venerdì 8 novembre 2019

Una pesca per la contessina Claudia/ A peach for the countess Claudia


[ITA] 

Dolci note di clavicembalo e ghironda risuonavano da ore nella gremita sala dei ricevimenti della villa, accompagnando come un cortese sottofondo il vociare di amabili dame e nobili signori d’alta classe. I passi lenti e ponderati degli invitati indugiavano sulle piastrelle di cotto lombardo, disegnando con scarpette di raso piccoli cerchi e movimenti, in una moderata e armoniosa danza che si ripeteva ritmicamente sotto un grande lampadario impreziosito di cristalli e volute dorate.
Raffinati decori in candido stucco arricchivano pareti dagli aggraziati toni celeste, illuminate tenuemente dalla tarda aura estiva che si faceva pigramente largo tra vaporose tende color seppia. Tra giochi di specchi e ingannevoli porte dipinte a tromp l’oeil, donne civettuole nelle loro ingombranti andrienne comunicavano i loro desideri e stati d’animo in un sottile gioco di seduzione, nascondendo il sorriso e lo sguardo dietro a ricercati ventagli di ebano e seta dipinta. Tra un sorso e l’altro di porto e ratafià, dinanzi ad un fastoso banchetto barocco colmo di pietanze ed ingredienti stravaganti, nobiluomini e gentili signore parevano recitare i ruoli più bizzarri in una sorta di commedia senza tempo, priva di un qualsiasi canovaccio e della quale faticosamente si riusciva a carpire un senso. Ed era probabilmente questo su cui, in fondo, rifletteva il giovane conte Caggiula, che in disparte sorseggiava lentamente un buon calice di vino chiaro e frizzantino: già frastornato da un lieve mal di testa e dal seccante brusio che pervadeva la stanza, a causa dell’eccessivo vociare dei convitati, tentò di rilassarsi centellinando il gusto intenso di quel nettare così corposo e avvolgente. Per qualche attimo il ragazzo si abbandonò al piacevole tepore di un fugace raggio di luce, socchiudendo appagato gli occhi sotto le carezze delle sue dita luminose.  Eppure, quell’idillio durò poco: un dolce senso di malinconia si impadronì ben presto delle sue membra, proiettando i suoi pensieri tra le impercettibili avvisaglie della stagione autunnale in arrivo. Ebbe quasi l’impressione che, come l’autunno sarebbe giunto a spazzare anche l’ultima euforia della bella stagione, anche la ricercata teatralità umana alla quale stava assistendo avrebbe avuto la sua logica e conseguente fine, bruciando in emozioni folli ed effimere come un languido fuoco di paglia.
Da indifferente spettatore osservava, distratto da tanta apparenza ma più rapito dalla vera bellezza, quella che lo chiamava silenziosa al di là dei vetri di un’alta finestra: la quiete oltre ad un uscio, che invitava a perdersi nella frescura di una lunga galleria ombreggiata; un’intimità offerta da antichi e nodosi rami, che si intrecciavano tra loro fornendo un confortevole riparo dall’umidità tardo estiva. Il richiamo del silenzio fu tanto allettante che il conte non potè resistervi a lungo: si avvicinò dunque ad un cameriere, che composto si sporse in avanti per permettergli di posare su un vassoio il bicchiere ormai vuoto. Dopo aver ringraziato l’inserviente con un gentile cenno del capo, il giovane varcò dunque la soglia della veranda e si immerse finalmente nella maestosità di un ricercato giardino all’italiana, in cui sculture vegetali e siepi fiorite regalavano piacere alla vista attraverso geometrie pressoché perfette. Il profumo inebriante della lavanda e delle numerose piante di liquirizia, che adornavano ampie aiuole curate in ogni dettaglio, riempì le sue narici con un’intensità tale da risultare quasi sfacciata, eppure al contempo assolutamente irresistibile.
