheeky smile on his face. <Didn’t you say it yourself? Tomorrow I’ll be stronger than today. I promise.>
The wooden front door opened with a creaking sound. The silouhette of the young man was soon lost in the cold night mist. Sir Giles gently put out the candle which was silently burning on his desk. Spring, after all, wasn’t that far to come.



Almond milk ice cream with hemp powder, star anice and Cognac flavoured caramel
(without gluten, without lactose)

For the ice cream

280 ml of lactose-free fresh cream
200 ml of almond milk
70 g of raw cane sugar
12 g of glucose syrup
4 egg yolks
3 star anice flowers
2 spoons of hemp powder (or less, depending on personal taste)

For the Cognac flavoured caramel

80 ml of lactose-free fresh cream
60 g of raw cane sugar
20 ml of Cognac* (verify the gluten-free certification)
15 ml of water
1 teaspoon of lactose-free butter
1 pinch of salt


First of all prepare the flavoured caramel. Put the sugar in a non-stick pan, together with water. Turn on the fire and let the sugar dissolve without stirring. When the caramel will assume a beautiful amber color, turn off the flame. Warm separately the cream and the Cognac and add it to the hot caramel, stirring slowly, paying attention not to burn yourself. Place the pan again on the fire, mixing for about two minutes. Don’t let thicken the caramel too much, because it will become more compact by cooling down. Turn off the fire and, at this point, add a pinch of salt and the butter. Place the Cognac flavoured caramel in a sterilized jar and allow it to cool.


Then prepare the ice cream. Melt the hemp powder in the almond milk and warm it in a pot together with cream and star anice, almost to the point of boiling. Turn the heat off to let the star anice give its flavour out. Beat the egg yolks in a separate bowl, add the sugar and the glucose syrup too, and stir to obtain a creamy, frothy mixture. Add then the warm blend of cream, almond milk, hemp powder and star anice previously prepared. Cook until it reaches 80/84°C. Let it cool, and then let it rest in the fridge for a night. Finally, filter the mixture with a strainer and pour it in the ice cream maker for 25-30 minutes. You can either serve the ice cream immediately, decorating it with Cognac flavoured caramel to taste, or store it in the freezer (remember to take it out some time before consumption).
If you like a more consistent variegation, add a bit of Cognac flavoured caramel directly to the ice cream during the last 5 minutes of the ice cream maker’s process.
Enjoy!

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Anche se nel bosco si stanno preparando lenti cambiamenti, il vento qua e là non può fare a meno di raccontare e condividere ogni tanto qualche nuova storia. Grazie a chi c'è, grazie a chi ci sarà domani. E spero che, nel frattempo, da fibre grezze potrete trarre le corde più preziose con le quali salvarvi dalle tempeste della vita. Così sarà, abbiate fiducia. Dovete solo crederci, tessere -seppur con fatica- e tenere duro. Perché Sir Giles non si sbaglia e <domani sarete già più forti di oggi>. Promettetelo al mondo, ma ciò che è più importante... promettetelo prima a voi stessi. Un abbraccio e a molto presto, con tanto affetto. 





12 commenti:

  1. E BENTORNATAAAAAAAAAAAAAAAAAAA !!! mia meravigliosa e talentuosa ELYYYYYYYYYYYYYY!!!!! sei tornata alla grandissima con questo stupendo racconto e con questa ricetta....LIBIDINOSA!!! foto stupende, naturalmente per descrivere questa preparazione cos buona e originale. Ti abbraccio fortissimo mia cara e....aspetto....!!!!

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  2. Mia dolcissima amica, da dove iniziare...
    Dal racconto? Non mi deludi mai. Leggerti è sempre un salire di emozioni. Sempre affascinante perdermi nella storia, ascoltare i tuoi personaggi... E mi trovi completamente in accordo con il buon attempato cordaio: le difficoltà nella vita possono essere un aiuto!
    Mi piacerebbe poter trovare la sera lì, accanto al mio letto, un libro di quelli con carta ruvida, semplici, che racchiude ogni tuo racconto.... E abbandonarmi nella lettura....
    Passiamo alle foto? Scatti bellissimi, meravigliosi! Mi sembra di stare lì, insieme ai tuoi personaggi....
    Ed il gelato? Beh amica mia, è la ciliegina sulla torta. È invitante nella presentazione, fantastico negli ingredienti! È la perfetta conclusione di tutto.
    Fantastica ed unica tu❤️

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  3. mi è sembrato di camminare accanto a Edric, di sentire nitidamente il crepitio dei ciottoli e l'odore della fune di canapa. Di vedere tutti quei colori del paesaggio e di sentire gli odori nel laboratorio. Più pesante è il fardello da portare più sollievo avremo quando lo lasceremo andare: è così, senza se e senza ma, l'importante è camminare con a fianco persone in grado di alleggerire la nostra fatica, la nostra capacità di saper aspettare il momento giusto. Aspettare si, a volte tanto tempo, a volte solamente una notte come per il tuo buonissimo gelato mia cara dolce Ely. Complimenti e come sempre felice di leggerti!!! tanti baci

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  4. Sai disegnare le atmosfere dei tuoi racconti ed io ogni volta,resto ad osservare questi dipinti a bocca aperta.Rifletto,leggo,guardo,e sempre mi stupisco della tua intelligenza,cultura,garbo,eleganza...sei la mia fata,nessuna ti assomiglia amica mia cara.Mi stupirai sempre,lo so,quanto sai dare e fare...Ogni racconto una lezione,ogni ricetta una bontà mai scontata,ogni immagine un quadro.E quest'ultimo è bellissimo,mi è parso di essere seduta tra loro,a bere cognac e mbriacarmi di emozioni
    Il cucchiaino e pronto...Ely per me la parte con più caramello😋troppo ti voglio bene

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  5. bentornata mia cara e unica Ely,mi mancavano i tuoi racconti e la saggezza delle tue parole che infondono serenità.Quel gelato è un premio per chi avrà creduto in se stesso e accettato di continuare a lottare anche nelle avverità...Ti abbraccio con affetto

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  6. Che bello tornare a leggerti dolcissima Ely e grazie x questo strepitoso e rigenerante gelato <3

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  9. Sono felicissima di rileggerti! Questo racconto è meraviglioso, la tua capacità descrittiva è straordinaria, leggere ed immaginare di stare in quella stanza è tutt'uno!
    Complimenti per questo gelato super goloso 😋
    e per le foto davvero sceniche bellissime 👏👏👏😍😘💚😋
    Ps. Perdonami, ma negli altri messaggi avevo fatto un "orrore di battitura" 😁😂😘

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  10. Un racconto molto educativo che si collega alla canapa, un tempo veniva utilizzata proprio per la tessere tessuti e corde per il mare. Molto raffinata la ricetta da veri gourmand

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  11. Semplicemente bentornata carissima :)

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  12. Cara Ely, i cambiamenti sono tanti ultimamente, ma continuo a seguirti, in silenzio. Quello che non cambia è la tua bravura nel raccontare atmosfere di epoche che sembrano lontane ma che in realtà sono vicinissime a noi. Perché sai narrare le inquietudini degli uomini che, nonostante il progresso, non mutano mai. Aspetterò di vedere i cambiamenti nel bosco, ma nel frattempo non posso che dirti ancora una volta: complimenti!

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