Finalmente potè godere del chiarore rassicurante del sole, che gioioso si affacciava intenso tra le fronde per apparire e scomparire subito dopo, con la vivacità di un bimbo impegnato a giocare a nascondino. E dimenticò ben presto la confusione, il ridondante suono di corde pizzicate e di tacchi veloci sul pavimento, riuscendo invece a percepire chiaramente il rumore sordo e rassicurante dei piccoli ciottoli che i suoi stivali comprimevano al suolo. Passo dopo passo, si perse nella meravigliosa imponenza di mitologiche statue in pietra che si stagliavano su un cielo prepotentemente turchese; il canto degli uccellini e il lieve fruscio delle fronde, sotto il soffio del vento, riuscì a donargli nuovamente una dimensione a lui consona, riportandolo per un attimo col cuore alle sue vaste e quiete campagne salentine. Passeggiò a lungo tra viali e limonaie, si addentrò tra querce e carpini fino a raggiungere il frutteto, dove infine pensò che gli zampilli della grande fontana in pietra avrebbero alleviato quella sensazione di calura che iniziava quasi a stordirlo, sotto la spessa marsina blu. Ma quando fu tanto vicino alla meta da sentire il gorgoglio delle acque, fu piacevolmente sorpreso nel constatare che una giovane donna dall’ampio abito celeste sostasse silenziosa sul bordo della vasca, ignara della sua presenza. Il conte Caggiula non volle disturbarla e si fermò incuriosito ad ammirarla, mentre la vide levarsi i candidi guanti in pizzo e gettarli seccata sulla gonna ricamata. La osservò mentre cercava disperatamente una ventata d’aria, agitando le mani davanti al viso arrossato dal calore, per poi allentarsi i lacci posteriori del corpetto nella speranza di respirare finalmente libera da impedimenti. Il giovane ne restò inevitabilmente colpito e sorrise, apprezzando l’evidente impertinenza di quella dama che probabilmente avrebbe preferito camminare scalza in quel grande giardino, piuttosto che essere schiava di piccole e scomode scarpette di seta. Nascosto tra i fitti arbusti del frutteto, avrebbe volentieri atteso ancora un poco per godere di quella grazia semplice e ribelle: consapevole tuttavia che il suo atteggiamento non sarebbe stato adeguato al rango di un gentiluomo, decise  di non aspettare a lungo prima di palesare la sua presenza. Tentò di annunciarsi in modo più discreto, tornando sui suoi passi e strusciando volutamente tra le frasche nel tentativo di farsi udire, ma quando sbucò dal sottobosco la sua comparsa non sortì l’effetto voluto: la dama, infatti, si voltò sobbalzando vistosamente.
<Vi prego, non vi spaventate> la rassicurò subito il giovane conte, tendendo gentilmente il braccio verso di lei per rassicurarla <Mi dispiace di essere apparso così all’improvviso, non avevo intenzione di turbarvi>.
La ragazza lo fissò allora dritto in viso, sbarrando i suoi grandi occhi nocciola e assumendo subitamente un’espressione alquanto infastidita.
<Sono costernata ma temo che lo abbiate fatto> gli rispose dunque piccata, gonfiando il petto con un profondo respiro <Siete solito irrompere così nell’intimità pomeridiana di una donna, irritata dal trambusto di un’inutile festa e desiderosa di godere di un poco di solitudine?>
<Certo che no, ma..> tentò di rispondere un po’ sconcertato il giovane, notando come dietro a quei lineamenti fragili e aggraziati si nascondesse in realtà una fiamma pronta ad avvampare <Credo di aver sentito probabilmente la vostra stessa esigenza, quest’oggi. E credo che qualcosa mi abbia condotto erroneamente a ricercare la quiete proprio dove l’avete lasciata voi: perdonatemi, dunque, non voglio certo disturbarvi oltre.>
Così dicendo, il conte si congedò con un elegante inchino e si voltò rassegnato per tornare sui suoi passi. La giovane tacque, osservando quel ragazzo dalla coda corvina allontanarsi lentamente da lei. Subito, tuttavia, fu colta da un evidente senso di colpa: constatò infatti, tra sé e sé, come il suo incontenibile disagio avesse parlato per lei senza il minimo consiglio della ragione. Decise quindi di fermarlo, prima che scomparisse nuovamente tra gli arbusti del frutteto.
<Aspettate> lo chiamò <Vi prego, restate ancora un poco con me. Dove c’è tranquillità per un’anima, sono certa ci sarà anche per due>. E di fronte a quel timoroso sorriso, che pareva quasi una celata richiesta di pace, il conte Caggiula non potè che dimenticare rapidamente l’inizio di quel burrascoso incontro per cogliere finalmente l’occasione di presentarsi a dovere. Si avvicinò dunque nuovamente alla fanciulla, che attendeva sotto ad un grande e ombroso pesco che offriva gli ultimi profumati frutti della stagione, prendendo posto accanto a lei sul freddo bordo di marmo della fontana.
<Resterò volentieri, se questa volta giurate che non tenterete di annegarmi nella vasca di questo frutteto> la provocò il ragazzo, ammiccando ironicamente.
<Lo prometto> rispose la giovane, lasciandosi andare ad una sincera risata e annuendo come per rassicurarlo sulla sua sorte <A patto che voi non raccontiate al conte Crivelli che sua figlia preferirebbe correre scalza in giardino, piuttosto che presenziare alle sue feste: a maggior ragione se in compagnia di un piacente sconosciuto come voi. Non credo approverebbe, sapete?>
La dama punzecchiò divertita il ragazzo, che conobbe solo allora l’identità di quella piccola donna immensamente ribelle.
<Siete dunque Claudia Crivelli? Sono onorato di conoscere la figlia del gentiluomo che quest’oggi mi ospita alla villa> considerò stupito lui, sollevando il cappello tricorno in segno di rispetto <Io sono Donato Caggiula, figlio del conte pugliese di Parabita. E, se mi è concesso, ho una spiccata predilezione per le giovani indisciplinate e per le corse nei prati, a discapito delle pompose occasioni conviviali.>
Il viso ambrato di quel giovane e la sua innata simpatia fecero così breccia del cuore della contessina, che sentì per una volta nella vita di non dover fingere alcun ruolo né apparenza.
<Dovete scusare la mia impertinenza> soggiunse allora la dama, fissando con aria triste la superficie increspata dell’acqua <E’ che a volte non sento null’altro che il vuoto. Un vuoto profondo, mi capite? Osservo spesso comportamenti e persone che sono tutto fuorché ciò che vorrei essere, sono costretta a misurarmi con realtà a cui sento di non appartenere. Eppure, poiché questo è il mondo, pare che per essere qualcuno io debba essere chi non sono>.
Claudia portò una mano al capo e si liberò di un vistoso fermaglio che le adornava i capelli. Una morbida ciocca bionda, ritorta in un boccolo, scivolò sulla sua spalla con la stessa semplicità con la quale la donna aveva appena messo a nudo la sua anima.
<Vedete> continuò poi, distratta dalle fronde ancor verdi di un arbusto che pareva essersi chinato a specchiarsi nella fontana <Credo che non riconoscermi nell’unico mondo in cui vivo provochi in me molta frustrazione. Delle volte vorrei riuscire a sentirmi come gli altri, se servisse a vivere in modo più sereno.>
<Voi soffrite per questo?> domandò gentilmente il conte Caggiula <Eppure mi avete appena detto che non vorreste mai essere qualcosa di diverso da ciò che siete, in realtà.>
<Ed è così> rispose lei, annuendo con pacatezza <E’ solo che spesso è difficile sostenere il peso di questa inadeguatezza, quando si è circondati da persone che sembrano sempre sapere come accontentarsi. E’ avvilente: pare che loro abbiano raggiunto piena coscienza di sé e di ciò che vogliono essere nella vita, mentre c’è chi come me continua ad essere in collera con se stesso perché proprio non ci riesce. Non posso certo adeguarmi a ciò che non mi appartiene, ma al contempo provo molto turbamento nel ricercare ogni giorno, senza sosta, qualcosa che mi esprima e mi appaghi realmente. Ditemi, secondo voi sono io ad avere qualcosa che non va?>
Il ragazzo provò un moto di profonda tenerezza di fronte allo sguardo smarrito della dama, mentre condivideva con lui quelle sincere confidenze.
<No, non lo credo affatto> le rispose lui rassicurandola, scuotendo il capo e stringendosi nelle spalle <Al contrario, credo che dobbiate ringraziare questa vostra inquietudine, poiché vi spinge a comprendere che forse siete destinata a qualcosa di diverso rispetto a ciò che basta per rendere felici la maggior parte delle persone. Temo che sareste più infelice ad ignorarla, perché affrontarla è il prezzo da pagare per conoscervi a fondo: talvolta si crede di provare disagio perché non si riesce ad essere come gli altri, eppure credo che il disagio più grande sia quello che si prova quando non si riesce ad essere liberamente se stessi.>
Così dicendo, il conte decise di cogliere una pesca profumata e matura da donare alla giovane, visibilmente triste e confusa, nella speranza di offrirle un po’ di quella dolcezza che a parole non sarebbe mai riuscito a comunicare. Allungò dunque il braccio per afferrare un frutto maturo, ma improvvisamente si fermò.
<Guardate, contessina!> esordì stupito, richiamando la sua attenzione <Ecco qui: una pesca che non desiderava essere una pesca. Proprio come voi!>
Claudia si sporse incuriosita in avanti e potè notare come, tra le verdi foglie di un rametto, un fiore si fosse rifiutato di evolvere in polpa e avesse assunto la graziosa forma di un uccellino.
<Credo di non aver mai visto una cosa del genere in tutta la mia vita> rise la dama, mentre il suo sguardo vivace prese a brillare <Non lo trovate incredibile?>
<Dite bene, davvero straordinario> sottolineò il conte, grato di quella fortuita scoperta che pareva essere il messaggio di un invisibile destino inaspettatamente all’ascolto <E credo che voglia dirci che la felicità sia tutta qui: nella semplicità dell’essere ciò che si sente, più che ciò che si vede. A prescindere dai giudizi del mondo.>.
La dama restò qualche istante ad osservare quel minuscolo prodigio naturale, accarezzando con le dita affusolate le foglie che pendevano dal ramo. Poi si voltò, visibilmente rinfrancata, incontrando il viso gentile del giovane accanto a lei. Il conte Caggiula percepì un nuovo colore nell’espressione della contessina, colma ormai di buonumore.
<Cosa potrei dire ora, per ringraziarvi della luce che quest’oggi avete saputo donarmi?> disse Claudia sommessamente, con voce colma di garbo e riconoscenza.
<Oh, nulla di più rispetto a quanto mi stia dicendo la serenità ritrovata sul vostro volto> le rispose il ragazzo, stringendole delicatamente la mano con sincero affetto <Ma se proprio dovete dirmi qualcosa, contessina, ditemi che non vi abbatterete più di fronte a ciò che là fuori non riesce a comprendervi. Ricordate che nella vita non conta ‘cosa siete’ per volere del destino, ma ‘chi sentite di essere’ per volere del vostro cuore.>
Così, mentre la brezza serale giocava allegra tra le fronde degli arbusti, il conte si accorse di quanto il tramonto avesse dipinto il viso di Claudia dello stesso tono col quale aveva dato colore alla pelle vellutata delle ultime pesche mature. Sentendo qualcosa tremare nell’anima, capì che quel giorno aveva incontrato un autentico fiore: un bocciolo che, in qualunque frutto un giorno si sarebbe tramutato, sarebbe stato per lui il più incantevole.





Crema barocca al latte di mandorla e liquore di rose, pesca bianca e noce moscata 
(senza lattosio e senza glutine*)


110 ml di panna delattosata 
80 ml di latte di mandorla
40 ml di liquore di rose*
40 g di zucchero di canna grezzo
6 ml di sciroppo di glucosio
1 piccola pesca bianca a pezzetti
1 cucchiaio di succo di limone
½ cucchiaino di noce moscata in polvere

*verificare che il liquore di rose abbia certificazione gluten-free.

Ponete in una pentola il latte di mandorla, la panna, il liquore di rose, lo zucchero di canna e il glucosio. Portate quasi ad ebollizione e poi spegnete il fuoco. Tagliate una pesca bianca a pezzetti piccoli, poi scaldatela in un pentolino con il succo di limone e la noce moscata, fino a ridurre il frutto in purea. Aggiungetelo poi al composto di latte, mescolando per amalgamare. Lasciate raffreddare e poi, coprendo un contenitore con una pellicola alimentare, ponete in frigorifero per una notte intera. Il giorno successivo versate la miscela nella gelatiera e azionatela per un tempo corrispondente a 25/30 minuti. Consumate subito il gelato oppure conservatelo in un contenitore nel congelatore, avendo l’accortezza di toglierlo dal freezer almeno dieci minuti prima di servirlo. 

....E anche se l'estate ha lasciato il trono all'ormai inoltrato autunno, il mio cuore sogna già che il freddo sia passato. Specialmente quest'anno, che sarà tanto difficile da affrontare.. con un inverno che vorrei fosse già alle spalle della primavera. Forse ora un gelato sarà fuori stagione ma.. del resto, da qualche parte nel mondo, oggi qualcuno si appresterà ad accogliere le prime pesche succose e sarà pronto ad assaporarle! Un abbraccio e a presto, con tanto affetto. 


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[ENG]

Sweet harpsichord notes and wheel fiddle music had been resounding in the crowded reception room of the villa for hours. Their gentle background music had accompanied the chats of lovable ladies and high-class noble lords, whose satin shoes drew small circles on the Lombard earthenware floor in a measured, rhythmic dance under a precious crystal chandelier hanging from the golden vaulted ceiling.
Refined stucco ornamentations, trompe l’oeil doors and mirror tricks decorated the room, whose light blue walls were lit by the late-summer light lazily filtering through some gauzy sepia-toned curtains. Coquettish women in their bulky andriennes communicated their feelings from behind their refined silken ebony fans, which hid their smiles and gazes  in a subtle game of seduction. Sipping their portos and ratafees in front of a sumptuous baroque banquet, rich in unusual courses prepared with the rarest ingredients, ladies and lords seemed to act out their bizarre roles in a sort of timeless play lacking a proper outline, whose meaning was mostly hard to grasp.
The young Count Caggiula might have been thinking about this as he was slowly sipping some white sparkling wine, standing aside from the crowd. He was hoping that the intense flavour of that full-bodied drink could help him relax, as the buzz and the loud chatting had made him dizzy and caused him to have a slight headache. For an instant, the young man indulged in the lovely warmth of a ray of sunlight, squinting his eyes to better feel the sensation of its bright invisible fingers caressing his skin. Unfortunately, that sweet feeling didn’t last long, giving way to a sweet melancholy as he started thinking autumn would come soon and would sweep away the last joys of summer. The emotions of the crowd in the room, as fleeting as shooting stars, would soon come to an end, too, in the same abrupt way.
The beauty of the room was really astonishing, but the silent quietness of the garden outside sounded like an irresistible call to him. A long shady tree-lined avenue beyond a tall window offered some coolness and seclusion. Under the shadow of its old, gnarled branches one could easily find a cosy shelter from the humid weather of late summer, and the sound of silence was so tempting that the Count couldn’t resist. He put his emptied wine glass on the tray a waiter was carrying around the room, thanked kim with a gentle bowing of his head, and finally went out into the grandeur of the refined Italian garden of the villa. Some bush sculptures and bloomed hedges flattered his eye with their perfect geometrical patterns, while lavender and liquorice, placed in wide, neat flowerbeds, filled the count’s nose with their intense, irresistible smell.
The Count could then finally enjoy the warmth of the sun, whose intense light filtered through the leaves and disappeared soon after, as lively as a child playing hide and seek. Count Caggiula soon forgot the noise of the heels moving fast on the floor to the rhythm of those pinched cords, and concentrated on the dull, yet comforting sound of its own boots on the pebbles of the avenue. As he walked, he was carried away by some majestic stone mythological statues standing out towards the incredibly blue sky. The chirping of the birds and the sound of the wind blowing among the leafy branches reminded him of the vast and quiet Salentinian countryside. He strolled through avenues and lemon groves, he continued through oak trees and hornbeams, and finally reached the fruit orchard, where he knew the gush of water of a big stone fountain could surely mitigate his thirst. In such a thick blue tailcoat, and in such hot weather, he was starting to feel dizzy.
Count Caggiula was pleasantly surprised to see a silent young woman in a wide light blue dress sitting on the edge of the fountain. Unaware of his presence, she wore her white lace gloves off and threw them onto her embroidered skirt, annoyed. She was desperately longing for some fresh air, as she was fanning herself with her hands, having her cheeks been made red by the heat of the sun. She then started to loose the strings of her corset, hoping to breathe more easily. Count Caggiula stopped to observe her. He was struck by her insolence, and smiled. She was probably more prone to walk barefoot in that huge garden, than to wear beautiful yet uncomfortable silk shoes all day.
Hidden among the thick branches of the orchard, the count would have liked to observe her a little longer to enjoy her simple, wild beauty, but he was well aware that such attitude wasn’t appropriate for a gentleman: he then started moving the leafy trees and rubbing his feet on the pebbles, as to make the young woman aware of his presence as he came closer. However, his efforts were useless, as the young woman jumped out of fear as he turned up from the undergrowth.
<Please, please don’t be afraid> said the young count, stretching his arm towards her in a friendly gesture <I’m sorry I turned up unexpectedly and so suddenly. I didn’t mean to scare you.>  The girl stared at him, her big hazelnut eyes open wide, looking quite bothered. <But you did, I’m afraid> she answered sharply, taking a deep breath. <Are you used to disturbing other people’s moments of longed-for seclusion and peace, especially when they finally found some relief from the bustle of an annoying celebration?>
<Of course I’m not, but…well...> Count Caggiula found it difficult to answer: the graceful, feminine traits of the lady surely hid a quick-tempered nature. <The fact is, I happened to come here while I was longing for some seclusion and peace, too. But I can see we can’t have found it in the same place, could we? I’m sorry, I didn’t want to make you upset. I’ll leave right away. >
As he said so, he bowed elegantly and turned around to go back on his steps. His raven ponytail bounced sweetly as he slowly walked away.  He was about to disappear amongst the trees of the orchard, when the young woman suddenly said something: <Wait! Please, wait. Stay here with me for a little longer.> She had realised how rude she had been with him, out of uneasiness and anger, and was now feeling guilty about it. <There’s actually enough peace here for both our souls. >
She smiled, shyly, in an attempt to make up with him. Ad in fact, Count Caggiula soon forgot what had happened and gladly took the chance to introduce himself more properly. He walked towards the young woman, who was still sitting on the cold marble edge of the fountain, under a big  peach tree full of fragrant fruits. <Ok, I’ll stay...as long as you promise you won’t drown me> said the young man ironically, while taking a seat next to her.
The Count’s words made her laugh. She nodded, as to reassure him about his fate. <I promise I won’t...as long as you don’t tell Count Crivelli his daughter doesn’t actually like his parties, and escaped to walk barefoot in the garden. And that she is here with you, a charming stranger. I don’t think he would approve of this, you know?>  she said teasingly.
The Count now became aware of the young woman’s identity. < Oh, so you’re Claudia Crivelli, aren’t you? I’m honored to meet you, the daughter of the gentlemen hosting us today.> As he said this, he lifted his tricorne as a sign of respect. < I’m Count Donato Caggiula, son of the Apulian Count of Parabita. And, to be honest, I happen to dislike formal parties, too. I definitely prefer meeting undisciplined women prone to run away in the meadows.>  The young man’s bronze complexion and natural congeniality won Claudia’s heart. For once in her life, she felt she didn’t have to wear a mask when talking to someone.
However, she looked quite sad, as she stared at the rippled water of the fountain.
<I’m sorry about what happened, I didn’t mean to be rude. The point is, I sometimes feel empty. Empty inside, if you know what I mean. I’m forced to live in a reality I just don’t fit in, and I have to cope with attitudes which I simply don’t recognise as my own. But I guess this is how things are, so I have to pretend I am someone else, to actually be someone.>  Claudia lifted her hand to unclip a showy hairpin in her hair and curled lock of blonde hair fell on her shoulder. The more she revealed about her soul, the simpler her look became.
For a moment, she was distracted by a green shrub, whose flowery branches seemed to want to look at their own reflection in the water. Then, she continued. < You know, being unable to fit in the only world I know makes me frustrated. I sometimes wish I could feel like everyone else, so that I could live peacefully.>
<That is a strange wish, indeed: actually, you said you would never turn yourself into someone you aren’t.> answered the Count.
<And I meant it: I wouldn’t. It’s just that being unable to fit in is such a heavy burden. Especially when you’re surrounded by people who always seem to be so confident. It’s disheartening: while other people are well aware of their aims and objectives in life, I don’t seem to be able to reach the same state. And this makes me so angry with myself. On the one hand, I just can’t fit in a world I don’t recognise as my own, but, on the other, how can I keep longing for something that suits me more, without knowing where to find it, or what it is? There must be something wrong with me. Don’t you think?>
Her bewildered gaze touched the Count’s heart.
<Well, honestly, I don’t.> he answered,  <On the contrary, I think you should be grateful for these feelings of yours. They show you are destined to other things, different from those which generally make other people happy and satisfied with their lives. Coping with these feelings is the price to pay to meet the person you truly are, and ignoring them would only make you sadder. Sometimes people feel uneasy because they can’t be like everyone else, but they should actually worry about  not being able to be themselves.>.
The Count felt it was hard to put his feelings down in words, as they could never express thoroughly what he had in his heart and mind. He looked at the fruits of the peach tree above them and was about to pick one to give to Claudia, in an attempt to make her happy with such a sweet gift; but then, he suddenly stopped. <Look!> he said, surprised. <Look over there! I found a peach which didn’t actually want to become a peach.  It’s just like you!>
Claudia leaned forward and could see how a peach flower actually refused to ripen into a common, round-shaped peach, to turn into a bird-shaped fruit instead. The young woman laughed at such a sight. <I have never seen such a thing in my whole life! It’s incredible, isn’t it?> answered the lady, while the look in her eyes became lively again.
<It is, indeed> said the Count, grateful for that unexpected discovery which, in his mind, was a messenger from fate <And I think it wants to tell us something: taking your true shape, regardless of other people’s opinions or expectations, is what really makes you happy.>
The young lady spent some time watching that natural masterpiece, smoothing the leaves it was surrounded by between her long fingers. Then she turned around, looking confident at last. When her eyes met those of Count Caggiula, he knew she was now in good spirits.
<What could I ever say or do to thank you for the light you were able to make me see today, after a moment of complete darkness?> asked Claudia very softly, grateful for what the Count had done for her.
<I can tell from the look in your eyes that you found peace again, and that is actually enough for me> said the young man, holding her hand affectionately. <However, if you really must say something, then tell me you won’t ever get discouraged again. Remember: it doesn’t matter who you are by will of fate. What really matters in life is who you are by will of your heart.>
As the evening breeze played among the branches, the Count noticed the sunset gave Claudia’s cheeks the same, warm colour of the smooth, ripe peaches on the tree. A new feeling was born in his heart. He understood he had had the chance to meet a flower: a gentle blossom he would always cherish more than any other, regardless of the fruit it would turn into one day.




Frozen baroque cream with almond milk and rose liqueur, white peach and nutmeg 
(lactose free and gluten free*)

110 ml of lactose-free cream
80 ml of almond milk
40 ml of rose liqueur*
40 g of raw cane sugar
6 ml of glucose syrup
1 small white peach in pieces
1 tablespoon of lemon juice
½ teaspoon of nutmeg powder

*verify the gluten free certification for the rose liqueur.

Warm the almond milk in a pot, together with the rose liqueur, the cream, the raw sugar and the glucose syrup, almost to the point of boiling. Cut a white peach into small pieces, then heat it in a saucepan with the lemon juice and the nutmeg powder, until the fruit is reduced to a puree. Then add it to the milk mixture, stirring to mix. Allow to cool and then, covering a container with a food film, place in the refrigerator for a whole night. The next day pour the mixture into the ice cream maker for a time corresponding to 25/30 minutes. Consume the ice cream immediately or store it in a container in the freezer, having the foresight to remove it from the freezer at least ten minutes before serving.

...then, enjoy! 


16 commenti:

  1. Che profumo e sapore delicato deve avere questo gelato. Bravissima come sempre! Anch'io sogno l'estate ...specialmente nelle giornate uggiose come oggi.
    Buon autunno Ely...baci !

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  2. Bellissimo questo racconto, riesci sempre a portarmi in un luogo incantato dove i sogni si avverano. Per me questo è un periodo pieno di problemi così come lo è per tante altre persone al mondo. La salute ne risente e, a volte, è difficile essere se stessi. Bisogna pensare a chi ci sta a fianco e ha bisogno di noi, costringendoci, loro malgrado, a una vita che non è come avremmo voluto. Mi gusto un po’ del tuo gelato e vengo con te a cercare la primavera e poi il caldo che arriverà. Un abbraccio angioletto mio

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  3. It looks romantic, beautiful and tasty!

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  4. Ely que bien leerte otra vez :-))
    Y con un rico dulce.
    Un saludito

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  5. che piacere rileggerti fatina cara,i tuoi racconti sono sempre emozionanti .Scrivi con il cuore e questo si capisce all'istante, grazie, un grande e affettuoso abbraccio

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  6. Tu hai un dono, e grazie di condividerlo. Ho assaporato ogni singola parola come questa crema barocca che sognero'.

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  7. sei una vera artista con le parole... e anche in cucina, con le tue meravigliose ricette..sono sicura che questo gelato e' molto buono.

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    1. anche tu sei un fiore unico e bello, come la contessa. Davvero bellissimo questo racconto. Mi sembra che non e' sempre possibile trovare un posto per noi stessi in questo mondo, ma e' almeno possibile trovare il nostro coure e metterlo a posto proprio...vicino a persone che sono importante per noi.

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  8. Ciao Ely, i tuoi racconti sono sempre meravigliosi..
    per non parlare di questa crema... superba e raffinata una vera delizia!!!
    Buon fine settimana e un grande abbraccio :)

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  9. E il cuore sogna davvero già l'estate,con questo gelato delicato e tanto pescoso.Mi sembra di averlo assaporato insieme ad un racconto,che è di una dolcezza e generosità infinita.Come sempre sai rendere tutte noi delle contesse♥️Almeno io,mi immedesimo ogni volta,soprattutto nella pesca🙃Buona domenica fatina mia,tvb tropp assaje

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  10. Inaspettato, ma dritto al cuore. Grazie...

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  11. Crema barocca, la cucina barocca è ricca, sontuosa, raffinata, proprio come la tua crema. Un abbraccio

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  12. Bentornata carissima Ely, il tuo romantico racconto illumina questa uggiosa giornata di pioggia e quel meraviglioso gelato speziato di pesca mi riporta al sole e alle belle giornate che ci hanno accompagnato fortunatamente fino a qualche giorno fa.......
    Sempre bravissima con le parole, e non solo visto ricette e foto, sai arrivare al cuore delle persone che non ti dimenticano più. Spero di ritrovarti presto sul blog, visto che l'inevitabile inverno sarà lungo e in attesa del caldo che tanto desideri, sono sicura che calore e affetto lo troverai anche qui!!!
    Pietro cresce, lungo-lungo, magro-magro, mangia pochissimo, tanto da mettere in crisi la mia passione in cucina, ma per fortuna sta bene e naturalmente è il mio amore più grande!!!
    Un forte abbraccio

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  13. Ciao cara, i tuoi racconti mi fanno sempre sognare.... Ti abbraccio!

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  14. E' sempre una gioia passare da te piccolo fiore delicato!!!

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  15. Bentornata carissima!!!La tua crema è sublime!
    Un abbraccio!

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